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Storica leader radicale, chi era Emma Bonino: dall’aborto all’Europa una vita per i diritti

Pubblicato: 11/09/2026 10:16

È morta Emma Bonino, una delle figure più riconoscibili e longeve della politica italiana e del movimento radicale. Aveva 78 anni. Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, ha attraversato mezzo secolo di storia repubblicana legando il proprio nome alle grandi battaglie per i diritti civili, all’europeismo, alla difesa dei diritti umani e a una lunga attività nelle istituzioni italiane e internazionali.

Deputata, senatrice, europarlamentare, commissaria europea, vicepresidente del Senato e ministra degli Esteri, Bonino è stata soprattutto una delle protagoniste della stagione politica e culturale costruita insieme a Marco Pannella e al Partito Radicale. Aborto, divorzio, lotta alla fame, pena di morte, giustizia internazionale, diritti delle donne e mutilazioni genitali femminili sono soltanto alcune delle campagne alle quali ha dedicato la propria vita politica.

Le origini e gli studi alla Bocconi

Emma Bonino nasce a Bra il 9 marzo 1948. Dopo gli studi in Piemonte si trasferisce a Milano, dove frequenta l’Università Bocconi e si laurea nel 1972 in Lingue e letteratura moderna. La sua formazione non nasce quindi nelle tradizionali scuole di partito e anche questo contribuirà a caratterizzare un percorso politico profondamente diverso da quello di molti protagonisti della Prima Repubblica.

L’ingresso nella politica attiva avviene negli anni Settanta, durante una delle stagioni più importanti nella trasformazione della società italiana. Sono gli anni delle battaglie sul divorzio, sull’aborto, sull’obiezione di coscienza e sulla progressiva affermazione di nuovi diritti individuali. È in questo ambiente che Bonino incontra il Partito Radicale di Marco Pannella e trova la dimensione politica che segnerà tutta la sua vita.

La battaglia per l’aborto e l’arresto nel 1975

Nel 1975 Emma Bonino aderisce al Partito Radicale e diventa immediatamente una delle protagoniste della campagna per la depenalizzazione dell’aborto. Partecipa alle attività del Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto, il Cisa, in un momento in cui l’interruzione volontaria di gravidanza è ancora vietata dalla legge italiana.

Bonino sceglie la strada tipicamente radicale della disobbedienza civile. Insieme ad altri militanti si assume pubblicamente la responsabilità delle attività legate agli aborti clandestini e viene colpita da un mandato di cattura. Nel 1975 viene arrestata, in una vicenda che contribuisce a portare definitivamente il problema dell’aborto al centro del dibattito politico nazionale.

Tre anni più tardi, nel 1978, il Parlamento approverà la legge 194, che disciplina l’interruzione volontaria della gravidanza. Bonino resterà per tutta la vita una delle più convinte sostenitrici del diritto delle donne all’autodeterminazione e della difesa di quella legge.

L’ingresso alla Camera a soli 28 anni

La carriera istituzionale comincia prestissimo. Alle elezioni politiche del 1976, a soli 28 anni, Emma Bonino viene eletta per la prima volta alla Camera dei deputati nelle liste del Partito Radicale.

È l’inizio di una presenza parlamentare destinata a durare, con interruzioni, per decenni. Viene rieletta alla Camera nel 1979, 1983, 1987, 1992 e 1994, tornando poi a Montecitorio nel 2006. Nel corso della sua attività ricopre anche incarichi nel gruppo parlamentare e nell’Ufficio di presidenza.

Il suo modo di intendere la politica resta però sempre fortemente legato all’attivismo esterno alle istituzioni. I radicali utilizzano referendum, scioperi della fame, disobbedienza civile, raccolte di firme e campagne transnazionali come strumenti per imporre nell’agenda pubblica questioni che i grandi partiti spesso preferiscono evitare.

Il lungo sodalizio politico con Marco Pannella

La storia politica di Emma Bonino è inseparabile da quella di Marco Pannella. I due diventano i volti più conosciuti del radicalismo italiano, pur mantenendo personalità, sensibilità e stili differenti.

