
Il caldo record è soltanto una parte del problema. Mentre l’Italia continua a fare i conti con temperature elevate, soprattutto al Centro-Nord, c’è un altro fenomeno meno evidente ma altrettanto preoccupante: il rapido peggioramento della qualità dell’aria. La mappa europea dell’EAQI (European Air Quality Index) mostra chiaramente come gran parte della Pianura Padana sia oggi interessata da livelli di qualità dell’aria scarsi o molto scarsi, con estese aree in rosso e viola, mentre condizioni peggiori del normale interessano anche altre zone della penisola.
Non si tratta di una coincidenza. Dietro questo scenario c’è anche l’azione dell’anticiclone subtropicale, comunemente chiamato anticiclone africano, che oltre ad aumentare le temperature modifica profondamente il comportamento dell’atmosfera, favorendo l’accumulo degli inquinanti vicino al suolo.
La “cupola” dell’alta pressione che schiaccia l’aria
Quando un robusto anticiclone si impadronisce del Mediterraneo, come sta accadendo in questi giorni, l’aria tende a scendere dall’alto verso il basso. Questo movimento, chiamato dagli esperti subsidenza, comprime progressivamente gli strati più bassi dell’atmosfera.
In parole semplici, si crea una sorta di coperchio atmosferico che impedisce all’aria di rimescolarsi verticalmente. Gli inquinanti prodotti dal traffico, dalle industrie, dagli impianti produttivi e dall’agricoltura rimangono così intrappolati nei bassi strati dell’atmosfera, dove continuiamo a respirarli.
La situazione diventa ancora più critica nelle aree naturalmente poco ventilate, come la Pianura Padana, chiusa tra Alpi e Appennini, una conformazione geografica che rende molto difficile il ricambio dell’aria. ISPRA e l’Agenzia Spaziale Europea evidenziano da anni come questa sia una delle aree europee più soggette al ristagno degli inquinanti atmosferici.
Non aumenta solo il particolato: cresce anche l’ozono
Le alte temperature non favoriscono soltanto l’accumulo degli inquinanti già presenti. L’intenso irraggiamento solare e il caldo persistente accelerano infatti la formazione dell’ozono troposferico, il cosiddetto “smog estivo”. A differenza dell’ozono presente nella stratosfera, che protegge la Terra dai raggi ultravioletti, quello che si forma vicino al suolo è un inquinante nocivo.
L’ozono nasce dalla reazione tra gli ossidi di azoto e i composti organici volatili emessi soprattutto dal traffico e dalle attività industriali. Più fa caldo e più il sole è intenso, maggiore è la velocità con cui queste reazioni chimiche avvengono.
Per questo motivo proprio durante le ondate di calore si registrano spesso i valori più elevati di ozono, soprattutto nelle ore pomeridiane. ISPRA ricorda che, nonostante il miglioramento registrato negli ultimi anni per alcuni inquinanti, l’ozono continua a rappresentare una delle principali criticità estive della qualità dell’aria italiana.

La Pianura Padana resta una delle aree più critiche d’Europa
L’immagine dell’EAQI fotografa perfettamente una situazione che gli esperti conoscono da tempo. La Pianura Padana possiede infatti tutte le caratteristiche che favoriscono il ristagno degli inquinanti: una conformazione geografica chiusa, scarsa ventilazione, forte urbanizzazione, intenso traffico veicolare e un’elevata concentrazione di attività produttive.
Quando sopra questa enorme conca si installa un anticiclone africano particolarmente robusto, il ricambio d’aria diventa minimo e gli inquinanti possono accumularsi per diversi giorni consecutivi.
Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, proprio le elevate temperature, il forte soleggiamento e la stagnazione atmosferica rappresentano i principali fattori che aggravano la qualità dell’aria durante l’estate nelle regioni dell’Italia settentrionale.
Il caldo amplifica gli effetti sulla salute
Le conseguenze non riguardano soltanto il disagio percepito. Respirare aria più inquinata mentre l’organismo è già sottoposto allo stress provocato dalle alte temperature aumenta il rischio soprattutto per anziani, bambini e persone affette da patologie respiratorie o cardiovascolari.
L’ozono può provocare irritazione delle vie respiratorie, tosse, difficoltà respiratorie e aggravare asma e bronchiti. Anche il particolato fine, quando ristagna nei bassi strati dell’atmosfera, contribuisce ad aumentare il rischio di complicanze nei soggetti più fragili.
Per questo motivo le autorità sanitarie raccomandano, durante le giornate più calde e con qualità dell’aria scadente, di limitare le attività fisiche all’aperto nelle ore centrali della giornata e di seguire costantemente i bollettini sulla qualità dell’aria.
Finché non cambierà il tempo, sarà difficile respirare meglio
Le previsioni indicano che il dominio dell’anticiclone subtropicale potrebbe rafforzarsi ulteriormente nei prossimi giorni.
Finché l’alta pressione continuerà a mantenere l’atmosfera stabile, con scarsa ventilazione e assenza di perturbazioni organizzate, sarà difficile assistere a un miglioramento significativo della qualità dell’aria. Solo l’arrivo di correnti più fresche, accompagnate da vento e precipitazioni diffuse, potrà favorire un efficace ricambio delle masse d’aria e disperdere gli inquinanti accumulati nei bassi strati dell’atmosfera.
Il grande caldo, quindi, non rappresenta soltanto un’emergenza climatica. Sempre più spesso diventa anche un problema di salute pubblica, perché trasforma l’atmosfera in una gigantesca cappa sotto la quale milioni di persone respirano un’aria decisamente meno salubre.


