Vai al contenuto

“Aiuto, cosa vuole farmi!”. Lorena nel bagagliaio prima di morire: telefonate da incubo

Pubblicato: 04/09/2026 12:19

Tre chiamate in pochi minuti. Tre tentativi disperati di mantenere un contatto con qualcuno dall’esterno, mentre intorno c’è soltanto il buio del bagagliaio. Prima la madre, poi un amico. In entrambi i casi la comunicazione si interrompe. Alla terza telefonata arriva invece la richiesta di aiuto alle forze dell’ordine. È un filo sottilissimo quello che tiene una donna collegata ai soccorsi mentre il tempo scorre e la situazione precipita.

Dall’altra parte della linea gli operatori cercano di capire dove si trovi, chi abbia davanti e soprattutto come possa essere raggiunta. Ogni informazione diventa essenziale: il veicolo, la targa, la direzione di marcia, le condizioni della donna. Il telefono continua a trasmettere un segnale e permette agli investigatori di seguire gli spostamenti dell’auto. Ma la comunicazione, dopo circa venti minuti, si interrompe. Da quel momento la ricerca diventa ancora più urgente.

La donna è Lorena Isceri, 47 anni, dirigente d’azienda, che secondo la ricostruzione degli investigatori sarebbe stata aggredita, immobilizzata e rinchiusa nel bagagliaio del Suv dell’ex compagno, Federico Vella, 36 anni. È da lì che riesce a raggiungere telefonicamente la centrale operativa della questura di Firenze e a pronunciare una frase che racchiude tutta la drammaticità di quei momenti: “Federico mi ha rapita, vuole uccidermi”.
Leggi anche: Femminicidio a Bergamo, Valentina uccisa a coltellate in casa dal marito

La relazione finita e le paure raccontate a un’amica

La relazione tra i due si era conclusa alcune settimane prima, dopo una vacanza in Grecia. Non risultavano denunce presentate dalla donna nei confronti dell’ex compagno, ma una persona a lei vicina aveva percepito una situazione di pericolo.

Un’amica di Lorena, parlando con la Nazione, ha raccontato di averla invitata a rivolgersi alle forze dell’ordine: “L’avevo avvisata che l’avrebbe aspettata sotto casa. Fino a ieri le avevo chiesto di andare dalle forze dell’ordine, di denunciare. Ma lei mi rispondeva che ne sarebbe uscita da sola. Era una donna eccezionale, mentre lui si era rivelato un dottor Jekyll e Mr.Hyde”.

Parole che, alla luce di quanto accaduto successivamente, assumono un peso ancora maggiore. La donna aveva scelto di affrontare da sola una situazione che, secondo il racconto dell’amica, aveva già suscitato preoccupazione.

Poi la vicenda è precipitata. Lorena si è ritrovata chiusa nel bagagliaio del veicolo e ha cercato una via per chiedere aiuto.

La corsa contro il tempo sull’A1

Dopo la telefonata al 112, gli operatori della questura di Firenze sono rimasti in collegamento con la donna per circa venti minuti. In quel periodo hanno raccolto più informazioni possibili: l’identità della vittima, quella dell’uomo che era con lei, il veicolo utilizzato, la targa, le sue condizioni e l’eventuale presenza di armi.

Nel frattempo, il segnale del cellulare ha permesso di geolocalizzare il telefono. La posizione indicava un mezzo in movimento lungo l’A1. L’allarme è stato quindi trasmesso alla polizia stradale, mentre gli investigatori hanno incrociato le informazioni disponibili con le immagini delle telecamere.

Il riscontro arriva: il Suv si trova effettivamente sull’autostrada.

Ma proprio mentre la macchina dei soccorsi cerca di avvicinarsi, quel collegamento telefonico fondamentale si interrompe. Dalla questura vengono effettuati diversi tentativi per ristabilire la comunicazione con Lorena, senza successo.

Secondo una prima ipotesi investigativa, l’ex compagno potrebbe essersi accorto che la donna aveva ancora con sé il cellulare e che stava parlando con la polizia. Un elemento che dovrà essere ricostruito dagli investigatori attraverso gli accertamenti sulla dinamica dei fatti.

Il cavalcavia e l’ultimo contatto

Quando una pattuglia individua il Suv fermo sul cavalcavia, Lorena è ancora viva. Gli ultimi momenti della sua vita vengono ricostruiti anche attraverso quanto registrato dalla centrale operativa.

Tra le frasi riportate c’è quella che l’uomo avrebbe pronunciato dopo aver aperto il bagagliaio e aver visto la donna con il telefono in mano: “Che cosa stai facendo?”.

Poco dopo, secondo la ricostruzione, la situazione precipita definitivamente. Lorena, 47 anni, viene scaraventata dal cavalcavia, da un’altezza superiore ai quaranta metri.

Gli agenti raggiungono quindi l’uomo. E anche in quel momento, secondo quanto riferito, Vella avrebbe rivolto accuse contro l’ex compagna, pronunciando queste parole: “Mi ha tradito, mi ha trattato male, mi ha aggredito”.

Poi il gesto dal cavalcavia, dopo quella telefonata durata circa venti minuti e iniziata con una richiesta di aiuto. Tre tentativi di contattare qualcuno dall’interno del bagagliaio: prima la madre, poi un amico e infine il 112. L’ultima chiamata è diventata il punto di partenza della corsa dei soccorritori, con la localizzazione del telefono, il controllo delle telecamere e la ricerca del veicolo lungo l’autostrada.

Una sequenza di pochi minuti nella quale Lorena ha cercato di fare ciò che poteva per essere trovata, mentre gli operatori dall’altra parte della linea provavano a seguirne le tracce. La comunicazione si è poi interrotta e, quando il Suv è stato individuato, la donna si trovava ancora sul cavalcavia.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure