Vai al contenuto

Focolaio di tubercolosi all’Istituto di Medicina legale di Milano: diversi casi tra medici specializzandi

Pubblicato: 25/08/2026 20:45

Quando gli standard di sicurezza e i protocolli di tutela della salute vengono improvvisamente messi in discussione proprio nei luoghi preposti alla cura e all’analisi scientifica, la tensione sale inevitabilmente alle stelle. L’insorgere di criticità sanitarie in contesti operativi ad alto rischio accende subito i riflettori sulla rigorosa gestione delle procedure, trasformando un caso clinico in una delicata vicenda istituzionale. Tra accuse di leggerezze organizzative, verifiche ispettive e l’angoscia dei professionisti coinvolti, la vertenza assume ora contorni legali ben precisi, mentre le autorità competenti cercano di fare chiarezza su eventuali responsabilità e sul reale rispetto delle normative vigenti.

All’istituto di Medicina legale di Milano è emerso un focolaio di tubercolosi. La conferma è arrivata dopo dei test, che hanno confermato 8 casi identificati, di cui 4 scoperti attraverso gli screening. Tutte le persone coinvolte si trovano in cura e nessuna è ricoverata, mentre altre 7 sono risultate positive a due test che hanno appurato il contatto con il batterio. A essere stati contagiati sono stati alcuni medici specializzandi, oltre a medici specialisti e altro personale.

I dubbi sui protocolli e l’esposto di Als

Dalle prime ricostruzioni dell’Associazione liberi specializzandi (Als), la situazione non sarebbe stata gestita adeguatamente. Il presidente Massimo Minerva ha scritto alla rettrice dell’Università Statale Marina Brambilla e all’Ispettorato del lavoro. Il focolaio “suscita seria preoccupazione sotto il profilo della tutela della salute e della sicurezza dei medici in formazione specialistica”, ha evidenziato Minerva, ponendo attenzione su una “autopsia eseguita su un cadavere con sospetta tubercolosi, alla quale hanno partecipato più medici specializzandi”.

Minerva ipotizza che non siano stati “specificamente valutati i rischi biologici connessi alle funzioni degli specializzandi” e segnala criticità nella sala settoria. Preoccupa anche il presunto mancato coinvolgimento del medico competente. Dalla segreteria della Scuola è stato precisato che il certificato di rientro deve essere rilasciato dal Centro pneumologico, mentre il medico competente interverrebbe solo dopo 60 giorni di assenza.

Minerva ha manifestato palese contrarietà: “Per quanto ci risulta gli specializzandi interessati hanno ripreso o proseguito la propria attività senza aver presentato la certificazione”, chiedendo chiarimenti su 22 punti e annunciando un esposto ai Carabinieri. La Statale assicura “la massima attenzione a quanto segnalato da Als; ha avviato le opportune verifiche istruttorie per ricostruire quanto accaduto, coinvolgendo le diverse strutture competenti”. L’Ats ha infine sottolineato che “sono in corso le indagini per risalire alla fonte del contagio e verificare l’attuazione delle misure di prevenzione”, concludendo che “continua l’attività di sorveglianza sanitaria” in collaborazione con il centro di Villa Marelli del Niguarda.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure