
Donald Trump torna ad attaccare il sistema elettorale americano e rilancia le accuse di vulnerabilità delle elezioni negli Stati Uniti. In un discorso alla nazione di circa 25 minuti, il presidente ha sostenuto che il meccanismo di voto sarebbe ormai «compromesso» e ha accusato la Cina di aver realizzato quella che ha definito «la più grande violazione di dati elettorali della storia americana». Dichiarazioni che hanno però incontrato lo scetticismo di diversi osservatori e media statunitensi.
«Sistema elettorale compromesso»
Nel suo intervento, Trump ha affermato che documenti dell’intelligence recentemente declassificati dimostrerebbero la fragilità del sistema elettorale americano.
«Queste rivelazioni mostrano un sistema elettorale così compromesso e così vulnerabile che nessuno può davvero difenderlo. È indifendibile», ha dichiarato il presidente, spiegando di aver deciso di rendere pubbliche alcune informazioni raccolte dai servizi segreti e da indagini avviate dalla sua amministrazione.
Le accuse contro la Cina
Secondo Trump, la Repubblica Popolare Cinese avrebbe acquisito illegalmente i dati di circa 220 milioni di elettori statunitensi.
Il presidente ha sostenuto che tra le informazioni sottratte figurerebbero nomi, indirizzi, numeri di telefono, preferenze politiche e altri dati utilizzati per la registrazione al voto, aggiungendo che Pechino avrebbe persino creato una specifica unità incaricata di analizzare quel materiale.
Le ricostruzioni dei media americani
Le affermazioni della Casa Bianca sono state però contestate da diversi organi di stampa statunitensi. Secondo il New York Times, i documenti citati da Trump indicherebbero che la Cina avrebbe ottenuto principalmente dati elettorali già pubblici e accessibili, senza che emergano prove di un loro utilizzo per alterare il voto.
Gli stessi rapporti d’intelligence, inoltre, continuerebbero a sostenere che nel 2020 la Russia mostrasse una preferenza per Trump rispetto a Joe Biden, mentre sulla posizione di Pechino nei confronti delle elezioni americane le valutazioni sarebbero meno nette.
Tornano le accuse di brogli
Nel discorso il presidente ha riproposto anche le contestazioni sulle presunte frodi elettorali, già respinte dai tribunali dopo le elezioni presidenziali del 2020.
Trump ha denunciato l’utilizzo del voto per corrispondenza, ha sostenuto che circa 278 mila cittadini non americani si sarebbero registrati per votare e ha citato il caso del Venezuela, accusando il regime di Nicolás Maduro di manipolare le consultazioni elettorali nel proprio Paese.
Le polemiche sulle televisioni
L’intervento non è stato trasmesso integralmente da alcune delle principali emittenti americane, tra cui ABC, NBC e CNN. Trump ha criticato duramente la scelta, arrivando a minacciare la revoca delle loro licenze.
Fox News ha trasmesso il discorso per intero, precisando però di non poter verificare in modo indipendente le affermazioni del presidente. Anche CBS ha dedicato uno speciale all’intervento, riportandone solo alcuni passaggi.
Il contesto politico
Le dichiarazioni di Trump arrivano mentre il Congresso discute il Save America Act e a pochi mesi dalle elezioni di midterm.
Secondo i critici del presidente, il discorso avrebbe avuto soprattutto una finalità politica: rafforzare il consenso della base Maga, sostenere l’approvazione della riforma elettorale proposta dall’amministrazione e preparare il terreno per contestare l’esito del voto qualora dovesse risultare sfavorevole.
Al momento, le accuse rilanciate dal presidente continuano a dividere il dibattito politico americano, mentre non sono emerse nuove prove pubbliche che dimostrino un’alterazione del risultato elettorale.


