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“Pronti a colpire”: la minaccia shock, trema anche Trump. Rischio stop benzina in tutto il mondo

Pubblicato: 16/07/2026 23:11

Il baratro di un conflitto totale in Medio Oriente appare ogni ora più concreto, con le diplomazie globali ridotte ormai all’impotenza di fronte a un’escalation che rischia di travolgere le principali rotte commerciali del pianeta. Il conflitto in Iran è sempre più lontano da una soluzione e rischia di allargarsi ancora. Teheran ha chiesto ai suoi alleati in Yemen, gli Houthi, di tenersi pronti a bloccare la rotta petrolifera del Mar Rosso qualora, come minacciato da Donald Trump, gli Stati Uniti dovessero attaccare le infrastrutture energetiche iraniane. I ribelli hanno, a loro volta, avvertito l’Arabia Saudita che sono pronti a colpire le sue infrastrutture energetiche.

L’illusione di una tregua si è spenta nel giro di pochissimi minuti, spazzata via dalle dichiarazioni incrociate e dai raid sul campo. Il momento di distensione tra Washington e Teheran dovuto alla liberazione di una donna irano-americana fermata nel dicembre del 2024 è durato il tempo di un post. Il tycoon ha annunciato su Truth il rilascio di Dena Karari, arrestata con l’accusa di spionaggio e collaborazione con uno Stato ostile, ed ha espresso il suo apprezzamento all’Iran “per questo gesto di buona volontà”.

Poco dopo il comando centrale americano ha dichiarato in un altro post su X di aver colpito centri di comando iraniani, siti di difesa aerea, sistemi missilistici e di droni, nonché strutture di sorveglianza costiera, “al fine di ridurre ulteriormente la capacità dell’Iran di minacciare i marittimi innocenti che prestano servizio a bordo di navi commerciali in transito nello stretto di Hormuz”. Il Centcom ha anche sottolineato di aver utilizzato munizioni di precisione per colpire obiettivi in diverse località, tra cui Bandar Abbas.

La ritorsione dei Pasdaran e l’ombra del blocco marittimo

La risposta militare della Repubblica Islamica non si è fatta attendere, spostando il baricentro dello scontro anche sui paesi limitrofi. I pasdaran da parte loro hanno rivendicato l’attacco di una base militare americana in Giordania con missili balistici, in risposta a quello che è stato descritto come un raid Usa nei pressi di un ospedale oncologico pediatrico in Iran. Le Guardie della rivoluzione hanno quindi accusato le forze americane di aver “utilizzato basi aeree situate in Giordania per colpire varie zone dell’Iran”, mentre l’esercito giordano ha annunciato di aver intercettato otto missili iraniani diretti verso il proprio territorio e che non hanno causato né vittime né danni. Teheran ha anche rivendicato nuovi attacchi contro installazioni militari americane in Kuwait e Bahrein e minacciato di colpire le infrastrutture regionali se gli Stati Uniti colpiranno quelle energetiche iraniane.

Lo sviluppo più preoccupante è però il possibile blocco del canale di Suez. L’idea è stata discussa dalla leadership della Repubblica Islamica che ha poi trasmesso il messaggio agli Houthi. Una fonte vicina ai ribelli in Yemen ha affermato che il gruppo ha già completato i preparativi per attaccare le navi mercantili schierando missili e droni vicino allo stretto di Bab el-Mandeb, la porta d’accesso al Mar Rosso, sugli altipiani yemeniti che sovrastano Hodeidah e il Golfo di Aden, e che era in attesa dell’ordine di iniziare. Sempre secondo una fonte vicina agli Houthi, saranno i rappresentanti del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane già presenti in Yemen a decidere quando chiudere Bab el-Mandeb.

Una mossa destinata ad esacerbare la crisi energetica globale innescata dalla chiusura da Hormuz, bloccando simultaneamente le due principali rotte di esportazione del petrolio dal Medio Oriente. Sul fronte della guerra con l’Arabia Saudita, gli Houthi hanno poi minacciato di prendere di mira le infrastrutture petrolifere di Riad se il conflitto dovesse intensificarsi. “Tutte le infrastrutture petrolifere e gli impianti vitali sauditi saranno bersaglio dei nostri missili e droni se l’Arabia Saudita si impegnerà in un’aggressione su vasta scala contro il nostro Paese e procederà verso un’escalation”, ha dichiarato il leader del gruppo, Abdul Malik al-Houthi, in un discorso televisivo, minacciando anche l’aeroporto della capitale.

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