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Samuele Spinelli morto dopo il fermo a Barcellona, il racconto del cugino: “Era pieno di lividi e graffi”

Pubblicato: 31/07/2026 23:06

Proseguono le indagini sulla morte di Samuele Spinelli, il ventottenne italiano deceduto in Spagna dopo tre giorni di coma in seguito a un fermo di polizia avvenuto a Barcellona lo scorso 29 maggio. La vicenda, sulla quale sta lavorando anche la Procura di Firenze, ruota attorno alle circostanze che hanno preceduto l’arresto cardiaco del giovane e alle condizioni in cui è stato ritrovato dai familiari.

Secondo le prime ricostruzioni, Spinelli sarebbe stato fermato dagli agenti della polizia catalana dopo essere entrato in un negozio dal quale avrebbe sottratto alcuni capi d’abbigliamento. Gli investigatori stanno cercando di chiarire che cosa sia accaduto nei minuti successivi all’intervento delle forze dell’ordine e se vi siano eventuali responsabilità legate al decesso del ragazzo.

Il fermo e il ricovero in ospedale

Stando a quanto riferito dalle autorità spagnole, gli agenti avrebbero trovato il giovane in uno stato di forte agitazione e avrebbero deciso di immobilizzarlo e ammanettarlo. La polizia catalana sostiene che il decesso non sia collegato al fermo e che, proprio a causa delle condizioni del ventottenne, sia stato richiesto l’intervento dei soccorritori.

Poco dopo l’arrivo del personale sanitario, però, il ragazzo sarebbe andato in arresto cardiaco. I medici hanno tentato a lungo le manovre di rianimazione, trasferendolo poi all’Hospital del Mar, dove è rimasto ricoverato in coma per tre giorni prima di morire.

L’autopsia eseguita in Spagna avrebbe individuato come causa del decesso un’insufficienza multiorgano collegata all’assunzione di anfetamine. Nel frattempo, anche la magistratura italiana ha disposto ulteriori accertamenti per fare piena luce sulla vicenda.

Le parole del cugino

A sollevare nuovi interrogativi sono state soprattutto le dichiarazioni del cugino Peter Rossi, che ha raccontato di avere trovato il giovane in condizioni molto gravi.

«Samuele era pieno di lividi, graffi, era gonfio. Io non ho riconosciuto mio cugino ricoverato in ospedale in Spagna», ha spiegato. Secondo il suo racconto, il ventottenne sarebbe entrato in coma durante le fasi successive al fermo effettuato dagli agenti a Barcellona.

I familiari chiedono ora di ricostruire con precisione quanto accaduto e di verificare l’eventuale presenza di elementi che possano chiarire l’origine delle lesioni riscontrate sul corpo del giovane.

La vita all’estero e il sogno della musica

Da qualche tempo Samuele Spinelli si era trasferito a Barcellona, dove stava lavorando alla realizzazione di un disco rap, coltivando quella che considerava la sua più grande passione.

In passato aveva vissuto a lungo all’estero, lavorando come maggiordomo in residenze di lusso tra Londra, gli Emirati Arabi Uniti e l’Uzbekistan. Successivamente era rientrato a Firenze, dove aveva iniziato a gestire ville di prestigio. Grazie alle sue esperienze internazionali, parlava cinque lingue, tra cui l’arabo e il russo.

Il messaggio dei genitori

I genitori del ventottenne, assistiti dall’avvocato Diego Capano, hanno affidato il loro dolore a una lunga lettera dedicata al figlio.

«Da oggi non ti chiediamo miracoli. Ti chiediamo soltanto di camminare accanto a noi, di aiutarci a sopravvivere a questo dolore immenso», hanno scritto. Nella lettera, la famiglia ha ricordato la determinazione e l’impegno che hanno accompagnato il percorso di vita di Samuele, sottolineando come il giovane avesse affrontato esperienze professionali in diversi Paesi del mondo senza mai rinunciare alle proprie ambizioni.

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