
Giorgia Meloni alza il livello dello scontro politico e mette in chiaro un principio: non intende cambiare rotta per convenienza. «Non sono certamente disposta a fare il contrario di quello che ho fatto finora, o di quello in cui credo, per calcolo politico o elettorale», dice la premier in un’intervista a Il Foglio. E aggiunge: «Io sono una persona seria, e non sono buona per tutte le stagioni».
Il riferimento è alla possibilità di costruire una coalizione più ampia, capace di includere anche forze politiche contrarie al sostegno italiano all’Ucraina. Meloni respinge però l’idea di un premier disposto a modificare le proprie posizioni per ottenere consensi. «Chi cerca un premier che cambia idea in base al sostegno di questo o di quel partito deve rivolgersi altrove», afferma, lasciando intendere che la politica dei compromessi a ogni costo non fa per lei.
Poi arriva la parte più pungente dell’intervista: una sorta di colonna sonora cinematografica della politica italiana, con un film assegnato ai principali protagonisti. A Giuseppe Conte ed Elly Schlein Meloni consiglia Una poltrona per due, mentre a Matteo Renzi riserva Ritorno al futuro. Carlo Calenda diventa invece «L’ultimo dei Mohicani», per la sua battaglia contro gli estremismi della sinistra.

Il bersaglio più curioso è però Roberto Vannacci, al quale la premier associa Il Mago di Oz. Una battuta che allude all’immagine del generale costruita attraverso i video realizzati con l’intelligenza artificiale. Meloni cita anche il contrasto tra quella rappresentazione da «muscoloso condottiero» e il Vannacci reale, che poi si ritrova a gareggiare nel nuoto con Renzi. Per Antonio Tajani e Matteo Salvini, infine, sceglie Stranger Things.
Sul fronte europeo, Meloni affronta anche il tema dell’AfD e della destra radicale. Secondo la premier, negli ultimi anni sono cresciuti movimenti che mettono al centro identità, contrasto all’immigrazione illegale e timore dell’islamizzazione dell’Europa. La risposta dell’establishment, osserva, sarebbe stata spesso quella dei «cordoni sanitari», invece di affrontare nel merito le questioni sollevate da questi partiti.
Meloni rivendica quindi il modello del governo italiano di destra, sostenendo che proprio i temi sui quali sono cresciuti movimenti come Alternative für Deutschland sono stati affrontati dall’esecutivo italiano. Una linea che, secondo la presidente del Consiglio, dimostrerebbe che è possibile dare risposte politiche alle preoccupazioni degli elettori senza necessariamente consegnarle alle forze più radicali.
Netta anche la distanza da Mario Draghi sulla strada da seguire per l’Unione europea. Meloni riconosce che il funzionamento dell’Ue si è dimostrato inadeguato davanti alle grandi sfide, ma respinge l’idea di una maggiore integrazione come soluzione. La sua visione è quella di un’Europa confederale, nella quale gli Stati mantengano un’ampia sovranità e collaborino con maggiore efficacia sulle questioni strategiche.
Quando il discorso torna alla politica interna, la premier racconta anche il peso delle critiche e degli attacchi personali ricevuti durante gli anni a Palazzo Chigi. Dice di essere abituata alle contestazioni, ma ammette che le ha fatto male vedere persone a lei vicine insultate per colpire lei. Governare, racconta, si è rivelato molto più complicato di quanto apparisse dall’esterno: «Ci sono stati giorni in cui mi è parso di nuotare nella colla».
Infine, Meloni affida all’intervista una sorta di bilancio politico, pur precisando che non si tratta di un testamento. Rivendica un’Italia oggi «più affidabile e attrattiva», grazie anche alla stabilità garantita dalla maggioranza. E guarda già al futuro: se un giorno gli italiani sceglieranno un altro governo, auspica che sappia preservare l’eredità costruita in questi anni. «Perché noi tifiamo per l’Italia, sempre e comunque», conclude.


