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Caldo e coliche renali, l’esperto mette in guardia: “Ogni bicchiere d’acqua…”

Pubblicato: 29/07/2026 20:00

L’estate e il caldo torrido rappresentano una minaccia diretta e spesso sottovalutata per la salute dei reni. Con il prolungarsi delle temperature estreme per diversi mesi all’anno a causa del cambiamento climatico, la prevalenza della calcolosi renale ha registrato un incremento significativo. La disidratazione costituisce il principale fattore scatenante: una sudorazione abbondante non compensata da un’adeguata assunzione di liquidi porta a una concentrazione eccessiva delle urine. In questo stato di sovrasaturazione, sali come calcio e ossalati precipitano con estrema facilità, aggregandosi e dando vita ai calcoli renali. Questa condizione si manifesta frequentemente con la classica colica renale, un dolore acuto, trafittivo e particolarmente violento che dalla zona lombare si irradia fino all’inguine.

Idratazione e prevenzione

Contro la formazione delle pietruzze renali non esistono formule miracolose o scorciatoie alimentari, poiché l’unico vero fattore determinante resta il volume d’acqua introdotto nell’organismo. Gli integratori alimentari offrono una protezione limitata, mentre l’indicatore fondamentale da monitorare quotidianamente è il colore delle urine. Un’urina di tonalità chiara segnala una corretta diluizione e una drastica riduzione del rischio di precipitazione dei sali, al contrario di una colorazione giallo intenso che segnala una pericolosa saturazione. Per quanto riguarda la tipologia di acqua da consumare, la comunità scientifica concorda sul fatto che tutte le tipologie si equivalgono, inclusa l’acqua gassata. Durante la stagione calda è necessario raddoppiare l’apporto idrico rispetto ai mesi invernali, prestando un’attenzione speciale alle persone anziane, le quali tendono a manifestare un senso della sete notevolmente ridotto. In merito alle restrizioni alimentari, alimenti contenenti ossalati come spinaci, pomodori o mandorle non devono essere demonizzati, a patto che si mantenga un’idratazione abbondante. Va invece posta estrema cautela nell’uso prolungato di integratori di vitamina D e vitamina C, poiché dosi eccessive favoriscono il riassorbimento del calcio e aumentano le probabilità di calcolosi, motivo per cui è sempre consigliabile sospenderne l’assunzione estiva sotto controllo medico.

Gestione dei calcoli

Le modalità di intervento in presenza di calcoli già formati variano in modo sostanziale in base alle dimensioni del deposito cristallino. La cosiddetta renella o sabbiolina, così come i calcoli di dimensioni inferiori al mezzo centimetro, viene generalmente espulsa in modo naturale incrementando notevolmente il consumo d’acqua. Quando le dimensioni del calcolo sono comprese tra il mezzo centimetro e il centimetro, si rende necessaria una terapia farmacologica specifica a base di principi attivi come la tamsulosina, in grado di rilassare la muscolatura liscia dell’uretere e facilitare il passaggio del frammento. Per formazioni che superano il centimetro o il centimetro e mezzo si deve invece ricorrere a trattamenti invasivi o alla litotressia tramite onde d’urto extracorporee. Il sintomo doloroso si scatena principalmente quando il calcolo comincia la sua discesa lungo l’uretere, situazione che richiede la somministrazione di farmaci antinfiammatori e analgesici. Un valido supporto non farmacologico è rappresentato dall’applicazione locale di calore, ad esempio tramite una borsa d’acqua calda o un bagno caldo, sfruttando l’azione miorilassante sulla muscolatura contratta.

Rischi pressori e ipotensione

Oltre alla formazione dei calcoli, le alte temperature estive nascondono un ulteriore e insidioso pericolo legato alla perfusione renale e alla pressione arteriosa. Attraverso una sudorazione profusa il corpo perde non soltanto acqua ma anche consistenti quantità di sodio. Questa perdita salina può determinare un calo repentino e marcato della pressione sanguigna, compromettendo il corretto flusso ematico verso gli organi vitali. Le conseguenze possono variare da una diffusa sensazione di stanchezza a veri e propri collassi cardiocircolatori, fino a scatenare episodi di insufficienza renale acuta, infarto del miocardio o ictus. Questa complicanza colpisce in misura minore i soggetti giovani e sani, mentre risulta particolarmente pericolosa per gli anziani, i trapiantati e i pazienti affetti da patologie renali croniche. Qualora i valori della pressione arteriosa scendano stabilmente al di sotto delle soglie di sicurezza, diventa fondamentale integrare una quota maggiore di sale nella dieta quotidiana e modulare le terapie antipertensive, salvo nei casi specifici di pazienti affetti da sindromi edemigene come lo scompenso cardiaco o la cirrosi epatica.

Importanza del monitoraggio

La malattia renale cronica rappresenta una delle patologie a maggior incidenza a livello globale, pur rimanendo ampiamente sottostimata a causa della sua natura asintomatica negli stadi iniziali. La stragrande maggioranza delle persone colpite scopre la patologia solo quando il danno è avanzato, perdendo la possibilità di impostare una prevenzione tempestiva. Per valutare con precisione la funzionalità dei reni e prevenire le complicanze estive sono sufficienti due esami ematochimici ed urinari estremamente economici ed accessibili, quali il dosaggio della creatininemia e l’esame completo delle urine. Effettuare questi controlli di routine e monitorare costantemente la pressione e l’idratazione nei mesi più caldi costituisce la strategia basilare per salvaguardare l’efficienza di questi organi vitali.

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