Vai al contenuto

Report, le inchieste “sospette” di Di Pasquale: problemi per la nuova conduttrice

Pubblicato: 06/09/2026 09:07

La promozione di Claudia Di Pasquale alla conduzione di Report riporta sotto i riflettori alcune delle inchieste più discusse realizzate negli anni dalla trasmissione di Rai 3 e riaccende le polemiche attorno a Sigfrido Ranucci. L’ex conduttore ha accolto positivamente la scelta della storica inviata, arrivando a rivendicarla come quella che avrebbe fatto lui stesso se ci fosse stato un confronto con l’azienda.

«Sarebbe stata una delle mie scelte in un normale dialogo con l’azienda. Però meno male che questo dialogo non è avvenuto perché se l’avessi consigliata io, probabilmente non l’avrebbero nominata», ha dichiarato Ranucci.

Di Pasquale è una delle firme storiche del programma e negli anni ha curato anche alcune inchieste sulla Cisl che provocarono un duro confronto con il sindacato, arrivato successivamente nelle aule giudiziarie.

Le inchieste di Report sulla Cisl

Tra i servizi al centro dello scontro figurano «Cisl, gli insindacabili», andato in onda il 14 dicembre 2020 e dedicato, tra gli altri aspetti, ai bilanci e agli stipendi dei vertici dell’organizzazione, e «L’aspettativa», trasmesso il 17 maggio 2021, che affrontava invece i meccanismi dei distacchi e delle aspettative sindacali non retribuite.

Quelle inchieste suscitarono contestazioni all’interno del sindacato e alimentarono anche interrogativi sulle fonti utilizzate dalla trasmissione. In alcuni ambienti della Cisl venne ipotizzato che una delle fonti potesse essere Marco Bentivogli, ex segretario generale della Fim Cisl. Non risulta tuttavia accertato che Bentivogli fosse la principale fonte dei servizi.

Nel 2020 Bentivogli si era dimesso dalla guida della federazione dei metalmeccanici dopo tensioni interne. Report affrontò anche la sua vicenda, sostenendo che le verifiche condotte sulla Fim non avessero fatto emergere ammanchi o irregolarità finanziarie tali da giustificare la durezza dello scontro interno.

Ranucci commentò allora: «Fa sorridere un sistema che è così indulgente nei confronti di chi ha percepito redditi alti e così intransigente, invece, nei confronti di coloro che i redditi se li sono abbassati».

Le polemiche sul possibile conflitto d’interessi

Attorno a quelle puntate sono successivamente circolate contestazioni relative a un possibile conflitto d’interessi, legate alla vita privata di Ranucci e ai rapporti professionali di persone a lui vicine con esponenti del mondo sindacale.

Secondo quanto riportato, Ranucci avrebbe intrapreso anni fa una relazione con Laura Cianfoni, che per oltre un lustro aveva lavorato come assistente politica di Bentivogli. Anche il padre di Cianfoni, Augusto, aveva ricoperto ruoli di vertice nella Cisl, come segretario generale della Fai Cisl.

Si tratta di circostanze utilizzate dai critici della trasmissione per sollevare interrogativi sull’opportunità delle inchieste, ma che non dimostrano di per sé un condizionamento del lavoro giornalistico.

Sul piano giudiziario, nel 2026 il Tribunale di Roma ha rigettato la causa civile promossa dalla Cisl contro la trasmissione, con un esito favorevole a Report, a Ranucci e al lavoro giornalistico svolto da Di Pasquale.

Gasparri contro Ranucci

Le polemiche su Ranucci non riguardano soltanto il passato di Report. Nelle ultime ore è intervenuto duramente anche Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia e componente della Commissione di Vigilanza Rai, commentando alcuni stralci delle dichiarazioni rese da Ranucci ai magistrati lo scorso 2 luglio, dopo gli arresti degli esecutori materiali dell’attentato avvenuto davanti alla sua abitazione.

«Quella di Ranucci si conferma sempre di più “La tragedia di un uomo ridicolo”», ha attaccato Gasparri, facendo riferimento alle ipotesi formulate dall’ex conduttore davanti agli inquirenti.

Secondo il senatore, nelle dichiarazioni ci sarebbero «affermazioni pirotecniche» relative a una possibile matrice mafiosa dell’attentato e a un collegamento con il dibattito sul regime del 41 bis.

Gasparri ha inoltre contestato i riferimenti di Ranucci ad altre vicende della storia italiana e alle cosiddette «piste nere», temi sui quali Report ha realizzato diverse inchieste.

«Insomma, il problema di Ranucci è la sua mancanza di reputazione e di credibilità», ha concluso il senatore di Forza Italia. Si tratta del giudizio politico di Gasparri, non di un accertamento sulle ipotesi investigative relative all’attentato.

Le indagini sui carbon credit e i rapporti tra Brasile e Africa

Parallelamente proseguono gli approfondimenti sul giro d’affari dei crediti di carbonio riconducibile a Valter Lavitola e su una rete di società e persone con collegamenti tra Africa e Brasile.

Secondo quanto riportato da Mowmag, in Brasile risulta una Future Awaits Brasil Ltda amministrata da Maximo Pablo Lusardi, argentino già comparso nelle vicende brasiliane dell’ex editore dell’Avanti. Lusardi sarebbe inoltre socio di un’impresa attraverso la quale, nel 2011, sarebbero transitati 530mila dollari destinati all’acquisto della casa di Lavitola ad Armação de Búzios.

Lusardi compare oggi anche in una società attiva nella conservazione forestale, attività potenzialmente collegata alla generazione di crediti di carbonio.

Nelle ricostruzioni compare inoltre Ben Chimutengo, socio di Lavitola in Zimbabwe attraverso Afro Carbon Solutions, che avrebbe autorizzato Thomas Ferreira de Azevedo Rosa a rappresentare la società in Brasile e a gestirne i conti.

Attentato a Ranucci, D’Avino resta in carcere

Intanto prosegue anche il procedimento relativo all’attentato contro Ranucci, avvenuto il 16 ottobre 2025 a Pomezia.

Le motivazioni del Tribunale del Riesame depositate il 1° settembre hanno confermato la custodia cautelare in carcere per Pellegrino D’Avino, respingendo le argomentazioni della difesa relative alla gravidanza della compagna e alla disponibilità di un domicilio alternativo.

Secondo quanto riportato nelle motivazioni, per i giudici D’Avino avrebbe avuto «un ruolo centrale nell’approvvigionamento del materiale esplosivo» utilizzato nell’attentato. La sua posizione resta naturalmente sottoposta al vaglio giudiziario e vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.

Tra il cambio alla conduzione di Report, le vecchie controversie sulle inchieste della trasmissione e gli sviluppi giudiziari sull’attentato, il nome di Sigfrido Ranucci torna così al centro di uno scontro che intreccia televisione, politica e inchieste giudiziarie.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure