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Bordighera, autopsia piccola Beatrice: il risultato è disumano. Cosa le hanno trovato

Pubblicato: 10/07/2026 11:57

Il drammatico caso legato alla scomparsa della piccola Beatrice, la bambina di appena 2 anni rinvenuta priva di vita il 9 febbraio scorso nell’abitazione della madre a Bordighera, si arricchisce di nuovi e agghiaccianti riscontri scientifici che aprono scenari ancora più inquietanti sulle sue ultime ore. Le risultanze preliminari collegate agli esami autoptici stanno delineando un quadro clinico e ambientale di inaudita gravità. Oltre alla violenta emorragia cerebrale individuata come causa scatenante del decesso, i medici legali avrebbero infatti isolato tracce inequivocabili di nicotina nei polmoni della vittima. Secondo gli approfondimenti tossicologici eseguiti in laboratorio, non si tratterebbe degli esiti di una semplice e involontaria esposizione al fumo passivo ambientale, bensì di una vera e propria aspirazione diretta della sostanza.

Questo tassello si inserisce in un faldone d’indagine già pesantemente compromesso da elementi multimediali shock acquisiti dagli inquirenti, tra cui un filmato in cui la bambina sarebbe stata costretta a consumare una sigaretta artigianale, confezionata presumibilmente con hashish o marijuana.

I dettagli della consulenza medica e i soccorsi negati

La complessa consulenza medico-legale, affidata dalla Procura di Imperia al professor Francesco Ventura, ha stabilito che a stroncare la giovanissima vita è stata una massiccia emorragia cerebrale provocata da un violentissimo trauma alla testa. Un dettaglio normativo e umano rende la vicenda ancora più dolorosa: secondo quanto trapela dagli ambienti giudiziari, «Con cure tempestive Beatrice poteva essere salvata». Un intervento medico immediato presso una struttura ospedaliera avrebbe evitato il decesso. Le lesioni riscontrate sul corpo risalirebbero a un arco temporale non superiore alle 48 ore precedenti la morte, un lasso di tempo in cui la piccola si trovava confinata nell’abitazione di Perinaldo insieme alla madre, Manuela Aiello, alle due sorelle maggiori e al compagno della donna, Emanuel Iannuzzi.

Il quadro lesivo interno non si ferma alla testa: gli specialisti hanno documentato altre due emorragie diffuse, una localizzata all’intestino e una ai reni, oltre a uno stato di severa e prolungata malnutrizione. La bambina soffriva infatti di steatosi epatica, una gravissima patologia del fegato che i periti riconducono a una sistematica e cronica carenza alimentare, in particolare di proteine, iniziata almeno dal mese di agosto precedente.

I racconti dei testimoni descrivono un contesto domestico dominato dall’abbandono. Alcuni ospiti della casa hanno riferito che già due giorni prima del dramma la bambina presentava un vistoso livido esteso dalla mascella al collo e piangeva per il forte dolore. Mentre la madre e il compagno rimanevano in cucina, erano le sorelle maggiori a tentare di accudirla. Davanti ai suggerimenti degli amici di portarla d’urgenza al pronto soccorso, la madre si sarebbe opposta fermamente per il timore che il nonno paterno potesse attivarsi per chiedere l’affidamento formale delle figlie. La relazione definitiva del professor Ventura verrà depositata entro il termine perentorio del 16 luglio, sancendo l’atto centrale di un’inchiesta che vede la famiglia stretta in una morsa giudiziaria pesantissima.

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