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Quando Baresi unì l’Italia intera: quel gesto bellissimo che emoziona ancora gli juventini

Pubblicato: 31/07/2026 18:22

Il gesto compiuto da Franco Baresi nel 1990 al vecchio stadio Heysel di Bruxelles rimane una delle pagine piu luminose, toccanti e umane dell’intera storia del calcio italiano. In un’epoca in cui le rivalita sportive tra tifoserie erano spesso inasprite da un clima di forte contrapposizione, lo storico capitano del Milan seppe elevarsi al di sopra di ogni colore, campanilismo e steccato ideologico. La sua figura si e distinta non soltanto per le straordinarie qualita tecniche e tattiche mostrate in campo, ma anche per una profonda ed eccezionale sensibilita umana, riemersa con forza nel ricordo di colleghi, tifosi e appassionati nel giorno della sua scomparsa.

Un tributo oltre le rivalita

La vicenda affonda le sue radici nei quarti di finale della Coppa dei Campioni del 1990, quando il Milan fu sorteggiato contro i belgi del Mechelen. Per ragioni legate all’incasso e alla capienza, la societa belga chiese e ottenne di disputare la partita di casa nell’impianto della capitale. Per la prima volta a distanza di cinque anni dai drammatici eventi della finale del 1985 tra Juventus e Liverpool, una squadra italiana si trovava a dover calcare il terreno di gioco dell’Heysel. Quella decisione scateno sin da subito fortissime polemiche, poiche la ferita per la perdita di trentanove persone, per la maggior parte tifosi bianconeri schiacciati dalla calca nella famigerata Curva Z, era ancora del tutto aperta e sanguinante nella memoria collettiva.

Alla vigilia dell’incontro l’atmosfera appariva tesa e surreale, appesantita dal rifiuto opposto dalle autorita locali di Bruxelles e dalla stessa Uefa a qualsiasi tipo di commemorazione formale. Le istituzioni sportive e cittadine vietarono lo svolgimento di una messa in suffragio, negarono l’autorizzazione per indossare il lutto al braccio e persino la concessione di un minuto di silenzio prima del fischio d’inizio. Di fronte a tanta rigidita burocratica, Franco Baresi scelse di ascoltare solo la propria coscienza. Accompagnato dal dirigente rossonero Paolo Taveggia, il capitano sfido apertamente i divieti e si dilesse verso quel settore tristemente noto, nel frattempo rinominato Nord Nord, per depositare un mazzo composto da trentanove rose rosse, un fiore per ciascuna vittima di quella tragedia.

Il ringraziamento dei tifosi bianconeri

Quel gesto spontaneo, definito dalla dirigenza milanista come un atto dovuto in quanto italiani per onorare la memoria delle vittime, supero istantaneamente le barriere della rivalita calcistica. I tifosi della Juventus non dimenticarono l’atto di coraggio e rispetto compiuto dal simbolo del Milan. Alla prima occasione utile, durante la successiva sfida di campionato disputata al Comunale di Torino, i sostenitori bianconeri esposero uno striscione rimasto celebre che recitava Baresi, 39 volte grazie.

L’eredita di un vero simbolo

Il valore di quell’episodio e risuonato forte anche a distanza di decenni, quando le leggende del calcio hanno voluto tributare l’ultimo saluto allo storico difensore. Tra questi Alessandro Del Piero ha rispolverato la memoria di quelle trentanove rose, sottolineando come il ricordo di quel gesto rimanga impresso nel cuore di ogni sportivo. La traiettoria umana e professionale di Franco Baresi dimostra come la grandezza di un atleta non si misuri soltanto attraverso i trofei sollevati o le presenze sul campo, ma soprattutto attraverso l’impatto morale e l’esempio di rispetto reciproco lasciato in eredita alle generazioni future.

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