
Un quadro drammatico di sopraffazione e abusi emerso nell’hinterland sardo vede al centro delle indagini una baby gang e una vittima di appena undici anni. Le forze dell’ordine hanno ricostruito mesi di brutali vessazioni fisiche e psicologiche, culminate nella diffusione in rete di filmati amatoriali delle aggressioni.
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Il blitz dei carabinieri e le accuse
Nella mattinata del 17 settembre 2026, i Carabinieri della Compagnia di Cagliari hanno eseguito cinque decreti di perquisizione personale e domiciliare nei confronti di altrettanti giovani. I provvedimenti, emessi dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Cagliari, rappresentano il primo esito concreto di accertamenti svolti con estrema tempestività sul territorio.
I cinque minorenni indagati devono rispondere, a vario titolo e in concorso tra loro, di reati gravissimi: violenza sessuale di gruppo, atti persecutori, violenza privata, furto aggravato e divulgazione illecita di video sessualmente espliciti. Secondo le ricostruzioni, mentre alcuni membri del gruppo infierivano sul piccolo con calci, pugni e violenze fisiche, due ragazze riprendevano le scene con i propri smartphone, per poi condividere i file sulle piattaforme social.

La segnalazione e l’avvio delle indagini
La vicenda è emersa grazie alla determinazione della famiglia della vittima, allertata da un conoscente. Questa persona, dopo essersi imbattuta casualmente in uno dei filmati in circolazione sulla rete, ha immediatamente riconosciuto il bambino, avvisando i genitori dell’accaduto.
La successiva denuncia ha fatto scattare l’intervento immediato degli investigatori. L’analisi delle tracce digitali e le prime testimonianze raccolte sul campo hanno consentito ai militari dell’Arma di individuare la rete dei responsabili e richiedere le perquisizioni per acquisire ulteriori dispositivi elettronici e materiale informatico utile alle verifiche giudiziarie.

Una lunga escalation di abusi
Gli accertamenti degli inquirenti hanno delineato un contesto di prolungata sopraffazione giovanile. Le violenze non si sarebbero limitate a un singolo episodio isolato, ma avrebbero assunto la forma di una vera e propria persecuzione continuata nel tempo, protrattasi tra i mesi di giugno e settembre 2026. Per mesi l’undicenne è rimasto ostaggio del gruppo, in un clima di grave intimorimento interrotto soltanto dal provvidenziale intervento delle autorità.


