
Naveen Cassera è morto il 13 agosto a Fiorano al Serio, in Val Seriana. Aveva 38 anni e appena 27 giorni prima aveva conquistato il Premio Bravograzie 2026, concorso nazionale dedicato ai nuovi talenti della comicità italiana e considerato una sorta di “Champions League dei comici”.
La vittoria arrivata pochi giorni prima
Il 17 luglio, sul palco di Valpelline, in Valle d’Aosta, Cassera aveva ottenuto quello che rappresentava il più importante riconoscimento della sua carriera. La vittoria era arrivata dopo un percorso iniziato professionalmente da pochi anni e che nel 2026 sembrava aver trovato una svolta.
Prima del successo a Bravograzie, in primavera aveva conquistato anche il Premio Nebbia Città di Milano, confermando la crescita di un artista che aveva iniziato a dedicarsi seriamente alla comicità soltanto nel 2024.
Le circostanze della morte non sono state rese note. Dalla famiglia e dagli ambienti professionali frequentati dal comico non sono arrivate comunicazioni sulle cause del decesso. Chi lo conosceva ha parlato di una scomparsa improvvisa. Nato il 24 ottobre 1987, Cassera avrebbe compiuto 39 anni in autunno.
Dall’India alla Val Seriana
Nato in India, Cassera era arrivato in Italia quando aveva appena nove mesi, dopo essere stato adottato da una coppia bergamasca. La sua storia personale era diventata negli anni anche una delle fonti della sua comicità.
Padre di due figli adolescenti, prima di dedicarsi al palcoscenico aveva lavorato come animatore turistico. Successivamente aveva scelto una professione più stabile: prima in una ferramenta, poi come responsabile acquisti in un’azienda di Cologno al Serio attiva nel trattamento delle acque.
Parallelamente aveva iniziato a costruire la sua seconda vita da cabarettista.
La tunica indiana e l’Atalanta
Uno dei suoi personaggi più riconoscibili nasceva proprio giocando sulle aspettative del pubblico. Cassera entrava in scena indossando una tunica indiana e simulando difficoltà nel parlare italiano, lasciando inizialmente intendere di essere appena arrivato da un Paese lontano.
Poi arrivava il ribaltamento: la sua unica divinità, spiegava, era l’Atalanta. Sotto la tunica compariva una maglietta con la scritta “pota”, espressione tipica della parlata bergamasca.
Il suo meccanismo comico consisteva proprio nello smontare, attraverso i tempi e le battute, il pregiudizio iniziale che il pubblico poteva costruire osservandolo.
Il lavoro durante la settimana, il palco nel weekend
Nel 2024 Cassera si era iscritto all’Accademia del Comico di Milano, dove aveva iniziato a lavorare sulla scrittura, sui tempi comici e sulla presenza scenica.
Da quel momento aveva portato avanti due percorsi contemporaneamente: durante la settimana il lavoro nell’ufficio acquisti, nel fine settimana spettacoli, laboratori e selezioni.
Il suo obiettivo era trasformare progressivamente la comicità nella propria professione principale. Tra i suoi traguardi dichiarati c’era anche quello di arrivare in televisione, con Zelig come riferimento.
Un anno che sembrava quello della svolta
Il 2026 aveva dato concretezza alle sue ambizioni. Dopo il Premio Nebbia era arrivata la vittoria a Bravograzie, ottenuta davanti agli altri finalisti Alessia De Pasquale, Gianpiero Sterpi, Massimo De Rosa, Cristiana Maffucci ed Enrico Zambianchi.
Un risultato che sembrava poter aprire nuove opportunità professionali. Cassera, però, non ha avuto il tempo di attraversare quelle porte.
Il ricordo degli amici del mondo della comicità
Tra i primi a ricordarlo pubblicamente c’è stato il Caffè Teatro di Verghera di Samarate, nel Varesotto, locale dove aveva mosso i primi passi e continuato a sperimentare i propri pezzi.
Maurizio Castiglioni, che lo aveva lanciato e lo aveva soprannominato “Prezzemolino” perché «era sempre ovunque», aveva da poco selezionato Cassera per il premio di cabaret di Martina Franca.
Due giorni prima della morte, il comico gli aveva inviato un messaggio nel quale ringraziava per il percorso fatto e mostrava fiducia nel futuro. Una strada che, dopo la vittoria di Bravograzie, sembrava appena cominciata e che si è invece interrotta improvvisamente a 38 anni.


