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Pietracatella, gli esiti shock sulle vittime: “Cos’hanno trovato nello stomaco”. Terribile

Pubblicato: 03/09/2026 21:10

Il giallo di Pietracatella resta aperto e, con il procedere degli accertamenti, continuano a emergere interrogativi sulle circostanze della morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, uccise dalla ricina. Al centro dell’attenzione ci sono non soltanto gli aspetti investigativi della vicenda, ma anche le evidenze scientifiche raccolte sulla potentissima sostanza tossica.

A spiegare quali indicazioni possano arrivare dagli esami è stato Matteo Bassetti, medico infettivologo, intervenuto come ospite di Manuela Moreno durante la trasmissione La Vita in Diretta, in onda su Rai 1. L’esperto si è soffermato in particolare sulla quantità di ricina alla quale sarebbero state esposte le due vittime e sul significato dell’assenza di anticorpi negli altri componenti della famiglia.

«Esposte a grandi quantità di ricina»

Bassetti ha innanzitutto spiegato i meccanismi di tossicità della ricina, sottolineando come il veleno possa risultare letale attraverso differenti modalità di esposizione.

«La ricina è un veleno che va trattato con estrema cautela: l’intossicazione letale può avvenire non solo per ingestione, ma anche attraverso l’inalazione», ha spiegato l’infettivologo.

Un elemento particolarmente significativo riguarda poi gli accertamenti di laboratorio effettuati nell’ambito del caso. «Riguardo a questa vicenda, il Robert Koch Institute di Berlino ha rilevato tracce della sostanza all’interno del tessuto gastrico: un dato che indicherebbe per le due vittime un’esposizione a quantità molto elevate di veleno».

Un riscontro che contribuisce a definire il quadro scientifico dell’avvelenamento, mentre resta da chiarire nell’ambito dell’inchiesta come la sostanza sia entrata in contatto con Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.

Il rebus degli anticorpi

Un altro punto dell’approfondimento ha riguardato Gianni Di Vita e l’altra figlia della coppia. Manuela Moreno ha chiesto all’esperto se l’assenza di anticorpi alla ricina nei loro esami possa consentire di escludere completamente un precedente contatto con il veleno.

Secondo Bassetti, il dato deve essere interpretato tenendo conto soprattutto del momento in cui sono stati effettuati gli accertamenti. «Esclude un contatto con la ricina ma bisogna vedere quando sono stati fatti gli accertamenti, perché gli anticorpi della ricina, a differenza degli anticorpi per i virus che poi rimangono presenti per tutta la vita, possono scomparire».

Proprio il tempo trascorso dall’eventuale esposizione potrebbe quindi essere determinante nell’interpretazione dei risultati. «Quindi se il prelievo di sangue fatto al marito e alla figlia è stato fatto molto vicino all’esposizione, potrebbero esserci gli anticorpi, se invece è stato fatto tanto tempo dopo potrebbero essersi persi gli anticorpi».

Un elemento che lascia aperta una questione importante nel caso di Pietracatella: l’assenza di anticorpi rilevabili al momento degli esami deve essere valutata anche alla luce della distanza temporale tra i prelievi e l’eventuale contatto con la sostanza.

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