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Donnarumma, caos al processo per la rapina a Parigi: insulti in aula e due imputati espulsi

Pubblicato: 10/09/2026 22:35

Un’udienza segnata da insulti, proteste e momenti di forte tensione, fino all’espulsione dall’aula di due imputati. Si è conclusa in un clima incandescente la prima giornata del processo a Parigi per la violenta rapina subita nel luglio 2023 da Gianluigi Donnarumma e dalla compagna Alessia Elefante, all’epoca dei fatti incinta. Il procedimento davanti al tribunale correzionale di Parigi proseguirà venerdì 11 settembre.

Alla sbarra ci sono tre uomini. Ilyas Kherbouch, 21 anni, e Khyan Mamouni, 22, sono indicati dall’accusa come i presunti mandanti del colpo, che avrebbero organizzato e seguito telefonicamente mentre si trovavano in carcere. Entrambi contestano le accuse. Il terzo imputato, Moktar Diop, 24 anni, è invece accusato di aver partecipato materialmente all’assalto nell’appartamento del calciatore.

Insulti e proteste durante l’udienza

Il clima in aula è diventato progressivamente più teso. Kherbouch e Mamouni hanno ripetutamente contestato quanto stava avvenendo durante il dibattimento, fino all’intervento della presidente del collegio e alla loro espulsione dall’aula.

La situazione ha coinvolto anche alcuni familiari presenti al processo, allontanati nel corso della giornata. L’udienza è stata infine sospesa poco dopo le 21.20, al termine di una giornata particolarmente difficile.

Il processo era stato annunciato fin dall’inizio come un procedimento particolarmente delicato e sottoposto a forti misure di sicurezza.

La rapina nell’appartamento di Donnarumma

I fatti risalgono alla notte tra il 20 e il 21 luglio 2023, quando Donnarumma giocava ancora nel Paris Saint-Germain. Il portiere e Alessia Elefante si trovavano nel loro appartamento in avenue Montaigne, nell’VIII arrondissement di Parigi, quando un commando di uomini con il volto coperto riuscì a entrare nell’abitazione passando dai tetti.

Il calciatore venne picchiato e minacciato con un coltello, mentre la compagna subì a sua volta violenze. I due furono separati e immobilizzati mentre gli aggressori cercavano denaro e oggetti di valore all’interno dell’appartamento.

I rapinatori fuggirono portando con sé contanti, gioielli, orologi e borse di lusso, oltre ad altri oggetti. Donnarumma aveva inizialmente quantificato il valore complessivo dei beni sottratti in una cifra vicina al milione di euro, anche se successive ricostruzioni giudiziarie hanno indicato valutazioni differenti del bottino.

L’accusa: il colpo coordinato dal carcere

Uno degli aspetti centrali del processo riguarda proprio il presunto ruolo di Kherbouch e Mamouni. Secondo l’accusa, i due avrebbero diretto il commando a distanza, comunicando telefonicamente dal carcere di Villepinte, dove si trovavano detenuti al momento della rapina.

La ricostruzione è contestata dalle difese. Kherbouch, attraverso i suoi legali, ha proclamato la propria innocenza e ha criticato l’impianto dell’inchiesta, sostenendo che alcuni accertamenti importanti non sarebbero stati effettuati prima del rinvio a giudizio.

Sul caso esiste anche un precedente procedimento relativo a due ragazzi che erano minorenni all’epoca dei fatti: sono già stati condannati dal tribunale per i minorenni a pene di tre e quattro anni di reclusione, una parte delle quali con sospensione condizionale. La Procura ha presentato appello.

Il processo verso la conclusione

Dopo una prima giornata caratterizzata dalle fortissime tensioni in aula, il processo è destinato a proseguire venerdì 11 settembre davanti al tribunale correzionale di Parigi.

Al centro del procedimento resta la ricostruzione delle responsabilità dei tre imputati nella violenta irruzione che, tre anni fa, trasformò una notte nell’appartamento parigino di Donnarumma e della compagna in un incubo. Per tutti gli imputati vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.

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