Pannella è il grande comunicatore, capace di utilizzare il proprio corpo, gli scioperi della fame e della sete e le provocazioni politiche come strumenti di lotta. Bonino sviluppa progressivamente una dimensione più istituzionale e internazionale, senza rinunciare al metodo radicale.

Il loro rapporto attraversa anche momenti di tensione e differenze politiche, ma per decenni Pannella e Bonino rappresentano nell’immaginario pubblico italiano quasi un’unica storia politica: quella di un piccolo movimento capace di incidere su grandi trasformazioni sociali ben oltre il proprio peso elettorale.

Dall’Italia all’Europa

Nel 1979 Emma Bonino viene eletta per la prima volta al Parlamento europeo, nelle prime elezioni europee a suffragio universale diretto. Tornerà a Strasburgo più volte: nel 1984, nel 1999 e nel 2004.

L’Europa diventa progressivamente uno degli assi principali della sua identità politica. Bonino sostiene un’integrazione europea molto più profonda di quella realizzata dagli Stati membri, arrivando negli ultimi anni a difendere apertamente il progetto degli Stati Uniti d’Europa.

Il suo europeismo non coincide però con una difesa acritica delle istituzioni comunitarie. Per Bonino l’Unione avrebbe dovuto diventare soprattutto un vero soggetto politico, capace di assumere una politica estera comune, difendere lo Stato di diritto e intervenire nella protezione dei diritti umani.

Commissaria europea dal 1995 al 1999

Una delle fasi più importanti della sua carriera comincia a metà degli anni Novanta. Bonino entra nella Commissione europea guidata da Jacques Santer, dove dal 1995 al 1999 è responsabile della pesca, della politica dei consumatori e soprattutto degli aiuti umanitari attraverso ECHO, l’ufficio europeo per gli interventi nelle emergenze.

Nel 1997 le vengono attribuite ulteriori competenze sulla protezione della salute dei consumatori e sulla sicurezza alimentare.

Sono gli anni delle guerre nei Balcani, delle conseguenze del genocidio in Ruanda, delle crisi umanitarie in Africa e della guerra in Afghanistan. Bonino interpreta il ruolo di commissaria in maniera fortemente operativa, visitando personalmente numerose aree di crisi e trasformando gli aiuti umanitari in uno degli strumenti più visibili dell’azione internazionale dell’Unione europea.

La Lista Bonino e il grande risultato del 1999

Alle elezioni europee del 1999 il movimento radicale si presenta con il nome di Lista Emma Bonino e ottiene uno dei risultati elettorali più sorprendenti della propria storia: circa l’8,5% dei voti a livello nazionale.

È il momento di maggiore consenso personale ed elettorale della leader radicale. Il successo non riuscirà però a trasformarsi nella nascita di un grande partito liberale e radicale. Alle successive elezioni politiche la lista otterrà un risultato molto inferiore.

Quel voto resta comunque una dimostrazione della particolare popolarità conquistata da Bonino, capace in alcuni momenti di raccogliere consenso molto oltre il tradizionale bacino radicale.

Le battaglie contro la fame e per i diritti umani

Parallelamente alla politica italiana ed europea, Bonino costruisce una carriera internazionale fortemente legata alle emergenze umanitarie e ai diritti umani.

Già alla fine degli anni Settanta partecipa alla nascita di iniziative contro la fame nel mondo. Negli anni successivi sostiene la creazione dei tribunali internazionali per perseguire i crimini commessi nell’ex Jugoslavia e in Ruanda e diventa una delle principali promotrici della nascita della Corte penale internazionale.

È tra i fondatori delle organizzazioni Nessuno Tocchi Caino e Non c’è Pace Senza Giustizia, attraverso le quali porta avanti campagne contro la pena di morte, per la giustizia internazionale e contro l’impunità dei responsabili dei crimini più gravi.

La moratoria internazionale sulla pena di morte

Una delle battaglie alle quali Emma Bonino ha legato maggiormente il proprio nome è quella per la moratoria universale della pena di morte.

Per anni i radicali italiani conducono una campagna internazionale per portare la questione davanti alle Nazioni Unite. Il risultato arriva nel 2007, quando l’Assemblea generale dell’Onu approva una risoluzione che chiede una moratoria sulle esecuzioni capitali.

Per Bonino è uno dei successi più importanti di una concezione della politica fondata sull’idea che anche un gruppo relativamente piccolo possa ottenere risultati globali attraverso campagne transnazionali costruite nel corso degli anni.

La battaglia contro le mutilazioni genitali femminili

Un altro fronte fondamentale riguarda i diritti delle donne, soprattutto in Africa e Medio Oriente. Bonino diventa una delle figure internazionali maggiormente impegnate contro le mutilazioni genitali femminili.

Promuove la campagna internazionale Stop FGM, lavora alla diffusione e alla ratifica del Protocollo di Maputo sui diritti delle donne africane e sostiene iniziative diplomatiche per trasformare una battaglia considerata inizialmente marginale in un tema delle Nazioni Unite.

Nel 2012 l’Assemblea generale dell’Onu approva una risoluzione per l’eliminazione universale delle mutilazioni genitali femminili, altro risultato al quale l’impegno radicale internazionale aveva contribuito in modo significativo.

L’Afghanistan e la difesa delle donne contro i talebani

L’attenzione per l’Afghanistan comincia ben prima delle guerre successive all’11 settembre. Alla fine degli anni Novanta Bonino promuove la campagna “Un fiore per le donne di Kabul”, denunciando le discriminazioni imposte dal regime talebano.

Nel 2005 guida inoltre la missione degli osservatori elettorali dell’Unione europea in Afghanistan. Tre anni prima aveva svolto un incarico analogo in Ecuador.

La condizione delle donne afghane resterà uno dei temi sui quali continuerà a intervenire anche negli anni successivi, soprattutto dopo il ritorno dei talebani al potere.

Gli anni al Cairo e lo studio dell’arabo

Tra il 2002 e il 2004 Bonino trascorre parte dell’anno al Cairo, approfondendo la conoscenza del mondo arabo e studiando la lingua. Cura anche una rassegna stampa araba per Radio Radicale.

È una scelta emblematica del suo modo di fare politica internazionale: non soltanto diplomazia istituzionale, ma tentativo di conoscere direttamente società, lingue e culture con le quali entra in contatto.

Nel 2004 partecipa inoltre al processo che porta alla Conferenza intergovernativa di Sana’a su democrazia, diritti umani e Corte penale internazionale, riunendo rappresentanti governativi e società civile del mondo arabo.

Ministro nel governo Prodi

Dopo anni trascorsi soprattutto tra Parlamento europeo e attività internazionale, Bonino torna alla politica italiana nel 2006 con la Rosa nel Pugno, esperienza nata dall’incontro tra Radicali Italiani e socialisti.

Nel secondo governo guidato da Romano Prodi viene nominata ministra del Commercio internazionale e ministra per le Politiche europee, incarichi che ricopre dal maggio 2006 al maggio 2008.

È un passaggio storico anche per il movimento radicale: per la prima volta una delle sue figure principali entra stabilmente in un governo italiano con responsabilità ministeriali.

Vicepresidente del Senato

Alle elezioni del 2008 viene eletta al Senato in Piemonte nelle liste del Partito Democratico e il 6 maggio viene scelta come vicepresidente del Senato, incarico che mantiene fino alla conclusione della legislatura nel 2013.

Nello stesso periodo presiede anche la Commissione per la parità e le pari opportunità del Senato.

Nel 2010 si candida alla presidenza della Regione Lazio, sostenuta dal centrosinistra, ma viene sconfitta da Renata Polverini al termine di una competizione molto combattuta.

Il nome di Emma Bonino per il Quirinale

Nel corso degli anni il nome di Emma Bonino viene più volte indicato anche per la Presidenza della Repubblica. Il momento di maggiore attenzione arriva nel 2013, durante la complessa elezione che porterà alla riconferma di Giorgio Napolitano.

Attorno alla sua candidatura si sviluppa un ampio movimento di opinione, anche al di fuori dell’area radicale. Bonino compare inoltre tra i nomi votati dagli iscritti del Movimento 5 Stelle nelle consultazioni online organizzate per individuare il candidato al Quirinale.

Non arriverà al Colle, ma pochi giorni dopo riceverà uno degli incarichi più importanti della sua carriera istituzionale.

Ministro degli Esteri nel governo Letta

Il 28 aprile 2013 Emma Bonino diventa ministra degli Affari esteri nel governo guidato da Enrico Letta. È la prima donna proveniente dalla storia radicale a guidare la Farnesina e una delle poche donne che, fino ad allora, avevano ricoperto il ruolo.

Resta ministra fino al febbraio 2014, quando il governo Letta viene sostituito da quello di Matteo Renzi.

L’incarico rappresenta il riconoscimento della lunga esperienza internazionale maturata tra Commissione europea, Parlamento europeo, missioni diplomatiche e campagne per i diritti umani.

La malattia annunciata nel 2015

Il 12 gennaio 2015 Emma Bonino annuncia pubblicamente a Radio Radicale di avere un tumore al polmone sinistro, un microcitoma, una forma aggressiva di carcinoma.

Decide di raccontare apertamente la malattia e contemporaneamente chiarisce di non avere intenzione di abbandonare la politica. Affronta la chemioterapia e nei mesi successivi comunica i primi risultati positivi delle cure.

Il percorso dura molti anni. Nel 2023, durante un’intervista televisiva, annuncia di essere finalmente guarita dopo otto anni di terapie.

Anche durante la malattia continua a partecipare alla vita politica e alle campagne sui diritti, trasformando il turbante utilizzato negli anni delle cure in una delle immagini più riconoscibili della sua figura pubblica.

La nascita di +Europa

Alla fine del 2017 Emma Bonino partecipa alla costruzione di +Europa, formazione liberale, radicale ed europeista nata anche per partecipare alle elezioni politiche del 2018.

Alle Politiche viene eletta nuovamente al Senato, nel collegio uninominale di Roma-Gianicolense. Durante la legislatura fa parte della Commissione Politiche dell’Unione europea e della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani.

+Europa diventa l’ultima grande esperienza partitica della sua carriera, costruita intorno ai temi che Bonino aveva difeso per decenni: europeismo, Stato di diritto, libertà individuali, immigrazione, diritti civili e laicità.

La battaglia per gli Stati Uniti d’Europa

Negli ultimi anni Bonino insiste sempre di più sulla necessità di trasformare l’Unione europea in una vera unione politica. La formula degli “Stati Uniti d’Europa” diventa una delle sue ultime grandi campagne.

Alle elezioni europee del 2024 si candida nella lista omonima costruita principalmente da +Europa e Italia Viva. La lista non supera però la soglia nazionale del 4% e Bonino non viene eletta, nonostante decine di migliaia di preferenze personali.

Nel luglio dello stesso anno viene scelta come presidente di +Europa, ruolo che ricoprirà fino al 2025.

Il rapporto con Papa Francesco

Negli ultimi anni aveva suscitato attenzione anche il rapporto personale con Papa Francesco, apparentemente sorprendente considerando la storia laica e radicale di Bonino e le sue battaglie su aborto e diritti civili.

Francesco aveva però espresso pubblicamente grande considerazione nei suoi confronti soprattutto per l’impegno in Africa e nelle crisi umanitarie. Nel 2016 l’aveva indicata tra le personalità italiane da apprezzare per la profonda conoscenza del continente africano.

Nel novembre 2024, dopo un ricovero per problemi respiratori, il Papa le fece visita nella sua abitazione romana. L’immagine dei due seduti uno di fronte all’altra divenne uno dei simboli più inattesi degli ultimi anni della vita di entrambi.

