
Grillo is back. E il possibile ritorno del fondatore del Movimento 5 Stelle fa tremare, e non poco, Giuseppe Conte. La notizia, rilanciata da Il Tempo, è già rimbalzata nelle chat pentastellate, dove però nessuno osa esporsi più di tanto. Nella stagione del Movimento targato Giuseppi, del resto, mettere in discussione il vertice non è esattamente un esercizio incoraggiato. Eppure, dietro il silenzio ufficiale, il fermento cresce: l’ipotesi di un ritorno dell’“Elevato” affascina soprattutto quella parte della base che non si riconosce nella svolta a sinistra impressa da Conte e guarda con nostalgia alle origini.
Se i parlamentari continuano a considerare la riconferma di Conte e il suo eventuale ritorno a Palazzo Chigi come la priorità assoluta, tra gli attivisti serpeggia invece un malessere sempre più evidente. La critica riguarda una gestione giudicata troppo verticistica e un progetto politico che, agli occhi di molti militanti, avrebbe ormai perso buona parte del Dna originario. È proprio in questa frattura che potrebbe inserirsi Grillo: una nuova proposta costruita attorno a un’idea diversa di welfare, all’innovazione tecnologica e alle potenzialità della rete avrebbe il potenziale per provocare uno tsunami dentro un Movimento già attraversato da profonde divisioni.

Il quadro diventerebbe ancora più delicato se Grillo riuscisse a inibire l’utilizzo dello storico simbolo alle prossime elezioni politiche. L’udienza sul contenzioso, dopo una serie di rinvii e slittamenti, dovrebbe tenersi a novembre. Ma, indipendentemente dai tempi della giustizia, tra i sostenitori dell’ex comico genovese l’attesa è già diventata entusiasmo. Per una parte della base, infatti, il ritorno del fondatore rappresenterebbe molto più di una nuova candidatura: sarebbe la possibilità di ripartire da zero, recuperando parole d’ordine e identità che sembravano definitivamente archiviate.
A dare voce a questo sentimento sono, tra gli altri, i “Figli delle Stelle”, il gruppo di militanti che durante l’ultima assemblea di “Nova” aveva contestato il nuovo corso. Sui social è comparso un’immagine con i cinque astri affiancati da un logo pirata ispirato all’anime One Piece e una frase che sembra quasi una promessa: «E forse è solo l’inizio». Il messaggio è rivolto a una generazione «cresciuta con l’idea che la politica possa essere partecipazione, rete, coraggio e cambiamento». L’invito è a non disimpegnarsi: quei corpi celesti, sostengono i militanti, devono tornare a brillare.
Ma la partita non riguarda soltanto l’identità politica. Sullo sfondo c’è anche la costruzione delle future liste elettorali. Gli stessi militanti chiedono spazio per «chi non si è mai rassegnato alla politica dei palazzi», lanciando un messaggio piuttosto chiaro ai big rimasti fuori dal nuovo corso e oggi alla ricerca di una nuova collocazione. Un appello che, secondo alcune ricostruzioni, sarebbe già arrivato a San Fruttuoso, dove Grillo avrebbe fatto sapere di non voler recuperare automaticamente i vecchi protagonisti del Movimento. Tra i nomi che non sembrerebbero godere di corsie preferenziali c’è anche Virginia Raggi, tornata negli ultimi mesi a frequentare gli appuntamenti di Conte e notata accanto all’ex premier anche alla presentazione del suo ultimo libro.
Il riavvicinamento alla politica attiva di molti ex pentastellati non è casuale. Con l’avvicinarsi delle prossime politiche e il superamento del limite dei due mandati, infatti, per diversi esponenti storici potrebbe riaprirsi la porta di Montecitorio. Da qui la tentazione di tornare in campo, soprattutto per chi aveva vissuto come un trauma l’allontanamento di Grillo dal Movimento. Il rischio, per il nuovo progetto, sarebbe però quello di trasformarsi in una semplice operazione nostalgia. Grillo, almeno nelle intenzioni, sembrerebbe voler evitare proprio questo: non un museo delle glorie passate, ma una nuova classe dirigente.
Per farlo, l’ex comico avrebbe bisogno di facce nuove e di persone di fiducia. E, considerando la legge elettorale e il possibile ritorno delle preferenze, il lavoro per costruire le liste sarebbe tutt’altro che secondario. Il progetto guarderebbe così a giovani promettenti, imprenditori dell’Ict, professionisti ed eccellenze provenienti dai settori più diversi. L’idea sarebbe quella di pescare fuori dai tradizionali circuiti della politica e del cosiddetto mainstream, riportando al centro competenze e figure della società civile. Una selezione dal basso, dunque, coerente con il linguaggio delle origini.
Anche lo strumento attraverso cui individuare i nuovi candidati dovrebbe cambiare. Secondo quanto riferito da ambienti vicini a Grillo, la nuova piattaforma sarebbe pensata per essere gestita da più soggetti, proprio per evitare gli errori del passato. La parola d’ordine sarebbe infatti una: niente nuovi personalismi. Nessun altro leader assoluto, nessun nuovo uomo solo al comando e, soprattutto, nessuno che possa trasformare il Movimento in una creatura personale come, secondo i critici, sarebbe accaduto con Conte. Il bersaglio, insomma, è evidente: mai più un altro “Giuseppi”.
Resta infine da capire che cosa accadrà agli ex militanti meno conosciuti che, però, non hanno mai abbandonato le battaglie degli esordi. Qui la decisione spetterebbe direttamente a Grillo, che non avrebbe preclusioni ma neppure intenzione di distribuire corsie preferenziali. Nella nuova casa, racconta chi frequenta quegli ambienti, la regola dovrebbe tornare a essere quella fondativa: «uno vale uno». È forse questa, più di ogni altra cosa, la vera sfida del possibile ritorno dell’Elevato: capire se il Movimento possa davvero tornare alle origini senza limitarsi a ripeterle.


