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Milan, la doccia fredda per i tifosi del diavolo: così non va, per Amorim tutto da rifare

Pubblicato: 08/08/2026 17:08

La tournée in Australia lascia a Ruben Amorim più interrogativi che certezze. A quindici giorni dall’inizio del campionato, il Milan che torna in Italia non ha ancora assunto una fisionomia precisa e le indicazioni raccolte nelle ultime amichevoli sono state spesso contraddittorie. Il derby contro l’Inter aveva mostrato qualche segnale incoraggiante, soprattutto sul piano dell’atteggiamento e di alcuni meccanismi collettivi, ma la successiva prova contro il Chelsea ha cancellato buona parte delle sensazioni positive. Adesso arriva probabilmente la settimana più importante dell’intera preparazione: a Milanello l’allenatore portoghese dovrà lavorare sulla squadra e, contemporaneamente, confrontarsi con la società per stabilire definitivamente su quali uomini costruire il nuovo Milan.

Non tutto ciò che si è visto durante la tournée può naturalmente essere considerato definitivo. Assenze, condizione atletica differente tra i giocatori e nuovi innesti ancora da inserire hanno inevitabilmente condizionato il lavoro. Ma il tempo comincia a stringere e Amorim dovrà trasformare rapidamente un gruppo ancora in costruzione in una squadra riconoscibile. Le prossime settimane serviranno quindi non soltanto per mettere benzina nelle gambe, ma soprattutto per sciogliere i dubbi tattici e completare un organico che presenta ancora diversi punti interrogativi.

Difesa da ricostruire, il nodo Tomori

Il reparto che richiede probabilmente il lavoro maggiore è quello difensivo. Il Milan ha affrontato le amichevoli senza il primo e il secondo portiere e questo rappresenta una variabile tutt’altro che marginale. Giocare con Mike Maignan alle spalle cambia inevitabilmente il comportamento della linea, dalla gestione della profondità all’impostazione dal basso, fino alla sicurezza con cui i centrali possono accettare determinate situazioni di uno contro uno. Il giovane Torriani ha fatto quanto poteva, ma il ritorno del francese permetterà ad Amorim di lavorare finalmente sulla struttura difensiva destinata ad affrontare le partite ufficiali.

A complicare ulteriormente le valutazioni è arrivato l’infortunio di Mario Gila, uno degli uomini sui quali il Milan ha investito maggiormente. Fortemente voluto, acquistato con un investimento importante e accolto con entusiasmo dai tifosi, il difensore ha potuto disputare soltanto uno spezzone della partita di Glasgow prima di fermarsi. Amorim dovrà quindi ancora verificare sul campo la possibile convivenza tra Gila, Matteo Gabbia e Strahinja Pavlovic, soprattutto qualora l’intenzione sia quella di costruire stabilmente una linea a tre.

Proprio per questo la possibile cessione di Fikayo Tomori merita una riflessione ulteriore. L’inglese possiede caratteristiche differenti rispetto agli altri centrali: è più rapido nelle corse all’indietro, può difendere grandi porzioni di campo e rimane probabilmente il giocatore più efficace della rosa quando bisogna recuperare sull’avversario in campo aperto. Privarsene prima di aver verificato fino in fondo il funzionamento della nuova difesa potrebbe rappresentare un rischio, soprattutto considerando che Gila deve ancora essere realmente inserito nei meccanismi della squadra.

Modric e Rabiot, il centrocampo titolare esiste solo sulla carta

Qualche certezza in più sembra esserci a centrocampo, almeno per quanto riguarda le gerarchie teoriche. La coppia destinata a partire davanti a tutti è quella composta da Luka Modric e Adrien Rabiot. Il francese deve ancora rientrare pienamente dopo aver disputato la finale del Mondiale, mentre Modric ha già mostrato durante la preparazione ciò che il Milan si aspettava: qualità tecnica, personalità e soprattutto una voglia ancora intatta di incidere.

