
Il futuro della FIGC torna al centro dell’attenzione per una questione legata alla legittimità della presidenza federale. Quando una carica ai vertici di un’organizzazione sportiva viene messa in discussione, il confronto non riguarda soltanto gli aspetti tecnici o amministrativi, ma coinvolge anche gli equilibri istituzionali e la gestione futura della federazione.
A poche settimane dalle decisioni più attese sul nuovo assetto della Nazionale italiana, con la scelta del prossimo commissario tecnico ancora in fase di valutazione, sul percorso della Federazione si apre un nuovo capitolo giudiziario. Al centro della vicenda c’è un ricorso che punta a contestare i requisiti necessari per ricoprire la carica di presidente della FIGC.
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Il ricorso contro Giovanni Malagò approda al Collegio di Garanzia
La questione riguarda Giovanni Malagò, presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, che secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano potrebbe affrontare un nuovo ostacolo dopo la vicenda del cosiddetto pantouflage precedente alle elezioni.
Mercoledì il Collegio di Garanzia del CONI sarà chiamato a esaminare il ricorso presentato dall’avvocato Renato Miele, ex calciatore della Lazio, che chiede la decadenza di Malagò dalla carica di presidente della FIGC.
Alla base dell’iniziativa c’è l’interpretazione dell’articolo 29 dello statuto FIGC, che stabilisce i requisiti necessari per poter essere eletti o nominati ai vertici della federazione.
Secondo quanto sostenuto da Miele, Malagò non avrebbe avuto il requisito del tesseramento FIGC alla data prevista per la presentazione della candidatura. Una condizione che, secondo la tesi del ricorrente, sarebbe necessaria per poter concorrere alla presidenza.

La questione del tesseramento e le posizioni contrapposte
Il ricorso dell’avvocato Miele era già stato respinto in sede di giustizia federale, ma il professionista ha deciso di proseguire il percorso davanti agli organi superiori.
La documentazione presentata a sostegno della contestazione evidenzierebbe proprio l’assenza del tesseramento richiesto dallo statuto federale. Miele, che aveva tentato a sua volta di presentare una candidatura alla presidenza senza però ottenere il sostegno necessario da una componente federale, ritiene quindi che il requisito non fosse rispettato.
Dall’altra parte, la candidatura ufficiale di Giovanni Malagò era stata accompagnata da un documento di ammissione nel quale veniva certificato il possesso di tutti i requisiti richiesti. Il documento era stato firmato dal segretario generale della FIGC Marco Brunelli.
Secondo quanto emerso, la verifica del possibile tesseramento di Malagò non sarebbe stata effettuata dalla Commissione per la verifica poteri, organismo che si occupa principalmente del controllo dei soggetti chiamati al voto.
La FIGC, intervenendo sulla vicenda, avrebbe comunicato che Malagò «è stato ritenuto candidabile dagli uffici», senza però fornire ulteriori chiarimenti specifici sulla questione del tesseramento.
Gli scenari in caso di accoglimento del ricorso
La decisione del Collegio di Garanzia del CONI rappresenta quindi un passaggio importante per il futuro della presidenza federale.
Nel caso, considerato al momento remoto, in cui il ricorso presentato da Miele venisse accolto, le conseguenze potrebbero essere rilevanti: potrebbe scattare la decadenza di Giovanni Malagò dalla carica di presidente della FIGC e potrebbe essere messa in discussione anche la validità degli atti firmati durante il suo mandato.
L’avvocato Miele ha inoltre già annunciato la possibilità di proseguire il contenzioso davanti al TAR, arrivando anche a impugnare direttamente l’assemblea elettiva che ha portato all’elezione.
Per il momento, però, la vicenda resta affidata alle valutazioni degli organi competenti e sarà il pronunciamento del Collegio di Garanzia a fornire il primo elemento decisivo sul futuro della contestazione.

La scelta del nuovo ct della Nazionale resta in primo piano
Parallelamente alla vicenda giudiziaria, la FIGC continua a lavorare sulle questioni sportive più urgenti, a partire dalla nomina del nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana.
Il neo direttore tecnico Paolo Maldini, con il supporto dell’advisor Leonardo, sta valutando diversi profili per individuare il nome giusto a cui affidare la panchina azzurra.
Tra i nomi considerati ci sarebbe anche quello di Andrea Pirlo, che nelle ultime ore avrebbe acquisito maggiore spazio nelle valutazioni del direttore tecnico.
La scelta del nuovo ct potrebbe arrivare nel giro di una settimana, ma sul percorso della Federazione resta l’incognita legata al ricorso presentato da Renato Miele. Una questione che, pur nata da un aspetto regolamentare, potrebbe avere conseguenze importanti sugli equilibri ai vertici del calcio italiano.


