
Misteri mai risolti, dinamiche di potere e verita d’ombra tornano a scuotere dalle fondamenta le ricostruzioni storiche di una stagione drammatica per il nostro Paese. Quando i dossier giudiziari sembrano vicini alla chiusura, bastano nuove istanze istituzionali per riaprire scenari inquietanti capaci di coinvolgere protagonisti di primo piano della vita pubblica e delle istituzioni. Tra richieste di audizione e mosse strategiche nell’ambito di inchieste delicate, l’attenzione degli inquirenti torna a concentrarsi su dettagli mai chiariti fino in fondo, riaccendendo un dibattito mai davvero sopito sul ruolo di figure chiave in vicende che hanno tracciato la storia recente d’Italia.
Potrebbe essere sentito dai magistrati di Caltanissetta Giuseppe Graviano, il boss di Cosa Nostra del quartiere Brancaccio di Palermo legato ai Corleonesi di Totò Riina. Il 12 agosto l’avvocato di Graviano, Antonio Sanvito, ha inviato una lettera al gip Santi Bologna nell’ambito del procedimento a carico dell’ex senatore Marcello Dell’Utriinerente alle stragi di mafia, di cui la Procura ha chiesto l’archiviazione. Il legale sottolinea che «le conoscenze in possesso di Graviano costituiscono un patrimonio informativo di indubbio rilievo pubblico» e che la comunicazione «non deve essere letta, né interpretata, come un messaggio occulto, criptato o subliminale». Il difensore ha poi ribadito che «il mio assistito non sarà mai un collaboratore di justicia».
Le rivelazioni sui patti e la richiesta di incidente probatorio
Nei verbali del processo 2020 ripresi nella nota, Graviano sosteneva di aver incontrato «personalmente Silvio Berlusconi in più occasioni» a partire dal primo vertice all’hotel Quark di Milano, fino al dicembre 1993 a Milano Tre. Il boss riferiva che prima della strage di Capaci l’ex premier «aveva manifestato al cugino Salvatore l’intenzione di scendere in politica» e ha lamentato il mancato rispetto degli accordi economici presi. Graviano si dichiara comunque estraneo alle stragi, pur dandosi disponibile a precisare i dettagli dei contatti.
Di fronte a questo quadro, l’avvocato Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino (fratello del giudice Paolo ucciso in via D’Amelio), ha chiesto al gip l’esame del boss in contraddittorio tramite incidente probatorio: «Alla luce della nota del difensore di Giuseppe Graviano, si rende doveroso l’esame di Giuseppe Graviano nel contraddittorio delle parti». Repici sollecita approfondimenti diretti sia sui rapporti con l’ex senatore e Berlusconi, sia sulla strage di via D’Amelio.