Gli ultimi problemi di salute

Negli ultimi anni le condizioni di salute di Bonino avevano richiesto diversi ricoveri. Dopo aver superato il tumore, aveva sofferto di problemi respiratori e altre complicazioni che l’avevano più volte costretta alle cure ospedaliere.

Nel settembre 2026 era stata ricoverata d’urgenza all’ospedale Santo Spirito di Roma dopo un peggioramento della funzionalità respiratoria. Era stata trasferita in terapia intensiva a scopo precauzionale, rimanendo vigile e cosciente.

Il 10 settembre aveva lasciato la terapia intensiva per essere trasferita in una struttura privata. Le sue condizioni venivano ancora definite delicate.

Una carriera politica lunga cinquant’anni

Riassumere Emma Bonino soltanto attraverso gli incarichi istituzionali sarebbe riduttivo. La sua particolarità è stata quella di occupare contemporaneamente il ruolo dell’attivista e quello della donna delle istituzioni.

È stata arrestata durante una campagna di disobbedienza civile e molti anni dopo ha guidato il ministero degli Esteri. Ha combattuto lo Stato italiano sulle leggi considerate illiberali e nello stesso tempo lo ha rappresentato nel mondo. Ha contestato le istituzioni europee quando le riteneva insufficienti e ne è diventata commissaria.

Ha attraversato Prima e Seconda Repubblica senza costruire un grande partito personale e senza rinunciare a un’identità politica spesso minoritaria.

Le principali battaglie di Emma Bonino

Il filo che unisce le diverse stagioni della sua attività politica è quello dei diritti individuali. Dalla legalizzazione dell’aborto alla lotta contro la pena di morte, dalle campagne antiproibizioniste alla difesa dei detenuti, dalla giustizia internazionale alle mutilazioni genitali femminili, Bonino ha sempre sostenuto che la libertà della persona dovesse prevalere sulle imposizioni dello Stato, delle religioni o delle tradizioni sociali.

A questa impostazione si aggiungeva un europeismo radicale. Per Bonino l’Europa non era semplicemente un mercato comune, ma il tentativo di superare definitivamente i nazionalismi che avevano prodotto le guerre del Novecento.

Anche per questo, negli ultimi anni, guardava con crescente preoccupazione alla crescita delle forze nazionaliste e alla difficoltà dell’Unione europea di diventare un vero soggetto politico.

I riconoscimenti internazionali

Nel corso della sua lunga carriera Emma Bonino ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Nel 1998 le viene assegnato il Premio Principe delle Asturie per la Cooperazione internazionale, mentre nel 2009 viene nominata Commendatore della Legion d’Onore francese.

Nel 2012 riceve l’Atlantic Council Freedom Award e nel 2015 viene insignita del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Sono riconoscimenti che testimoniano una notorietà internazionale probabilmente superiore a quella raggiunta da gran parte dei politici italiani della sua generazione.

L’eredità politica di Emma Bonino

Emma Bonino lascia una storia che attraversa quasi cinquant’anni di politica italiana ed europea. Una storia fatta anche di sconfitte elettorali, divisioni interne al mondo radicale e battaglie rimaste minoritarie, ma accompagnata da una capacità non comune di portare temi inizialmente considerati marginali fino al centro del dibattito pubblico.

La sua eredità politica non coincide dunque soltanto con il Partito Radicale o con +Europa. Molte delle battaglie che aveva iniziato quando erano considerate provocatorie sono diventate nel tempo parte della legislazione italiana, europea o internazionale.

Dalla giovane militante arrestata per la campagna sull’aborto alla commissaria europea nelle zone di guerra, dalla vicepresidente del Senato alla ministra degli Esteri, Emma Bonino ha incarnato per mezzo secolo una precisa idea della politica: quella secondo cui anche una minoranza può cambiare le regole, se riesce a trasformare una battaglia di principio in una battaglia pubblica.

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