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Nucleare, Edf punta sull’Italia: un reattore nel nostro Paese tra qualche anno

Pubblicato: 18/09/2026 18:33

Dieci piccoli reattori nucleari modulari entro il 2035, distribuiti in diversi Paesi europei, compresa l’Italia. È il progetto sul quale sta lavorando Edf, il colosso energetico francese che nel nostro Paese può contare sulla controllata Edison. L’obiettivo è avviare la costruzione dei primi impianti a partire dal 2030, mentre il primo progetto in Francia è già in fase di valutazione.

Al centro del piano c’è Nuward, società interamente controllata dal gruppo Edf, che dopo anni di ricerca ha definito il progetto di un Small Modular Reactor (Smr) da 400 megawatt elettrici. Il reattore utilizza acqua pressurizzata e una tecnologia nucleare di terza generazione avanzata già consolidata, con la possibilità di produrre contemporaneamente elettricità e calore.

Un reattore potrebbe fornire energia a un milione di famiglie

La caratteristica sulla quale punta Edf è proprio la flessibilità. Gli Smr non sarebbero destinati esclusivamente alla produzione di energia elettrica, ma potrebbero fornire calore ai grandi siti industriali, contribuendo a sostituire il gas nei processi produttivi difficili da elettrificare.

«Stiamo discutendo con diversi clienti interessati», ha spiegato a Milano Vakis Ramany, vicepresidente senior della divisione International Nuclear Development di Edf, durante un incontro con Edison, Nuward e le imprese italiane della filiera.

Tra i luoghi considerati più adatti ci sono quindi i grandi siti industriali, ma anche le aree vicine a reti di teleriscaldamento e data center, strutture caratterizzate da consumi energetici elevati e costanti.

Secondo le stime presentate dai promotori del progetto, l’elettricità generata da un singolo Smr Nuward potrebbe equivalere ai consumi di circa un milione di famiglie italiane.

Edison guarda al Centro-Nord: «Stiamo mappando il territorio»

Per l’Italia non esiste ancora un sito individuato. Edison ha però iniziato a studiare le caratteristiche del territorio per comprendere quali aree potrebbero essere compatibili con un eventuale impianto.

Secondo l’amministratore delegato Nicola Monti, le caratteristiche della tecnologia renderebbero soprattutto il Centro-Nord potenzialmente adatto a ospitare uno dei reattori.

«Stiamo mappando il territorio, ma è presto per indicare una precisa area per l’impianto di Nuward», ha spiegato Monti.

La realizzazione di un impianto in Italia dipenderebbe naturalmente anche dal quadro legislativo e regolatorio nazionale e dalle procedure di autorizzazione e sicurezza necessarie per un eventuale ritorno alla produzione di energia nucleare nel Paese.

Dieci reattori tra Francia, Italia, Polonia, Belgio e Finlandia

Edf ritiene che partire con un singolo impianto non sarebbe sufficiente a rendere competitivo il progetto. L’idea è quindi quella di realizzare una prima serie di dieci reattori distribuiti tra Francia, Polonia, Belgio, Finlandia e Italia.

L’investimento complessivo sarebbe nell’ordine delle decine di miliardi di euro, attraverso risorse pubbliche e private destinate alla tecnologia, alla costruzione degli impianti e allo sviluppo della catena europea di approvvigionamento.

Per ridurre i tempi necessari alle autorizzazioni, Nuward è stato progettato sulla base di standard europei ed è già oggetto di un confronto preliminare tra otto autorità di sicurezza nucleare del continente.

L’obiettivo dichiarato è arrivare a un costo dell’energia nell’ordine dei 100 euro per megawattora, calcolato lungo i circa 60 anni di vita dell’impianto. Una stima che Edf confronta non direttamente con il costo delle fonti rinnovabili, ma con quello dell’elettricità prodotta attraverso gas accompagnato da sistemi di cattura e stoccaggio della CO2 (Ccs).

«L’Italia è un partner di primo livello»

Nel progetto europeo Edf assegna un ruolo importante all’industria italiana. «Il nucleare, il miglior alleato per la sicurezza energetica dei Paesi, è finalmente tornato in Europa e l’Italia è per noi un partner di primo livello», sostiene Ramany.

La prospettiva indicata dal manager francese è quella di combinare l’esperienza nucleare maturata dalla Francia con le competenze delle aziende italiane della filiera.

«Nuward vuole promuovere una collaborazione alla pari, dove la competenza francese sull’atomo e la catena di approvvigionamento italiana possano mettersi al servizio di un progetto più ampio, europeo. Il continente deve tornare a investire sull’energia e deve farlo in fretta», ha aggiunto.

Nonostante l’Italia non produca attualmente elettricità attraverso centrali nucleari, diverse imprese nazionali continuano infatti a lavorare nell’indotto dell’atomo, fornendo tecnologie e componentistica a progetti realizzati all’estero. Alcune avrebbero già raggiunto primi accordi con Nuward dopo il bilaterale Italia-Francia di Antibes dello scorso giugno.

La Germania per ora resta fuori

Tra i grandi Paesi europei manca invece, almeno per il momento, la Germania, che ha completato nel 2023 l’uscita dalla produzione di energia nucleare.

Edf non considera tuttavia definitivamente chiusa la porta a Berlino. «Non escludiamo nessuno», ha precisato Ramany, aggiungendo però che «lo sviluppo del nucleare di nuova generazione richiede una visione di lungo periodo che, ad oggi, a Berlino manca».

Il piano resta dunque ancora nella fase precedente alla costruzione dei singoli impianti. Per l’Italia, in particolare, non esiste ancora una localizzazione definita: Edison sta studiando il territorio e il Centro-Nord viene indicato come l’area potenzialmente più adatta. La tabella di marcia di Edf punta però già al prossimo decennio: cantieri dal 2030 e una prima flotta europea di piccoli reattori operativa entro il 2035.

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