
L’estate meteorologica si chiude e l’attenzione dei centri di calcolo si sposta già sulla prossima stagione fredda. Dal primo settembre prende infatti il via l’autunno meteorologico e iniziano a consolidarsi le proiezioni sui grandi equilibri atmosferici che potrebbero caratterizzare l’inverno 2026-2027.
Al centro delle analisi c’è soprattutto l’evoluzione delle anomalie nel Pacifico e il possibile ruolo di El Niño, fenomeno che potrebbe incidere sulle dinamiche atmosferiche globali e, di conseguenza, anche sul quadro meteorologico europeo.
Finisce l’estate meteorologica, iniziano le proiezioni sull’inverno
Il 31 agosto segna la conclusione del trimestre estivo dal punto di vista meteorologico. Dal giorno successivo, con l’inizio dell’autunno meteorologico, l’attenzione si concentra progressivamente sulle tendenze stagionali e sull’evoluzione dei principali indicatori climatici.
In questa fase gli oceani hanno accumulato grandi quantità di calore e le loro anomalie possono contribuire a influenzare la circolazione atmosferica su vasta scala. Le proiezioni per i prossimi mesi guardano quindi con particolare interesse alle dinamiche del Pacifico equatoriale e alle possibili conseguenze sul comportamento della corrente a getto.
El Niño e il possibile cambio delle correnti atmosferiche
Secondo lo scenario descritto, il possibile rafforzamento di El Niño verso la fine del 2026 potrebbe rappresentare uno degli elementi più importanti nella costruzione del quadro invernale.
Le variazioni delle temperature superficiali dell’Oceano Pacifico equatoriale possono infatti avere effetti sulla circolazione atmosferica globale, modificando anche le traiettorie delle perturbazioni e delle grandi correnti.
Uno dei possibili effetti sarebbe la formazione di configurazioni di blocco anticiclonico in grado di interrompere o deviare il flusso mite proveniente dall’Atlantico. In questo contesto, masse d’aria di origine artica o continentale potrebbero raggiungere più facilmente alcune aree dell’Europa.
L’analisi di Severe Weather Europe sul Vortice Polare
Tra gli elementi presi in considerazione dalle proiezioni figura anche il comportamento del Vortice Polare stratosferico. Secondo quanto riportato nel bollettino di Severe Weather Europe, le dinamiche legate alla stratosfera potrebbero assumere un ruolo significativo nell’evoluzione della stagione fredda.
Un eventuale indebolimento del Vortice Polare può favorire importanti cambiamenti nella circolazione atmosferica, con possibili conseguenze anche alle medie latitudini. Tra i fenomeni osservati in queste situazioni ci sono i riscaldamenti stratosferici improvvisi, capaci di alterare la struttura della circolazione polare e di favorire la discesa di aria molto fredda verso sud.
Alta pressione tra Groenlandia e Islanda, lo scenario per l’Europa
Un altro elemento evidenziato nelle proiezioni riguarda le anomalie di pressione sul Nord Atlantico. Lo scenario descritto prevede la possibile presenza di un’area di alta pressione tra Groenlandia e Islanda.
Una configurazione di questo tipo potrebbe ostacolare le correnti occidentali più miti e modificare il percorso delle masse d’aria dirette verso l’Europa. In presenza delle condizioni favorevoli, il continente potrebbe risultare maggiormente esposto ad afflussi freddi provenienti dalle regioni artiche o continentali.
Le conseguenze potrebbero tradursi in fasi caratterizzate da temperature più basse e, nelle aree interessate dalle necessarie condizioni atmosferiche, anche da nevicate fino a quote basse.
Le stagionali restano proiezioni da aggiornare
Le indicazioni per l’inverno 2026-2027 delineano dunque uno scenario potenzialmente dinamico, con l’evoluzione di El Niño, del Vortice Polare e delle anomalie sul Nord Atlantico tra i principali fattori da monitorare nei prossimi mesi.
Si tratta tuttavia di proiezioni stagionali destinate ad aggiornarsi con l’avvicinarsi dell’inverno e con l’arrivo di nuovi dati. Sarà l’evoluzione delle grandi dinamiche atmosferiche tra autunno e inizio della stagione fredda a chiarire se gli scenari ipotizzati potranno effettivamente tradursi in ondate di gelo e neve sull’Europa.


