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Meloni tradita dai suoi: 31 franchi tiratori fanno saltare la riforma

Pubblicato: 15/07/2026 07:39

La maggioranza incassa una pesante battuta d’arresto alla Camera sulla riforma della legge elettorale. L’Aula ha infatti bocciato per un solo voto l’emendamento presentato da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc, che prevedeva il ritorno delle preferenze accanto al capolista bloccato, consentendo agli elettori di esprimere fino a tre preferenze per candidati della stessa lista.

Lo scrutinio segreto si è concluso con 188 voti contrari e 187 favorevoli, un risultato che ha immediatamente fatto emergere il caso dei numerosi franchi tiratori all’interno della coalizione di governo.

Chi ha tradito meloni

I nomi dei singoli deputati rimarranno protetti dall’urna del voto segreto alla Camera, ma politicamente i sospetti si concentrano sulla frangia leghista più contrariata dallo stop al terzo mandato e sui parlamentari di Forza Italiaostili al meccanismo delle preferenze “disegnato” da Fratelli d’Italia.

Meloni: “Ha vinto di nuovo la palude”

A commentare l’esito del voto è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha affidato ai social il proprio sfogo.

Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude“, ha scritto la premier, spiegando che l’obiettivo era reintrodurre le preferenze nella legge elettorale dopo oltre trent’anni di liste bloccate. Meloni ha sottolineato di aver chiesto il voto palese, accusando le opposizioni di aver preferito lo scrutinio segreto.

Secondo la presidente del Consiglio, le opposizioni hanno votato compatte contro la proposta, ma sono mancati anche diversi voti nella stessa maggioranza. “Su questo serve una riflessione”, ha osservato, ricordando che l’emendamento è stato respinto per una sola preferenza.

Il giallo dei 31 franchi tiratori

Subito dopo la votazione è iniziata la ricerca dei parlamentari che non hanno sostenuto l’emendamento.

Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami ha lasciato intendere che alcuni deputati della maggioranza abbiano scelto consapevolmente di non votare il provvedimento, mentre il capogruppo della Lega Riccardo Molinari ha quantificato in 31 i voti mancanti rispetto alle attese.

“Secondo i conti che abbiamo fatto sono 31”, ha dichiarato Molinari, precisando di non avere elementi per ritenere che tra questi vi siano parlamentari della Lega.

Più prudente il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha definito quanto accaduto “un incidente di percorso”, evidenziando come non si trattasse di un voto di fiducia sul governo e invitando a proseguire il lavoro dell’esecutivo.

Le opposizioni: “Meloni è stata sfiduciata”

Le opposizioni hanno letto il risultato come una pesante sconfitta politica per la presidente del Consiglio.

La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha parlato di “un voto contro l’arroganza”, mentre il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha sostenuto che Meloni sarebbe stata “sfiduciata dalla sua maggioranza”, arrivando a chiederne le dimissioni.

Sulla stessa linea anche Angelo Bonelli, che ha invitato la premier a recarsi al Quirinale, e Nicola Fratoianni, secondo cui il voto dimostrerebbe che il governo non dispone più di una maggioranza compatta su un provvedimento fortemente voluto dalla stessa presidente del Consiglio.

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