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Allarme nell’Artico: due navi spia cinesi attraversano le acque territoriali degli Stati Uniti

Pubblicato: 21/07/2026 15:23

La competizione strategica tra Stati Uniti e Cina si sposta sempre più a nord. Due navi da ricerca cinesi, la Xue Long e la Xue Long 2, hanno attraversato la zona economica esclusiva (ZEE) degli Stati Uniti nel Mare di Bering dirigendosi verso l’Artico. Pur trattandosi di un transito consentito dal diritto internazionale, l’episodio ha spinto la Guardia Costiera americana ad attivare un monitoraggio speciale nell’ambito dell’Operazione Frontier Sentinel, segno della crescente attenzione di Washington verso le attività cinesi in una regione sempre più strategica.

Le navi cinesi monitorate dalla Guardia Costiera

Secondo quanto reso noto dalla Guardia Costiera statunitense, le due rompighiaccio da ricerca Xue Long e Xue Long 2 hanno attraversato la zona economica esclusiva americana e la piattaforma continentale estesa nel Mare di Bering, puntando verso l’Artico. Si tratta della prima volta nel 2026 che unità cinesi vengono osservate mentre transitano contemporaneamente in entrambe queste aree di giurisdizione statunitense.

Per seguire da vicino i loro movimenti è stato schierato il pattugliatore USCGC Munro, appartenente alla classe Legend, nell’ambito dell’Operazione Frontier Sentinel, la missione permanente con cui Washington controlla le attività delle potenze rivali nelle acque artiche.

Il contrammiraglio Bob Little, comandante del Distretto Artico della Guardia Costiera, ha spiegato che l’operazione rientra in un più ampio coordinamento con il Dipartimento della Difesa, il Dipartimento di Stato e gli alleati internazionali per rispondere alla crescente competizione nell’Artico.

Perché queste navi preoccupano gli Stati Uniti

Dal punto di vista giuridico, il semplice transito delle navi nelle acque della zona economica esclusiva statunitense non costituisce alcuna violazione del diritto internazionale. Le norme marittime consentono infatti la libera navigazione, mentre richiedono un’autorizzazione preventiva soltanto per lo svolgimento di attività di ricerca scientifica marina.

Proprio questo rappresenta uno degli elementi che alimentano le preoccupazioni americane. Navi come la Xue Long e la Xue Long 2 sono equipaggiate con sofisticate strumentazioni capaci di mappare il fondale marino, raccogliere dati oceanografici e analizzare le condizioni dell’ambiente artico. Informazioni che possono avere valore sia per la ricerca civile sia per eventuali applicazioni militari, rendendo spesso difficile distinguere con certezza la reale natura delle missioni.

Una presenza cinese sempre più frequente nell’Artico

L’episodio si inserisce in una tendenza ormai consolidata. Secondo la Guardia Costiera americana, nel 2025 almeno cinque navi da ricerca cinesi hanno operato all’interno o nelle immediate vicinanze delle acque artiche statunitensi, mentre già nel 2024 tre unità avevano svolto attività a nord dello Stretto di Bering.

Nel febbraio 2025 la Guardia Costiera aveva inoltre monitorato quattro navi cinesi, alcune delle quali identificate come unità militari, all’interno della zona economica esclusiva americana nei pressi delle Isole Aleutine. In quell’occasione Pechino aveva sostenuto che si trattava di operazioni di “libertà di navigazione”, una definizione che richiama la terminologia spesso utilizzata dagli stessi Stati Uniti per giustificare i propri transiti nelle acque contese del Mar Cinese Meridionale.

La sfida strategica per il controllo dell’Artico

Negli ultimi anni la Cina ha investito con decisione nello sviluppo della propria presenza polare attraverso la cosiddetta “Via della Seta Polare”, ampliando la flotta di rompighiaccio e le infrastrutture dedicate alla ricerca con l’obiettivo di ritagliarsi un ruolo nelle future rotte commerciali artiche e nell’accesso alle risorse naturali della regione.

Gli Stati Uniti, invece, stanno cercando di colmare il ritardo accumulato nella disponibilità di rompighiaccio. Washington ha recentemente approvato un programma da 3,3 miliardi di dollari per la costruzione di sei nuove unità destinate alla sicurezza artica, mentre è in corso una seconda procedura per acquisire fino a sette pattugliatori più leggeri dedicati alle operazioni nelle acque polari.

Per la Guardia Costiera americana il numero di transiti cinesi nell’Artico è destinato ad aumentare nei prossimi mesi estivi e la crescente presenza di Pechino in un’area considerata sempre più strategica rappresenta una delle principali sfide geopolitiche per gli Stati Uniti nel prossimo futuro.

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