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“Vietata la vendita”. Pranzo da incubo: tante persone in ospedale per questo alimento, arrivano i NAS

Pubblicato: 17/08/2026 11:54

Allarme rosso e paura improvvisa per una tranquilla giornata di festa estiva, dove una tavolata in compagnia si è trasformata in una drammatica corsa al pronto soccorso per oltre dieci persone. Quando le eccellenze della buona tavola e i sapori tradizionali delle vacanze nascondono insidie invisibili per la salute, la reazione delle autorità sanitarie e delle forze dell’ordine deve essere immediata per evitare conseguenze ben più gravi per la collettività. L’attivazione istantanea dei protocolli di emergenza sanitaria e i controlli a tappeto sulla filiera alimentare mostrano quanto sia sottile il confine tra un momento di spensieratezza e un’emergenza medica che scuote un’intera comunità.

Il caso di San Lucido e l’intervento delle autorità

L’incubo è scattato durante la giornata di Ferragosto, sabato 15 agosto, nel Tirreno Cosentino, precisamente a San Lucido. Almeno 11 persone hanno avuto sintomi di intossicazione alimentare e si sono recate in ospedale dopo aver mangiato cozze. A quanto si apprende, si tratta di persone che appartengono quasi tutte allo stesso nucleo familiare e che hanno mangiato gli stessi cibi. Fortunatamente, ora le loro condizioni sarebbero in via di miglioramento, ma gli episodi hanno fatto scattare immediatamente le procedure di indagine epidemiologica per verificare provenienza, tracciabilità ed eventuali campionamenti.

L’obiettivo prioritario degli inquirenti è ricostruire la filiera alimentare, individuare i lotti eventualmente coinvolti e accertare la correlazione tra il consumo dei molluschi e i casi segnalati. Il sindaco di San Lucido, Cosimo De Tommaso, ha emesso un’ordinanza urgente dopo la segnalazione dell’Asp per la sospensione cautelativa della vendita e somministrazione del prodotto.

Istruzioni sanitarie e indagini dei Nas

Il provvedimento del primo cittadino prevede il ritiro cautelativo, il divieto di movimentazione senza autorizzazione e l’obbligo di esibire la documentazione di tracciabilità. Il sindaco precisa che la misura ha natura cautelativa ed è finalizzata alla rimozione del pericolo «indipendentemente dall’accertamento definitivo di responsabilità». Sul caso stanno indagando i Carabinieri del Nuclei Antisofisticazioni e Sanità (Nas) coadiuvati dal reparto prevenzione dell’Azienda sanitaria provinciale.

Un’intossicazione da molluschi può manifestarsi con disturbi gastrointestinali come vomito e dissenteria, ma anche con tachicardia, problemi cutanei come orticaria, cefalea improvvisa e sudorazione. In caso di sintomi analoghi, i sanitari raccomandano di contattare tempestivamente il pronto soccorso o un centro antiveleni, specificando dettagliatamente cosa si è mangiato e in quali quantità.

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