
Proseguono le indagini sul caso della morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, la 15enne deceduta a Pietracatella, in provincia di Campobasso, dopo un pranzo consumato nei giorni delle festività natalizie. La consulenza autoptica, composta da 838 pagine, conferma che entrambe sono morte a causa di un’intossicazione da ricina.
Secondo quanto emerge dalla relazione, la quantità di ricina presente nell’organismo delle due vittime era talmente elevata da rendere praticamente impossibile qualsiasi intervento salvavita. Gli esperti sottolineano che, considerata l’assenza di un antidoto specifico e la rapida evoluzione dell’intossicazione, un diverso trattamento sanitario non avrebbe con ogni probabilità evitato il decesso.
La consulenza tecnica tende così a escludere responsabilità legate all’assistenza medica ricevuta. Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita si erano infatti presentate al pronto soccorso alcune ore prima di morire, ma erano state dimesse dopo che i sintomi erano stati attribuiti a una presunta influenza intestinale.
La relazione è stata firmata dagli specialisti Benedetta Pia De Luca, Francesco Giovanni Battista Laterza, Alessandro Locatelli e Daniele Merli, con il supporto del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia. Le conclusioni potrebbero rafforzare la posizione dei cinque medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, attualmente indagati per omicidio colposo.
Gli esami tossicologici hanno rilevato valori compatibili con un’intossicazione acuta da tossine del ricino. Nel sangue della madre è stata riscontrata una concentrazione di 722 nanogrammi per millilitro, mentre nella figlia il valore era pari a 630 nanogrammi per millilitro, quantità considerate estremamente elevate.
Secondo gli esperti, il veleno sarebbe stato assunto per via orale, anche se non è stato possibile stabilire con certezza il veicolo utilizzato. La comparsa dei primi sintomi nella mattinata del 25 dicembre porta gli specialisti a ritenere che l’esposizione alla sostanza tossica sia avvenuta con ogni probabilità tra il 23 e il 24 dicembre, durante i pasti consumati in occasione delle festività natalizie.
Nonostante sia stata accertata la causa della morte, restano ancora numerosi interrogativi. Gli investigatori dovranno chiarire in quale alimento o bevanda sia stata introdotta la ricina e, soprattutto, chi abbia somministrato la sostanza alle due vittime.
Per cercare di fare piena luce sulla vicenda, saranno analizzati circa 70 alimenti sequestrati nell’abitazione della famiglia Di Vita, insieme a indumenti, mobili e altri oggetti presenti nella casa di Pietracatella. Gli accertamenti coinvolgeranno anche specialisti internazionali.
Tra gli esperti chiamati a collaborare figurano anche i ricercatori del Robert Koch Institut di Berlino, che contribuiranno alle analisi scientifiche. I risultati degli esami potrebbero fornire elementi decisivi per ricostruire le modalità dell’avvelenamento e individuare eventuali responsabilità nel caso che continua a scuotere il Molise.


