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Ucraina, pioggia di Storm Shadow sul comando russo: uccisi generali e ufficiali a Donetsk

Pubblicato: 30/08/2026 08:01

Un attacco preparato nei dettagli, una raffica di missili Storm Shadow-Scalp contro strutture utilizzate dai vertici militari russi e un bilancio che, secondo fonti circolate sui canali russi e ucraini, potrebbe comprendere decine di militari tra morti e feriti. È il raid compiuto mercoledì sera dall’Ucraina nell’area occupata di Donetsk, dove sarebbe stato colpito il quartier generale avanzato del Raggruppamento Centro, impegnato nelle operazioni nel Donbass.

L’operazione assume un peso particolare anche alla luce delle durissime dichiarazioni arrivate il giorno successivo da Mosca contro il Regno Unito. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha infatti evocato possibili ritorsioni contro strutture militari britanniche anche al di fuori dell’Ucraina, collegando l’utilizzo delle armi occidentali alla responsabilità dei Paesi che le forniscono.

Il quartier generale colpito a Donetsk

Lo stato maggiore ucraino ha confermato di avere condotto con successo un’operazione aerea contro strutture di comando russe nel Donbass, senza però entrare nei particolari. Dalla zona di Donetsk sono state segnalate numerose esplosioni, avvenute in almeno due sequenze, mentre le autorità filorusse hanno riferito del ferimento di nove civili.

Le immagini diffuse successivamente hanno mostrato edifici danneggiati, colonne di fumo e frammenti riconducibili a ordigni prodotti da MBDA, il consorzio europeo che realizza gli Storm Shadow-Scalp.

Secondo resoconti comparsi su canali Telegram russi, l’attacco avrebbe provocato 27 morti e 58 feriti tra i militari, con il coinvolgimento anche di generali e colonnelli. Le cifre non risultano confermate ufficialmente. Tra gli ufficiali indicati come vittime compare Andrey Moisenko, appartenente al 41esimo corpo d’armata.

Fonti ucraine sostengono inoltre che sarebbe stato colpito anche il generale Sergei Milchakov, indicato come responsabile del 51esimo corpo d’armata e tra i comandanti delle forze impegnate nell’offensiva contro le ultime roccaforti ucraine nell’area. Il bombardamento sarebbe avvenuto mentre era in corso una riunione di alti ufficiali dedicata proprio all’andamento delle operazioni.

Le analisi delle immagini satellitari indicano due diversi bersagli. Il principale sarebbe stato un grande parcheggio sotterraneo realizzato nei pressi di un centro commerciale, all’interno di un progetto immobiliare rimasto incompiuto dopo l’inizio della guerra.

La struttura, capace originariamente di ospitare centinaia di automobili e situata diversi metri sotto terra, sarebbe stata trasformata in un centro di comando militare protetto. Proprio le caratteristiche del bunker avrebbero reso determinante l’utilizzo degli Storm Shadow-Scalp, progettati per penetrare strutture fortificate prima dell’esplosione della testata.

Secondo le ricostruzioni, i caccia ucraini avrebbero lanciato sei missili, con l’obiettivo di saturare le difese russe e aumentare le probabilità di colpire il bersaglio. Gli ordigni avrebbero provocato crolli e incendi nella struttura sotterranea.

Un secondo bombardamento avrebbe interessato un edificio universitario situato a circa due chilometri di distanza e da tempo utilizzato dalle truppe russe. La struttura avrebbe avuto funzioni logistiche, di deposito e di alloggio per il personale del comando.

In questo secondo attacco potrebbero essere state impiegate armi di fabbricazione statunitense. Tra le ipotesi circolate figura l’utilizzo di sistemi JDAM modificati, capaci di colpire obiettivi a distanza grazie a sistemi di guida e propulsione aggiuntivi.

L’intelligence e la reazione di Mosca

Uno degli aspetti più significativi dell’operazione riguarda il possibile lavoro dell’intelligence ucraina. Kiev non avrebbe soltanto individuato il quartier generale, ma sarebbe riuscita anche a conoscere in anticipo la presenza di alcuni comandanti, scegliendo quindi il momento in cui la concentrazione di ufficiali all’interno della struttura era maggiore.

La contemporanea offensiva contro il presunto dormitorio del personale militare fa pensare a un’operazione concepita per danneggiare non soltanto infrastrutture e mezzi, ma direttamente la catena di comando russa impegnata nelle operazioni verso Kramatorsk e Sloviansk.

Il bombardamento sarebbe stato condotto completamente dall’aviazione ucraina attraverso una missione articolata. Oltre agli aerei incaricati di lanciare gli Storm Shadow, potrebbero essere stati utilizzati missili antiradar e sistemi di guerra elettronica per ridurre l’efficacia delle difese antiaeree russe. Non viene escluso nemmeno l’impiego di batterie Patriot a protezione dello spazio aereo utilizzato dai velivoli ucraini.

Un precedente simile risale all’estate del 2024, quando missili Storm Shadow furono impiegati contro una struttura sotterranea nella regione russa di Kursk.

La reazione diplomatica russa è arrivata poche ore dopo. Maria Zakharova ha affermato che strutture e sistemi militari britannici presenti in Ucraina o fuori dal Paese potrebbero diventare obiettivi di una risposta russa qualora Londra continuasse a sostenere attacchi compiuti con armamenti britannici.

Inizialmente le dichiarazioni erano state interpretate soprattutto come una risposta alla decisione britannica di consentire la produzione degli Storm Shadow su licenza in Ucraina. Il raid di Donetsk suggerisce però un’altra possibile chiave di lettura: la durezza delle parole di Mosca potrebbe essere direttamente collegata alla distruzione del quartier generale russo.

Gli Storm Shadow-Scalp richiedono inoltre una complessa preparazione delle missioni, soprattutto per quanto riguarda l’inserimento dei dati necessari alla navigazione e al riconoscimento dell’obiettivo. Secondo le ricostruzioni riportate, una parte di queste procedure sarebbe stata finora realizzata con il contributo di personale specializzato britannico o francese.

È anche per questo che il riferimento russo a possibili obiettivi militari britannici «dentro o fuori dall’Ucraina» viene considerato particolarmente significativo. Con il trasferimento delle licenze e delle capacità produttive a Kiev, tuttavia, una quota sempre maggiore di queste attività potrebbe in futuro essere gestita direttamente dagli ucraini.

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