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“Malattia incurabile, scoperta da quel sintomo”. Amanda aveva solo 20 anni: morte atroce

Pubblicato: 18/09/2026 11:28

Ci sono storie che cambiano improvvisamente direzione, passando in poche settimane dalla progettazione del futuro alla lotta per la sopravvivenza. Per una giovane atleta, abituata a misurarsi ogni giorno con allenamenti, partite e nuovi obiettivi, un malessere improvviso ha aperto un capitolo completamente diverso. Quello che sembrava un momento di difficoltà si è trasformato in una corsa contro il tempo, tra ospedali, esami, trasfusioni e cure.

Fino a pochi mesi prima, il percorso sembrava quello di una ragazza di vent’anni che stava costruendo il proprio futuro tra studio e sport. Una nuova università, nuove compagne di squadra e l’entusiasmo per una stagione ancora da vivere. Poi un forte mal di testa, uno svenimento e il ricovero hanno cambiato tutto. La diagnosi avrebbe rivelato una rara malattia del sangue e l’inizio di un percorso medico estremamente complesso.
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È morta a 20 anni Amanda Mack, pallavolista universitaria originaria di Maryville, Tennessee, protagonista di un percorso sportivo che l’aveva portata dalle giovanili fino alla pallavolo universitaria. La giovane atleta aveva frequentato la prestigiosa IMG Academy di Bradenton, in Florida, diventando la prima pallavolista dell’istituto a ricevere il riconoscimento di Under Armour All-American.

Dopo il primo impegno con l’Università di Cincinnati, Mack aveva proseguito la propria esperienza alla Eastern Kentucky University e, soltanto pochi mesi fa, aveva scelto di trasferirsi al College of the Holy Cross, dove avrebbe dovuto affrontare il suo terzo anno di studi.

La diagnosi arrivata dopo un mal di testa

Il nuovo capitolo della sua vita sembrava essere iniziato con entusiasmo. Il 9 maggio Mack aveva condiviso sui social la notizia del trasferimento alla Holy Cross.

«Mi sento incredibilmente fortunata ed entusiasta di annunciare che proseguirò il mio percorso accademico e sportivo al College of the Holy Cross. Sono immensamente grata a tutti coloro che hanno fatto parte del mio cammino e non vedo l’ora di affrontare questa nuova opportunità! Forza Crusaders».

Poche settimane dopo, però, la situazione è cambiata radicalmente. Nel luglio scorso Mack aveva raccontato di essersi svegliata con un forte mal di testa, seguito da un malore e dalla perdita di conoscenza.

«Non avrei mai pensato di dover scrivere un post del genere. Qualche settimana fa mi sono svegliata sentendomi poco bene. Avevo un forte mal di testa, al punto da sentire il battito del cuore rimbombare nella testa. Alla fine sono svenuta e sono finita in ospedale».

Gli esami avevano evidenziato condizioni particolarmente gravi. «Il mio livello di emoglobina era sceso a 4 e quello delle piastrine a 1; versavo in condizioni critiche. In qualche modo, il mio organismo aveva esaurito le riserve di sangue e perso la capacità di coagulazione».

La giovane pallavolista era stata quindi sottoposta a massicce trasfusioni di sangue e piastrine. Inizialmente i medici avevano preso in considerazione anche l’ipotesi della leucemia, sulla base dei primi risultati degli esami.

Dopo una settimana trascorsa in un primo ospedale, Mack era stata trasferita al Tampa General Cancer Institute, struttura nella quale erano proseguiti gli accertamenti.

Due biopsie del midollo osseo avevano infine portato alla diagnosi di anemia aplastica grave, una patologia che aveva compromesso la capacità dell’organismo di produrre le cellule del sangue necessarie alla sopravvivenza.

La speranza del trapianto

Nel racconto pubblicato dalla stessa Mack, la giovane aveva spiegato cosa le era stato riferito dagli specialisti.

«Sebbene tecnicamente non si tratti di un tumore, la patologia rientra nella famiglia dei tumori del sangue e viene trattata allo stesso modo. Gli ematologi e oncologi che mi seguono hanno spiegato che ho contratto un virus – di cui non ero a conoscenza – che ha mandato il mio sistema immunitario fuori controllo, portandolo ad attaccare e distruggere il midollo osseo. Non sono più in grado di produrre i globuli rossi necessari alla sopravvivenza e il mio midollo osseo risulta ormai esaurito».