Il problema è che il centrocampo titolare non è ancora stato realmente visto insieme. Amorim dovrà quindi utilizzare le prossime settimane per costruire intese e distanze, verificando soprattutto quale equilibrio possa garantire una coppia tecnicamente importante ma che avrà bisogno di una squadra organizzata attorno a sé. Qualche segnale moderatamente positivo è arrivato da Youssouf Fofana, nonostante il francese sia tra i giocatori considerati cedibili, e da Yunus Musah. Più intermittenti, invece, le indicazioni offerte da Samuele Ricci.

Anche qui, dunque, il lavoro di Milanello sarà decisivo. Amorim dovrà stabilire non soltanto i titolari, ma anche quali alternative siano realmente funzionali al suo sistema. Sugli esterni il quadro appare leggermente più definito: Davide Bartesaghi e Alexis Saelemaekers hanno sfruttato la tournée per mandare segnali interessanti e sembrano aver guadagnato terreno nelle gerarchie.

Leao resta il grande punto interrogativo

La tournée non ha invece modificato sostanzialmente la situazione di Rafael Leao. Il portoghese ha fatto discretamente nella mezz’ora disputata contro l’Inter, mentre contro il Chelsea la sua prestazione è stata decisamente meno convincente. Ma il vero interrogativo non riguarda ciò che Leao ha mostrato nelle amichevoli: riguarda soprattutto il suo futuro.

La posizione del Milan appare chiara: davanti all’offerta ritenuta giusta, il club è pronto a prendere in considerazione la cessione. Molto dipenderà quindi dalle eventuali mosse del Galatasaray o di altre società interessate e, naturalmente, dalla volontà dello stesso calciatore. La sensazione è che il rapporto possa essere arrivato a un punto nel quale tutte le parti sono disponibili a valutare una separazione.

Per Amorim sarebbe però una scelta tutt’altro che neutrale. Perdere Leao significherebbe rinunciare al giocatore della rosa maggiormente capace di creare superiorità individuale e costringerebbe probabilmente il tecnico a ridisegnare almeno in parte il reparto offensivo. La decisione dovrà quindi essere accompagnata da una strategia precisa sul mercato e non semplicemente dalla necessità di chiudere una cessione importante.

Gonçalo Ramos chiamato a prendersi il Milan

Una delle grandi scommesse offensive sarà Gonçalo Ramos. L’ex Paris Saint-Germain arriva con motivazioni importanti e con la necessità di dimostrare di poter essere protagonista in una grande squadra dopo un’esperienza parigina nella quale non sempre è riuscito a conquistare una centralità assoluta. Amorim conosce bene le caratteristiche dell’attaccante e si aspetta molto da lui, sia in termini realizzativi sia per il lavoro che dovrà garantire all’intero reparto.

L’eventuale partenza di Leao potrebbe rendere più complicato il suo inserimento, perché priverebbe Ramos di un giocatore capace di creare spazi e occasioni attraverso accelerazioni e superiorità nell’uno contro uno. Anche per questo le decisioni sul mercato offensivo dovranno essere strettamente collegate alle idee tattiche dell’allenatore.

Il Milan torna dunque dalla tournée con una squadra ancora lontana dalla versione definitiva. Alcuni segnali sono arrivati, ma non abbastanza da eliminare i dubbi. Amorim dovrà lavorare sulla difesa, costruire il centrocampo attorno a Modric e Rabiot, definire le gerarchie sulle fasce e soprattutto capire quale sarà il volto dell’attacco.

A quindici giorni dal campionato non è ancora il momento delle sentenze, ma quello delle decisioni sì. I venti giorni che restano di agosto saranno determinanti: molto lavoro sul campo, diverse operazioni da completare sul mercato e soprattutto scelte che il Milan non può permettersi di sbagliare. Perché dopo una tournée dalle indicazioni contrastanti, a Milanello comincia adesso la fase in cui Amorim dovrà trasformare le idee in una squadra vera.

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