
Lilli Gruber prende le distanze da Enrico Mentana sulla presunta linea anti-governativa di La7. Alla vigilia del ritorno di Otto e Mezzo, la giornalista ha risposto alle parole con cui il direttore del TgLa7 aveva descritto la rete come una sorta di “tele anti-Meloni”, sostenendo che un elettore di centrodestra difficilmente potrebbe sentirsi rappresentato dalla programmazione dell’emittente.
Intervistata dal Corriere della Sera, Gruber ha scelto una formula netta ma priva di toni apertamente polemici: “La7 tele-antiMeloni? È solo l’opinione di Mentana. Il mio interlocutore a La7 è l’editore Urbano Cairo”. Una risposta che segnala una distanza evidente rispetto alla lettura del collega e, allo stesso tempo, evita di entrare direttamente nello scontro sul futuro del direttore del TgLa7.
La posizione di Mentana sulla linea editoriale di La7
Il tema nasce dalle dichiarazioni rilasciate da Enrico Mentana nelle ultime settimane. Il giornalista ha definito La7 come la “nuova Rai3” e una “tele anti-Meloni”, sostenendo che la rete avrebbe assunto negli anni una linea sempre più riconoscibile sul piano politico. In particolare, Mentana ha osservato che un elettore di centrodestra potrebbe non sentirsi a casa guardando alcuni dei principali programmi di approfondimento dell’emittente.
Le parole hanno riaperto un dibattito che accompagna La7 da tempo: quello sulla forte presenza di programmi di informazione e approfondimento condotti da volti come Lilli Gruber, Giovanni Floris, Corrado Formigli, Massimo Gramellini e Diego Bianchi, spesso caratterizzati da una lettura critica dell’azione del governo.
L’editore Urbano Cairo ha però più volte respinto l’idea di una rete costruita contro un singolo esecutivo, ricordando come La7 abbia attraversato governi di segno politico molto diverso mantenendo la stessa impostazione editoriale.
Gruber: “È soltanto l’opinione di Mentana”
La risposta di Lilli Gruber arriva in questo contesto e appare studiata per evitare qualsiasi coinvolgimento diretto in una polemica interna. “È solo l’opinione di Mentana”, ha detto, rimandando ogni questione legata alla linea della rete al rapporto con l’editore.
Il passaggio più significativo è proprio quello su Urbano Cairo, indicato da Gruber come unico interlocutore rispetto al proprio lavoro a La7. Una presa di posizione che può essere letta come la volontà di separare nettamente il ruolo del direttore del telegiornale da quello degli altri conduttori e autori della rete.
Gruber non entra quindi nel merito delle valutazioni di Mentana, ma chiarisce implicitamente di non sentirsi rappresentata da quella descrizione della rete.
Il futuro di Mentana resta incerto
Sul fondo resta aperto il tema del futuro di Enrico Mentana a La7. Il suo contratto scade nel dicembre 2026 e, per la prima volta dopo molti anni, il rinnovo non è stato dato per scontato.
Durante la presentazione dei palinsesti, Cairo aveva spiegato che “i contratti vanno fatti” e che la questione sarebbe stata affrontata in prossimità della scadenza. L’editore ha ribadito la propria stima nei confronti di Mentana, ma ha lasciato aperta la possibilità che il giornalista possa scegliere una strada diversa. :contentReference[oaicite:0]{index=0}
Anche Mentana ha fatto capire di non voler anticipare le proprie decisioni. Il direttore del TgLa7 ha spiegato che onorerà il contratto fino alla fine dell’anno e solo successivamente valuterà il da farsi. Intorno al suo nome continuano a circolare ipotesi che riguardano Mediaset, Rai e possibili nuovi progetti editoriali, ma al momento non esistono annunci ufficiali.
La7 si prepara a una nuova stagione politica
Il confronto tra Gruber e Mentana arriva mentre La7 si prepara a una stagione particolarmente importante, che accompagnerà il Paese verso le elezioni politiche del 2027. Otto e Mezzo tornerà dal 14 settembre e resterà uno dei programmi centrali della fascia di access prime time della rete.
La7 ha confermato praticamente tutti i suoi volti principali. Oltre a Gruber, restano Giovanni Floris con diMartedì, Corrado Formigli con Piazzapulita, Corrado Augias, Aldo Cazzullo, Massimo Gramellini e Diego Bianchi. La rete ha inoltre consolidato negli ultimi anni la propria posizione negli ascolti dell’informazione e dell’approfondimento politico. :contentReference[oaicite:1]{index=1}
Proprio questa forte identità informativa è al centro del dibattito aperto da Mentana: per il direttore del TgLa7 la rete avrebbe progressivamente ristretto il proprio perimetro politico, mentre per Cairo e gli altri protagonisti dell’emittente la linea resta quella di una televisione indipendente e critica verso chiunque governi.
Gruber torna anche sul tema della Rai
Nell’intervista al Corriere della Sera, Lilli Gruber ha affrontato anche il tema del servizio pubblico, tornando sulla questione dell’influenza dei partiti sulla Rai.
“Per me, che insieme a tanti colleghi ho fatto per anni una battaglia per liberare la Rai dall’ingerenza indebita dei partiti, resta la priorità”, ha spiegato. Secondo la giornalista, il nodo dell’indipendenza del servizio pubblico continua a essere centrale perché la Rai resta “un patrimonio del Paese”.
È un tema che Gruber conosce bene: prima di approdare a La7 ha trascorso una lunga parte della propria carriera proprio in Rai, dove è stata volto del Tg1 e inviata in alcuni dei principali scenari internazionali.
Una distanza che pesa sul futuro della rete
Le parole di Gruber non rappresentano un attacco diretto a Mentana, ma mostrano con chiarezza che non tutti i volti principali di La7 condividono la sua lettura della linea editoriale.
Il vero banco di prova arriverà nei prossimi mesi. Da una parte c’è una rete che ha costruito una forte identità grazie all’approfondimento politico e a conduttori molto riconoscibili; dall’altra c’è il direttore del telegiornale che ha messo pubblicamente in discussione l’equilibrio complessivo della programmazione.
Il contratto di Mentana scade a fine dicembre e fino ad allora non sono attesi cambiamenti immediati. Ma il confronto sulla natura di La7 è ormai uscito dai corridoi della rete ed è diventato pubblico.
E la risposta di Lilli Gruber, breve ma molto chiara, ne è forse il segnale più evidente: sulla definizione di La7 come “anti-TeleMeloni”, Mentana parla per sé.


