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Processo Ponte Morandi, arrivano le prime sentenze: la reazione delle vittime

Pubblicato: 16/07/2026 12:10

A quasi otto anni dal crollo del Ponte Morandi e a quattro dall’inizio del dibattimento, è arrivato il giorno della prima verità giudiziaria sulla tragedia che il 14 agosto 2018 costò la vita a 43 persone. Il Tribunale di Genova è chiamato a pronunciarsi nel processo che vede imputate 57 persone, accusate a vario titolo di omicidio colposo plurimo, crollo colposo e altri reati legati alla gestione e alla manutenzione del viadotto.

Le richieste della Procura

Nel corso della requisitoria, la Procura di Genova ha chiesto complessivamente 400 anni di reclusione per gli imputati.

Tra le richieste più rilevanti c’è quella nei confronti dell’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, per il quale sono stati sollecitati 18 anni e 6 mesi di carcere.

Il procedimento comprende complessivamente 112 capi di imputazione.

Le sentenze

Giovanni Castellucci, è stato condannato a 12 anni. Per lui la richiesta della procura era stata di 18 anni. Condanna a 5 anni e sei mesi per Paolo Berti (ex numero due Aspi), erano stati chiesti 12 anni e sei mesi e condanna a cinque anni e sei mesi per Antonino Galatà (ex ad di Spea) per il quale il pm aveva chiesto 7 anni.

Condannati anche i numerosi rappresentanti di vertice di Aspi, Spea, del ministero delle Infrastrutture e di Anas. In particolare è stato condannato a 11 anni Michele Donferri Mitelli per il quale erano stati chiesti 15 anni.

«Non siamo avvocati e non possiamo commentare. La condanna a 12 anni ci può stare ma dobbiamo capire tutto il resto perché c’erano tanti imputati». Così Egle Possetti, portavoce Comitato parenti vittime dopo la lettura delle condanne. 

«La sentenza di oggi segna un passaggio importante nel percorso di verità e giustizia per la tragedia del Ponte Morandi. Nessuna decisione potrà restituire le 43 vite spezzate né alleviare il dolore delle loro famiglie, alle quali va ancora una volta la mia più sincera vicinanza. Il crollo non è stato una fatalità, ma il risultato di gravi errori e omissioni da parte di chi aveva il dovere di garantire la sicurezza. È giusto che le responsabilità siano state finalmente accertate». Così in una nota il viceministro alle Infrastrutture e Trasporti Edoardo Rixi. «Resta però una riflessione che non possiamo ignorare – ha detto ancora -: ci saremmo augurati un percorso giudiziario più rapido. Otto anni per arrivare a una sentenza di primo grado sono un tempo lunghissimo, soprattutto per chi ha atteso giustizia convivendo ogni giorno con un dolore che non si è mai spento.

Le parole dei familiari delle vittime

All’ingresso del tribunale è intervenuta Egle Possetti, presidente del Comitato in ricordo delle vittime del Ponte Morandi, che ha espresso l’attesa dei familiari per il verdetto.

«Ovviamente noi ci aspettiamo delle condanne. Se non ci fossero condanne sarebbe una grandissima sconfitta anche per la prevenzione futura», ha dichiarato.

Possetti ha poi sottolineato la necessità di un cambiamento nell’approccio alla sicurezza delle infrastrutture.

«Vogliamo un cambio di passo sui lavori di manutenzione. In Italia purtroppo la prevenzione viene vista sempre come un costo e mai come un investimento: noi vorremmo che questo paradigma cambiasse in futuro».

Infine ha ricordato il dramma vissuto dalla sua famiglia: «Io ho perso mia sorella, i suoi due figli, mio cognato e un cagnolino. È da lì che è partita la volontà di fare in modo che possano avere giustizia e che le loro morti non siano state invano».

La sentenza di primo grado è attesa nelle prossime ore e rappresenta un passaggio fondamentale in uno dei processi più importanti della recente storia giudiziaria italiana.

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Ultimo Aggiornamento: 16/07/2026 15:17

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