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Salvatore Borsellino attacca il governo: “Meloni smetta di richiamarsi a Paolo, sta smantellando gli strumenti antimafia”

Pubblicato: 18/07/2026 21:40

Salvatore Borsellino torna a criticare il governo e chiede alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di non richiamarsi più alla figura del fratello Paolo, il giudice ucciso dalla mafia nella strage di via D’Amelio il 19 luglio 1992.

Intervenendo ai microfoni di Diecimedia, il fratello del magistrato ha accusato l’esecutivo di indebolire gli strumenti che, secondo lui, erano stati introdotti proprio grazie al lavoro di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino per contrastare Cosa nostra.

L’accusa sugli strumenti antimafia

«Alla presidente del Consiglio non posso che lanciare il messaggio di smetterla di dire di ispirarsi alla figura di Paolo Borsellino», ha dichiarato Salvatore Borsellino, sostenendo che le politiche dell’attuale governo starebbero «distruggendo sistematicamente» gli strumenti lasciati alla magistratura per la lotta alla criminalità organizzata.

Nel mirino sono finiti il 41 bis, l’ergastolo ostativo, la normativa sui collaboratori di giustizia e la disciplina sulle intercettazioni, misure che il fratello del giudice ha ricondotto al cosiddetto “decreto Falcone”.

Secondo Borsellino, queste modifiche avrebbero favorito il ritorno alla libertà di alcuni detenuti condannati per mafia senza un percorso di collaborazione con la giustizia.

La polemica sulla borsa del giudice

Il fratello del magistrato ha inoltre criticato la scelta di esporre in Parlamento la borsa appartenuta a Paolo Borsellino, contenente l’agenda del giudice scomparsa dopo la strage di via D’Amelio.

«Quello è un corpo di reato», ha affermato, contestando l’utilizzo simbolico di un oggetto legato a una delle pagine più drammatiche della storia italiana.

Lo scontro sulla commemorazione di via D’Amelio

Borsellino ha poi raccontato un episodio legato alle celebrazioni annuali in via D’Amelio, sostenendo che Fratelli d’Italia avrebbe tentato di ottenere l’utilizzo del suolo pubblico e del palco della commemorazione.

Secondo il fratello del giudice, il tentativo sarebbe stato bloccato, anche se ha precisato di aver sempre consentito la partecipazione alla fiaccolata, ritenendo che molti cittadini prendano parte all’iniziativa senza conoscere gli organizzatori.

Infine, ha concluso con un riferimento alla collocazione politica del fratello: «Paolo era una persona di destra, ma era una destra che oggi in Italia non esiste più», ha detto.

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