
Il ricordo televisivo legato alla scomparsa di Francesco Guccini porta con sé una riflessione inevitabile sui linguaggi e sui palinsesti della nostra emittente nazionale. Il Maestrone è stato per decenni una presenza importante della televisione italiana, ma nel giorno della sua morte il ricordo non è passato dalle due grandi ammiraglie generaliste, Rai1 e Canale 5, se non per i Tg nazionali. A raccogliere l’eredità televisiva del cantautore è stata soprattutto Rai3, insieme alle reti radiofoniche Rai, in particolare Radio3. Un’impostazione che riflette una cifra stilistica precisa, più vicina alla televisione culturale e d’autore che alla logica dello spettacolo generalista.
Particolarmente discussa la scelta dei telegiornali della rete ammiraglia. Nel giorno della sua morte il Tg1 delle 13.30 è finito nel mirino delle polemiche perché ha messo la notizia in coda e non in testa, scatenando reazioni nell’opinione pubblica per l’assenza di speciali dedicati. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, lo ha definito «uno dei maggiori interpreti della canzone d’autore italiana, meritevole di un ricordo unanime al di là di qualsiasi instrumentalizzazione politica». La dimensione artistica di Guccini, estranea ai grandi format commerciali, si è espressa da sempre nelle interviste approfondite e nei concerti, trovando spazio negli ultimi anni in contesti come “Propaganda Live” su La7.
Le reazioni della politica e la coerenza artistica di un gigante
Proprio sul terreno ideologico la sua scomparsa ha riaperto dibattiti mai assopiti. La premier Giorgia Meloni lo ha ricordato con parole chiare: «Continuerò a cantare le sue canzoni, e a ringraziarlo per averci regalato delle emozioni. Lo farò nonostante probabilmente non ne sarebbe contento, nonostante abbia letto le sue dichiarazioni livorose verso di me», rivendicando che «sono una persona libera e la libertà di leggere e ascoltare tutto – al di là delle differenze – sarà sempre la mia bussola». Posizioni a cui Guccini rispose spesso con il suo consueto sarcasmo, ricordando i dinieghi agli inviti ad Atreju o commentando le vicende di governo con la celebre battuta: «Hai voluto la bicicletta? Pedala».
L’integrità del cantautore si era manifestata nettamente anche nelle scelte editoriali e commerciali. «Gli oppressori sono anche da noi. E per sapere chi sono basta chiederlo a Fazio, a quelli cacciati della Rai», aveva sentenziato l’artista nel 2023, ricordando anche i storici boicottaggi alla tv berlusconiana: «quando c’era Berlusconi, non sono mai andato nelle sue reti». Oggi la programmazione del piccolo schermo offre uno sguardo parziale alla sua carriera, limitandosi a trasmissioni cinematografiche con suoi celebri cameo, tra cui “Ti amo in tutte le lingue del mondo” su Cine34 e “Radiofreccia” su Rai Movie. Un ritratto complesso che conferma l’impronta indelebile lasciata da un maestro libero.


