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“Un attentato!”. M5s, bordata clamorosa sulla legge elettorale: cosa succede

Pubblicato: 14/09/2026 16:22

È un attacco senza mezzi termini quello del Movimento 5 Stelle sulla nuova legge elettorale. In aula, a Palazzo Madama, il senatore M5S Roberto Cataldi ha puntato il dito contro le nuove norme, accusandole di comprimere il diritto degli elettori a scegliere i propri rappresentanti. «Più passano i giorni e più si vede come questa nuova legge elettorale sia una truffa agli elettori», ha dichiarato, contestando in particolare il meccanismo delle preferenze.

Secondo Cataldi, infatti, il sistema previsto renderebbe le preferenze sostanzialmente “finte”. Il senatore contesta soprattutto la scelta di bloccare il primo candidato della lista e di prevedere, per il premio di maggioranza, un listone bloccato. Un meccanismo che, nella sua lettura, finirebbe per ridurre drasticamente il peso della scelta espressa direttamente dagli elettori.

«Se bloccate il primo della lista e prevedete un listone bloccato per il premio di maggioranza, quello che diranno i cittadini conterà al massimo per un 20%», ha affermato Cataldi, accusando la maggioranza di aver costruito un sistema nel quale il voto degli elettori rischierebbe di avere un peso limitato nella scelta dei parlamentari.

Nel mirino del senatore è finita anche la disciplina relativa alle liste più piccole e alle coalizioni. Secondo Cataldi, dopo il tentativo iniziale di escludere dal computo dei voti delle coalizioni le formazioni minori, sarebbe stato introdotto un nuovo ostacolo: quello della raccolta delle firme necessarie per presentarsi alle elezioni.

«Avete spostato dal seggio al banchetto un ostacolo democratico al diritto dei cittadini di essere rappresentati», ha sintetizzato il senatore M5S, definendo la norma sulle firme come un ulteriore elemento capace di rendere più difficile l’accesso alla competizione elettorale.

Sulla stessa linea si è espressa la senatrice pentastellata Felicia Gaudiano, che ha contestato in particolare l’introduzione dell’obbligo di raccogliere 6.000 firme in vista delle prossime elezioni politiche. Una soglia che, secondo Gaudiano, rischierebbe di trasformarsi in una barriera anche per partiti e movimenti politicamente strutturati.

«Seimila firme per ogni collegio rappresenterebbe un vulnus anche per partiti di dimensioni rilevanti», ha sostenuto la senatrice, definendo la disposizione un «attentato al diritto di rappresentanza e di partecipazione». L’accusa politica è netta: per Gaudiano si tratterebbe di una norma pensata per proteggere gli equilibri esistenti e «garantire le poltrone dei soliti noti».

Nel suo intervento, Gaudiano ha richiamato anche le parole del presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, evocando le figure di Marco Pannella ed Emma Bonino. L’argomento è che un sistema caratterizzato da requisiti particolarmente onerosi per la presentazione delle liste avrebbe potuto impedire, in passato, l’ingresso in Parlamento di esponenti politici capaci di rappresentare movimenti e sensibilità differenti da quelle dei partiti maggiori.

Al centro della polemica c’è dunque il tema della rappresentanza politica e del rapporto tra cittadini e istituzioni. Per il M5S, le regole elettorali non dovrebbero trasformarsi in una corsa a ostacoli per le formazioni politiche, ma garantire agli elettori la possibilità concreta di scegliere chi li rappresenterà. «Le elezioni, di qualsiasi livello esse siano, rappresentano sempre il momento di democrazia con cui il cittadino esprime la propria volontà di partecipazione e indirizzo della vita politica del Paese», ha concluso Gaudiano.

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