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“Ha urlato **”. Il fedelissimo di Vannacci nella bufera, caos totale alla Camera

Pubblicato: 15/07/2026 12:46

Una giornata che doveva rappresentare un momento di affermazione politica si è trasformata in un nuovo fronte di polemica. Nel dibattito parlamentare sulla riforma della legge elettorale, il gruppo vicino a Roberto Vannacci è finito sotto i riflettori per una serie di episodi che hanno acceso lo scontro tra maggioranza, opposizione e le diverse anime del centrodestra.

Il confronto sulle modifiche al sistema elettorale, già caratterizzato da tensioni e trattative, ha assunto toni ancora più accesi dopo alcune accuse rivolte a un deputato vicino al movimento del generale. La vicenda ha aperto un nuovo capitolo nei rapporti interni alla maggioranza e ha evidenziato le distanze sulle modalità di introduzione delle preferenze elettorali.
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La denuncia in Aula e la richiesta di chiarimenti

A sollevare il caso è stato il deputato del Partito Democratico Provenzano, che ha accusato Domenico Furgiuele di aver pronunciato in Aula le parole “Hitler, Hitler” durante l’intervento del collega Casu.

L’esponente vannacciano ha respinto l’accusa, sostenendo che non corrisponderebbe alla realtà dei fatti e annunciando una possibile richiesta di scuse: “Non è vero, mi chiederà scusa”.

Sul caso è intervenuto anche il vicepresidente della Camera dei Deputati Giorgio Mulè, che ha annunciato l’intenzione di chiedere ai questori l’avvio di un’istruttoria per verificare quanto accaduto.

L’episodio ha così aggiunto ulteriore tensione a una giornata già segnata da forti contrasti politici.

La linea di Vannacci sulla riforma elettorale

Sul fronte della legge elettorale, Roberto Vannacci ha cercato di definire rapidamente la posizione dei suoi deputati. Secondo quanto riportato, il leader di Futuro Nazionale avrebbe prima contattato i parlamentari del gruppo e poi affidato ai social il messaggio politico della giornata.

“Anche sulle preferenze prevale la politica dell’inciucio”, avrebbe scritto Vannacci, criticando il testo sostenuto dalla maggioranza.

Secondo il generale, la proposta non avrebbe risolto il problema delle liste bloccate perché “mantiene i capolista bloccati, lascia il potere nelle segreterie di partito e noi non siamo d’accordo”.

Nonostante le critiche, però, Vannacci ha indicato ai suoi deputati una linea di voto favorevole sull’emendamento della maggioranza, definendolo “meno peggio”.

Una scelta arrivata dopo ore di confronti e discussioni interne. Fino alla sera precedente, infatti, i parlamentari vicini al generale sembravano orientati a votare contro il testo sostenuto da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc, preferendo invece la proposta avanzata da Futuro Nazionale per introdurre pienamente il sistema delle preferenze.

Il cambio di strategia e la protesta dei deputati vannacciani

La decisione finale sarebbe stata influenzata anche dal timore di diventare il principale bersaglio politico in caso di bocciatura della proposta della maggioranza.

Quando però il testo è stato respinto, la reazione dei deputati vicini a Vannacci è stata molto dura. Alcuni parlamentari hanno lasciato l’Aula mostrando il cellulare, in una protesta che ha attirato immediatamente l’attenzione.

La cosiddetta “sporca dozzina”, definizione utilizzata nel dibattito politico, riguarderebbe in realtà otto deputati coinvolti nella contestazione.

Laura Ravetto ha respinto le accuse rivolte al gruppo: “Vergognoso accusare noi”.

A intervenire per primo è stato Edoardo Ziello, considerato uno dei collaboratori più vicini a Vannacci. “I deputati di maggioranza evidentemente nell’ombra hanno rotto il patto che avevano formalmente siglato ed evidentemente – sottolinea – hanno dimostrato di essere loro stessi funzionali alla sinistra, in particolare Lega e Forza Italia”.

La contestazione a Pescara e la prossima battaglia

Le tensioni per il leader di Futuro Nazionale non si sono fermate al Parlamento. Durante un appuntamento a Pescara, Roberto Vannacci è stato contestato da circa un centinaio di persone che hanno rivolto slogan contro di lui.

La risposta del generale è stata affidata a una frase diventata simbolica del suo stile comunicativo: “Me ne frego, me ne frego, me ne frego”, richiamando una citazione attribuita a Gabriele D’Annunzio.

La partita politica, però, resta aperta. Il confronto sulla riforma della legge elettorale non è concluso e il nodo delle preferenze rappresenta il prossimo terreno di scontro. I deputati vicini a Vannacci preparano infatti una nuova battaglia parlamentare, mentre i rapporti con gli alleati della maggioranza restano sotto pressione.

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