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Vinicio Marchioni, il tumore scoperto durante le prove: “L’ho vissuto come un altro personaggio”

Pubblicato: 13/08/2026 11:13

C’è stato un momento in cui Vinicio Marchioni ha dovuto confrontarsi contemporaneamente con il corpo dell’attore e con quello dell’uomo. È accaduto durante le prove di Un tram che si chiama Desiderio, il suo primo spettacolo con Antonio Latella, quando ha scoperto di avere un tumore alle ossa.

Oggi, in un’intervista a Repubblica, Marchioni racconta quell’esperienza in occasione dell’uscita di Le vite in atto (Marsilio), libro dedicato a sette personaggi della sua carriera teatrale.

La malattia durante le prove

Marchioni stava lavorando alla costruzione di Stanley Kowalski, personaggio che richiedeva una fisicità particolarmente intensa, fatta di forza e aggressività.

Proprio mentre cercava di costruire quel corpo per la scena, l’attore si è trovato a fare i conti con la propria malattia. «Fortunatamente è rientrato, è stato curato», racconta, spiegando come l’esperienza abbia cambiato il suo rapporto con il corpo.

Tra operazione, fisioterapia e cure, Marchioni continuava infatti a prepararsi per il ruolo: «Mentre cercavo di costruire il corpo di Stanley, mi ritrovavo a fare i conti con il mio».

«L’ho vissuta come un altro personaggio»

L’attore spiega di non aver mai voluto trasformare la propria sofferenza in qualcosa da esibire pubblicamente. Ha preferito affrontarla attraverso il linguaggio che conosce meglio, quello del teatro.

«Non mi è mai piaciuto mettere in piazza le sofferenze», racconta Marchioni. «L’ho vissuta come un’esperienza, quasi come se avessi incontrato un altro personaggio».

La malattia è diventata così qualcosa con cui confrontarsi e da inserire, almeno in parte, nel percorso del personaggio che stava interpretando.

«Non potevo fermarmi»

Quel periodo coincideva con una fase particolarmente intensa della sua vita. Il teatro occupava un ruolo centrale, il cinema stava andando bene e, nello stesso periodo, erano nati anche i suoi figli.

«Avevo intorno una vita pienissima», ricorda l’attore. Per questo, nonostante le difficoltà, sentiva di non potersi fermare.

Marchioni cita una frase di Čechov: «Domani mattina il sole sorgerà comunque». E aggiunge: «E io quel sole volevo continuare a vederlo».

La balbuzie e l’incontro con il teatro

Nel racconto della propria formazione, Marchioni parla anche della balbuzie, una difficoltà che ha segnato la sua adolescenza e che lo ha portato a sviluppare un rapporto particolare con la parola.

Da ragazzo trovava nella scrittura uno spazio per esprimersi. Poi è arrivato il teatro, trasformando quella difficoltà in una sorta di esercizio continuo sul linguaggio.

«Da balbuziente sei costretto a riflettere continuamente su cosa significhi parlare», spiega. Imparare a evitare una parola, trovare un sinonimo, costruire una frase diversa: un allenamento costante che, secondo l’attore, gli ha permesso di sviluppare una consapevolezza particolare del linguaggio.

«Parlare è un miracolo, tanto quanto la vita», conclude Marchioni.

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