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Commissione Covid, scontro tra Conte e Meloni: «Plotone d’esecuzione», “Cerchiamo la verità”

Pubblicato: 07/08/2026 09:30

Lo scontro politico sulla gestione della pandemia torna al centro del confronto tra Giuseppe Conte e Giorgia Meloni. Al termine delle cinque ore di audizione davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, l’ex presidente del Consiglio ha accusato l’organismo di essere stato concepito come un «plotone d’esecuzione» nei suoi confronti e ha indicato nella premier la «regista» dell’iniziativa. Meloni ha replicato poche ore dopo, respingendo le accuse e sostenendo che l’obiettivo della commissione sia fare luce su quanto accaduto durante l’emergenza sanitaria.

Conte: «Commissione concepita come un plotone d’esecuzione»

Nel corso dell’audizione, che dopo la seduta del 6 agosto proseguirà a settembre, Conte ha esordito parlando di «onore» e accusando alcuni esponenti politici di essersi sottratti al confronto durante la pandemia.

L’ex premier ha poi rivolto le sue critiche direttamente alla commissione, sostenendo che sia stata costruita per colpirlo e, contemporaneamente, per proteggere gli amministratori locali appartenenti ai partiti di centrodestra. Un riferimento alla decisione di non approfondire, nell’ambito dell’inchiesta, la gestione dell’emergenza da parte delle Regioni, nonostante il ruolo regionale nell’organizzazione della sanità.

Al termine dell’audizione, Conte ha rincarato la dose davanti ai giornalisti: «Giorgia Meloni è la regista di tutto questo», ha affermato, riferendosi sia ai lavori della commissione sia agli attacchi politici e mediatici che, a suo giudizio, lo avrebbero riguardato.

L’appello alla premier: «Affrontiamoci politicamente»

Il leader del Movimento 5 Stelle ha quindi rivolto un messaggio diretto alla presidente del Consiglio, chiedendole di confrontarsi apertamente sul piano politico.

Secondo Conte, i tentativi di colpirlo attraverso «mezzucci» e attacchi mediatici sarebbero destinati a perdere efficacia quando arriva il momento di rispondere direttamente alle accuse. «Sono qui, confrontiamoci politicamente da esponenti politici seri, responsabili», è stato il suo invito alla premier.

Meloni: «Vogliamo conoscere tutta la verità»

La replica di Giorgia Meloni è arrivata attraverso i social. La presidente del Consiglio ha respinto l’accusa di voler trasformare la commissione in uno strumento di attacco personale.

«A differenza sua, non mi interessa gettare fango su nessuno», ha scritto Meloni, sottolineando che la pandemia ha rappresentato una tragedia che ha coinvolto milioni di italiani e non dovrebbe diventare un terreno di scontro personale.

Per la premier, l’obiettivo della commissione è invece accertare quanto accaduto durante l’emergenza. «Non è un processo a una persona», ha sostenuto, accusando Conte di essersi messo «sulla difensiva» e di aver trasformato la questione in uno scontro politico.

«La verità sulla pandemia non è un attacco politico. È un diritto degli italiani», ha aggiunto Meloni.

La nuova replica di Conte: «Dicci dove sono finite le chat»

Lo scontro non si è fermato qui. Conte ha risposto nei commenti al post della presidente del Consiglio, rivendicando di essere sempre stato disponibile a fornire spiegazioni e a rispondere alle domande sulla gestione della pandemia.

L’ex premier ha quindi spostato il confronto su altri dossier politici, chiedendo a Meloni di chiarire dove siano finite, a suo dire, le chat di Delmastro e sollevando nuovamente la questione delle Regioni amministrate dal centrodestra, che secondo Conte sarebbero state escluse dagli approfondimenti della commissione.

Conte ha inoltre citato la vicenda giudiziaria che coinvolge Daniela Santanchè, chiedendo quando la ministra dovrà rispondere in Tribunale dell’inchiesta per truffa Covid.

«Io oggi sono stato per ore a rendere conto e a rispondere. Tu hai 5 minuti per rispondere all’Italia?», ha concluso l’ex premier, rilanciando così lo scontro con Meloni mentre l’audizione davanti alla commissione Covid è destinata a proseguire nelle prossime settimane.

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