
L’intelligenza artificiale potrebbe diventare il più potente strumento di uguaglianza mai creato oppure trasformarsi in una formidabile macchina capace di amplificare le disuguaglianze. Tra questi due estremi, secondo Bill Gates, si giocherà una delle sfide più importanti dei prossimi anni.
Il fondatore di Microsoft ha dedicato una serie di interventi al futuro dell’IA, sostenendo che la rapidità con cui la tecnologia sta progredendo richieda risposte politiche molto più incisive. La transizione, avverte Gates, potrebbe aprire uno dei «periodi più turbolenti della storia» umana, soprattutto sul fronte dell’occupazione.
«L’intelligenza artificiale sarà o il più grande strumento di uguaglianza mai inventato o la peggiore fonte di ingiustizia. La sfida è colossale», è il suo avvertimento.
«Molti posti di lavoro spariranno per sempre»
Uno dei problemi principali riguarda il lavoro. Secondo Gates, non è sufficiente considerare l’automazione prodotta dall’IA come una delle tante trasformazioni tecnologiche che nel corso della storia hanno eliminato alcune professioni creandone contemporaneamente altre.
Questa volta, sostiene, il cambiamento potrebbe essere più profondo e soprattutto permanente.
«Molti posti spariranno per sempre», ha avvertito. Gates ha ricordato che nel 1933, nel pieno della Grande Depressione, la disoccupazione negli Stati Uniti raggiunse il 25%. L’impatto dell’IA potrebbe non arrivare a quelle dimensioni, ha precisato, ma la differenza fondamentale sarebbe un’altra: «Non si esaurirà in un ciclo economico».
Per questo ha avanzato una proposta destinata a far discutere: riservare il 40% dei posti di lavoro agli esseri umani, impedendo che determinate attività vengano completamente affidate alle macchine.
Le «riserve» per il lavoro umano
Gates utilizza un paragone con la tutela dell’ambiente per spiegare il principio. «Mi piace la frase “riservati agli umani” perché mi fa pensare alle riserve naturali, posti dove si potrebbero costruire edifici e strade ma che abbiamo deciso di preservare perché sarebbero una perdita troppo grande».
L’idea è che la società possa scegliere consapevolmente di mantenere alcuni ambiti sotto il controllo delle persone anche quando un sistema artificiale fosse tecnicamente capace di svolgere lo stesso compito.
Non sarebbe quindi soltanto una questione di efficienza economica, ma una scelta politica e sociale su quale ruolo assegnare agli esseri umani in un’economia sempre più automatizzata.
Gates: «In privato sono molto preoccupati»
Il fondatore di Microsoft ha rivolto una critica particolarmente dura anche alla stessa industria tecnologica. A suo giudizio, le aziende impegnate nella corsa all’intelligenza artificiale tenderebbero a minimizzare pubblicamente alcuni rischi mentre, nelle conversazioni private, la preoccupazione sarebbe molto maggiore.
«In privato, chi capisce quanto questa tecnologia stia migliorando, è molto preoccupato», ha dichiarato Gates al New York Times.
Il motivo del silenzio pubblico sarebbe, secondo la sua ricostruzione, anche economico. «Ormai si dicono l’un l’altro: “Non dirlo, ci danneggia, in gioco ci sono i miliardi di dollari che stiamo cercando di raccogliere”».
Gates sostiene che la velocità dei progressi abbia superato anche le sue aspettative e invita a prendere seriamente in considerazione scenari che comprendono non soltanto la sostituzione di una parte del lavoro umano, ma anche la possibilità di sistemi sempre più difficili da controllare.
L’appello ai governi e il ruolo della Cina
La gestione di rischi di questa portata, secondo Gates, non può essere lasciata esclusivamente alle aziende che sviluppano i modelli. Servono nuove politiche pubbliche e soprattutto una cooperazione internazionale capace di coinvolgere anche Paesi che competono direttamente nello sviluppo dell’IA.
Tra questi c’è inevitabilmente la Cina. Gates ha spiegato a Reuters di voler affrontare la questione direttamente con il presidente cinese Xi Jinping: «Ne parlerò con Xi».
Il tema della regolamentazione non riguarda peraltro soltanto Gates. Anche aziende direttamente impegnate nello sviluppo dei sistemi più avanzati, tra cui OpenAI e Anthropic, hanno più volte posto l’attenzione sulla necessità di preparare istituzioni e governi alle conseguenze di modelli artificiali sempre più potenti.
Per Gates il punto decisivo sarà stabilire chi beneficerà di questa trasformazione. Se gli enormi incrementi di produttività generati dall’intelligenza artificiale verranno distribuiti ampiamente, la tecnologia potrà migliorare le condizioni di vita di miliardi di persone. Se invece vantaggi e potere resteranno concentrati nelle mani di pochi, il risultato potrebbe essere un aumento senza precedenti delle disuguaglianze.
Ed è proprio qui, secondo Gates, che si trova il bivio: l’IA non determinerà automaticamente il proprio impatto sulla società. Saranno le scelte politiche compiute durante la transizione a decidere da quale parte penderà la bilancia.