La situazione aveva richiesto ulteriori interventi. «Attualmente mi trovo in terapia intensiva; nell’ultima settimana sono stata sottoposta a due interventi chirurgici d’urgenza per salvarmi la vita, a causa di gravi complicazioni legate all’anemia aplastica».

La speranza era affidata al trapianto di midollo osseo. Mack aveva raccontato che i medici avevano individuato un donatore ritenuto pienamente compatibile e che erano già iniziati gli accertamenti preliminari.

«L’unica cura per l’anemia aplastica grave è il trapianto di midollo osseo. Fortunatamente, i medici hanno individuato un donatore che sembra essere compatibile al 100%. Sono già stati avviati gli accertamenti preliminari con il donatore e il ricovero per il trapianto è programmato per l’11 agosto».

Il percorso previsto era particolarmente impegnativo. «Affronterò sei cicli di chemioterapia e un ciclo di radioterapia total-body, seguiti dal trapianto. Dopo il trapianto, le cellule del donatore inizieranno a ricostruire il mio sistema immunitario. Ci vorranno diversi mesi per tornare alla normalità, ma tornerò più forte di prima!».

L’ultimo aggiornamento e la morte

Ad agosto Mack aveva continuato a raccontare sui social l’evoluzione delle cure, mantenendo un atteggiamento fiducioso. Il 14 agosto aveva condiviso un nuovo aggiornamento, spiegando di aver concluso la terapia immunosoppressiva.

«Ieri ho terminato la terapia immunosoppressiva senza quasi alcun effetto collaterale! Sono immensamente grata agli infermieri e ai medici del Tampa General: sono una vera benedizione! Ora aspettiamo che il mio corpo ricostruisca il sistema immunitario e rigeneri il midollo osseo».

La giovane aveva anche manifestato la speranza di poter tornare presto a casa. «Dovrei poter tornare a casa entro la fine della prossima settimana e iniziare la fisioterapia e il resto del percorso di guarigione! Grazie a tutti per esservi informati su come sto e per i vostri auguri: avete reso tutto questo un po’ più facile da affrontare».

Quel messaggio sembrava raccontare una fase di ripresa. Poco più di un mese dopo, invece, è arrivata la notizia della sua morte.

La famiglia ha annunciato la scomparsa attraverso il profilo Instagram della giovane: «È con profondo dolore che annunciamo la scomparsa della nostra splendida figlia Amanda Elizabeth Mack, avvenuta il 16 settembre alle 21:16. Amanda è stata una luce radiosa in questo mondo; la ameremo e ne sentiremo la mancanza per sempre!».

Il cordoglio della pallavolo

La notizia ha provocato numerosi messaggi di cordoglio nel mondo della pallavolo universitaria. I Cincinnati Bearcats, squadra nella quale Mack aveva giocato, hanno scritto: «La squadra di pallavolo di Cincinnati è profondamente addolorata per la scomparsa dell’ex giocatrice dei Bearcats Amanda Mack. I nostri pensieri vanno alla famiglia, agli amici e alle compagne di squadra di Amanda».

Anche la pallavolo della Eastern Kentucky ha voluto ricordare la giovane atleta: «L’ex giocatrice delle Colonels Amanda Mack è venuta a mancare mercoledì. Piangiamo la sua scomparsa, ma custodiremo per sempre i ricordi vissuti insieme. L’intera comunità della EKU rivolge un pensiero e una preghiera alla sua famiglia, agli amici e a tutte le compagne di squadra che ha avuto nel corso degli anni».

Il ricordo è arrivato anche dal centro sportivo nel quale Mack si allenava, D1 Hardin Valley.

«La nostra famiglia D1 è affranta per la perdita di Amanda Mack. Amanda si è allenata con Cory per anni e chiunque abbia condiviso la palestra con lei conosceva la gioia e l’energia positiva che trasmetteva. Affrontava ogni sessione con un atteggiamento straordinario e ha lasciato un segno indelebile in chiunque l’abbia conosciuta. Amanda ci mancherà moltissimo; la ricorderemo per sempre e farà parte per sempre della nostra famiglia D1».

A vent’anni, Amanda Mack lascia così il ricordo di una giovane atleta che aveva già raggiunto importanti traguardi nella pallavolo e che, fino alle ultime settimane, aveva continuato a raccontare pubblicamente il proprio percorso, alternando la difficoltà delle cure alla speranza di poter tornare alla propria vita, allo studio e allo sport.

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Ultimo Aggiornamento: 18/09/2026 11:29

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