
Il Pacifico equatoriale sta mostrando segnali di un marcato riscaldamento e gli occhi dei climatologi sono puntati sull’evoluzione di El Niño, il fenomeno oceanico-atmosferico capace di modificare la circolazione atmosferica e influenzare il clima anche a migliaia di chilometri di distanza. Europa e Italia comprese, sebbene nel Mediterraneo i suoi effetti siano molto meno diretti e prevedibili rispetto ad altre aree del pianeta.
A richiamare l’attenzione non sono soltanto le temperature registrate sulla superficie dell’oceano. Il segnale più interessante arriva infatti da quello che sta succedendo in profondità, dove si starebbe accumulando una notevole quantità di energia termica.
Cosa sta succedendo nel Pacifico
Nel settore equatoriale orientale del Pacifico le temperature superficiali del mare risultano superiori alla media di oltre 2°C. Ma ancora più significative sarebbero le anomalie rilevate sotto la superficie.
Secondo i dati del Climate Prediction Center del National Weather Service statunitense, nel corso di luglio il riscaldamento ha interessato in maniera significativa anche gli strati profondi dell’oceano. In alcune zone sarebbero state osservate anomalie locali fino a +10°C rispetto alla norma.
Non significa che l’intero Pacifico profondo sia diventato improvvisamente dieci gradi più caldo: si tratta di anomalie localizzate rispetto ai valori normalmente attesi a determinate profondità. Il dato è comunque importante perché permette agli scienziati di valutare quanta energia si stia accumulando nel sistema.
Il termoclino più profondo e il “serbatoio” di calore
Un altro elemento sotto osservazione è il termoclino, la zona di transizione che separa le acque superficiali più calde da quelle profonde e più fredde.
Durante lo sviluppo di El Niño questa struttura può modificarsi sensibilmente. In questa fase il termoclino risulta più profondo del normale in alcune aree del Pacifico equatoriale, un’indicazione della presenza di un importante serbatoio di calore sotto la superficie.
È proprio questa energia a poter contribuire al mantenimento e all’intensificazione delle anomalie superficiali, rafforzando l’interazione tra oceano e atmosfera alla base di El Niño.
Che cos’è El Niño
El Niño è la fase calda dell’ENSO, l’oscillazione naturale che coinvolge oceano e atmosfera nel Pacifico tropicale. A intervalli irregolari, le acque del Pacifico centrale e orientale diventano più calde del normale e cambiano contemporaneamente i venti e la distribuzione delle precipitazioni.
Le conseguenze possono propagarsi attraverso la circolazione atmosferica, modificando le probabilità di siccità, alluvioni, ondate di calore e anomalie delle temperature in diverse regioni del pianeta.
L’intensità degli effetti, però, varia considerevolmente da un episodio all’altro.
Cosa potrebbe succedere in Italia
Il legame tra El Niño e il clima italiano è molto più complesso rispetto a quello osservato, per esempio, nelle Americhe o nell’area del Pacifico. Non è quindi possibile tradurre automaticamente un El Niño intenso nell’arrivo di una determinata condizione meteorologica sull’Italia.
Sul Mediterraneo entrano in gioco numerosi altri fattori: dalla posizione della corrente a getto alle oscillazioni atmosferiche sull’Atlantico, fino alle temperature eccezionalmente elevate raggiunte negli ultimi anni dal Mediterraneo stesso.
Un El Niño particolarmente intenso può tuttavia contribuire a modificare gli equilibri della circolazione atmosferica su larga scala e, indirettamente, aumentare o diminuire la probabilità di determinate configurazioni anche sull’Europa.
Per capire quali conseguenze concrete avrà sull’Italia, dunque, sarà necessario osservare l’evoluzione del fenomeno nei prossimi mesi. Il dato che in questo momento interessa maggiormente gli scienziati è proprio quello nascosto sotto la superficie del Pacifico: un enorme serbatoio di calore che potrebbe diventare determinante per stabilire quanto El Niño riuscirà a rafforzarsi.


