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Attentato a Ranucci, Lavitola ascoltato per due ore: “Estraneo ai fatti. Il sopralluogo? Frequentavo casa sua”

Pubblicato: 08/07/2026 20:09

La vicenda giudiziaria che ruota attorno al presunto attentato ai danni di Sigfrido Ranucci, storico conduttore del programma d’inchiesta Report, si arricchisce di un capitolo fondamentale. Valter Lavitola, l’imprenditore ed ex editore iscritto nel registro degli indagati con la pesante accusa di essere il mandante dell’azione criminosa, è stato ascoltato per circa due ore in Procura dal procuratore capo Francesco Lo Voi. Durante il colloquio, l’indagato ha scelto una linea difensiva ben precisa, combinando il silenzio formale a una serie di dichiarazioni spontanee volte a smontare radicalmente il quadro accusatorio delineato dagli inquirenti, insistendo in particolar modo sull’assenza di qualsiasi movente plausibile.

Il silenzio e le dichiarazioni spontanee

Dal punto di vista prettamente procedurale, Lavitola si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti ai magistrati. Tuttavia, per intermezzo dei suoi legali, gli avvocati Arturo Cola e Sergio Cola, l’imprenditore ha voluto comunque rilasciare delle ampie dichiarazioni spontanee per proclamare con forza la propria totale estraneità rispetto ai fatti contestati. Il fulcro della sua difesa si basa sulla natura del legame personale che lo unisce alla presunta vittima. Lavitola ha infatti descritto il suo rapporto con Sigfrido Ranucci come un sentimento di fraterna amicizia, un legame talmente profondo e consolidato nel tempo da risultare, a suo dire, intrinsecamente incompatibile con qualsiasi ipotesi di rancore o con la pianificazione di un atto violento.

La spiegazione sui presunti sopralluoghi

Un altro punto nodale dell’interrogatorio ha riguardato gli spostamenti di Lavitola e, in particolare, un presunto sopralluogo che la Procura colloca in data quindici settembre nei pressi dell’abitazione romana del giornalista di Report. Secondo l’imputazione provvisoria, l’imprenditore si sarebbe recato sul posto insieme a Gomes Clesio Tavares per studiare la logistica dell’attentato. Di fronte a questa specifica contestazione, Lavitola ha affermato di non conservare un ricordo nitido di quel giorno specifico, ma non ha comunque escluso la possibilità di essersi trovato in quella zona. La giustificazione offerta è strettamente legata alla consuetudine dei loro rapporti personali, dal momento che la frequentazione tra i due era tale da portarli a frequentare regolarmente le rispettive abitazioni private.

Il ruolo del collaboratore in Camerun

La figura di Gomes Clesio Tavares rimane al centro dell’attenzione degli investigatori, che lo considerano il vero e proprio anello di congiunzione dell’intera vicenda. Lavitola ha voluto spendere parole importanti per il cittadino camerunense, definendolo affettivamente come un figlio e spiegando che l’uomo lavora stabilmente per lui come tuttofare, risultando regolarmente assunto fin dal duemilaiciassette all’interno della società che gestisce un noto locale di ristorazione, il Cefalù Bistrò di Pesce. L’imprenditore ha inoltre respinto con fermezza il sospetto che la temporanea irreperibilità di Gomes in Italia sia una fuga pianificata per sottrarsi alle indagini. L’uomo si troverebbe attualmente in Camerun unicamente per motivi professionali, legati alla gestione di alcuni investimenti finanziari nel settore dei carbon credit per conto dello stesso Lavitola.

Le intercettazioni e il quadro investigativo

La versione fornita dalla difesa si scontra tuttavia con gli elementi provvisori raccolti finora dalla Procura, che dipingono uno scenario decisamente differente. Gli inquirenti stanno analizzando con attenzione una serie di intercettazioni telefoniche intercorse tra il cittadino camerunense e la sua compagna. Da questi dialoghi sembrerebbe emergere che il rientro in Italia dell’uomo sia strettamente subordinato alle decisioni e alle precise direttive di Lavitola. Non solo, ma secondo l’ipotesi accusatoria, il trasferimento immediato di Gomes nel paese africano, avvenuto subito dopo il fallito attentato, sarebbe stato attivamente agevolato e finanziato dall’imprenditore proprio per proteggerlo dalle indagini in corso.

Gli altri soggetti coinvolti nell’inchiesta

La complessa rete criminale ipotizzata dalla magistratura non si esaurisce nelle figure di Lavitola e del suo collaboratore, ma coinvolge complessivamente altre cinque persone all’interno dello stesso procedimento penale. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Gomes Clesio Tavares avrebbe svolto il ruolo cruciale di intermediario e facilitatore tra la mente dell’operazione, individuata in Lavitola, e l’effettivo braccio operativo. Il gruppo di presunti esecutori materiali dell’attentato, già sottoposto a provvedimento di fermo da parte delle autorità, risulta composto da Pellegrino D’Avino, da sua moglie Marika De Filippis, dal padre di quest’ultimo Antonio Passariello e da Saverio Mutone. A completare il registro degli indagati si aggiunge infine la posizione di Luca Amato, l’ultimo soggetto sul quale si stanno concentrando gli accertamenti della Procura per definire l’esatto grado di coinvolgimento nella vicenda.

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