
Un autobus di Medici Senza Frontiere (Msf), con a bordo 10 membri dello staff umanitario, è stato danneggiato da un attacco aereo israeliano contro un veicolo che si trovava a soli due metri di distanza. Nell’episodio, secondo quanto riferito dalla stessa organizzazione, un operatore di Msf è rimasto ferito.
A rendere noto l’accaduto è stata Medici Senza Frontiere, attraverso una nota. L’autobus, precisa l’organizzazione, era chiaramente identificabile come mezzo umanitario: sul tetto era infatti ben visibile un grande adesivo con il logo di Msf.
L’attacco ha coinvolto un veicolo che si trovava nelle immediate vicinanze dell’autobus. La deflagrazione ha provocato danni al mezzo sul quale viaggiava il personale umanitario e ha ferito uno degli operatori, mentre gli altri membri dello staff sono riusciti a mettersi in salvo.
Tra loro c’era Awni Al Jaafarawi, medico di Msf, che ha raccontato quei momenti descrivendo una scena improvvisa e drammatica. «Dopo un turno di 24 ore, mentre tornavamo a casa, o a quello che ne restava, ho guardato fuori dal finestrino quando, all’improvviso, un lampo di fuoco, l’odore di polvere da sparo, le urla e i vetri infranti sono entrati dal mio finestrino», ha raccontato.
Il medico ha spiegato di aver visto subito che un’auto era stata colpita. Per qualche istante, ha ricordato, tutto sembrava essersi fermato. La prima reazione è stata quella di controllare il proprio corpo per capire se fosse stato ferito e, subito dopo, verificare le condizioni delle altre persone presenti sull’autobus.
Il racconto restituisce ancora una volta la dimensione del rischio quotidiano per il personale umanitario a Gaza, costretto a muoversi in un contesto caratterizzato da attacchi e combattimenti. Per gli operatori, anche un normale spostamento dopo un turno di lavoro può trasformarsi in pochi secondi in una situazione potenzialmente letale.
«La sensazione peggiore che si possa provare è abituarsi alle esperienze terribili fino al punto di cominciare a considerare normale qualsiasi evento straordinario», ha detto Al Jaafarawi, sottolineando il peso psicologico di una quotidianità nella quale il pericolo è diventato costante.
Il medico ha poi descritto quella che definisce una condizione di resistenza quotidiana: «Continuiamo a resistere, giorno dopo giorno, sapendo che in una frazione di secondo potresti essere ferito o perfino ucciso». Parole che raccontano la precarietà con cui il personale di Msf continua a svolgere la propria attività nella Striscia.
L’episodio riaccende così l’attenzione sulla sicurezza degli operatori umanitari impegnati a Gaza e sulla necessità di tutelare il personale medico e umanitario durante gli spostamenti e le attività di assistenza alla popolazione. Secondo Msf, l’autobus coinvolto era identificabile come mezzo dell’organizzazione, elemento che rende ancora più rilevante l’accaduto e che dovrà essere valutato nell’ambito degli accertamenti sulla dinamica dell’attacco.


