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“Si vestiva da donna per uccidere”. Arrestato il serial killer, ha confessato tanti omicidi

Pubblicato: 18/09/2026 07:16

Dopo circa 48 ore di caccia all’uomo, la polizia ha fermato Jorlan Lopes da Silva, 33 anni, sospettato di essere coinvolto in almeno 16 omicidi commessi nell’arco degli ultimi tre mesi. Ma durante l’interrogatorio l’uomo avrebbe fatto una dichiarazione ancora più sconvolgente: ha detto agli investigatori di aver ucciso «80 persone», sostenendo inoltre di aver commesso il primo omicidio quando aveva appena 13 anni. Numeri e circostanze sono ora al vaglio degli inquirenti.

La confessione, naturalmente, dovrà essere verificata. Per questo gli investigatori hanno deciso di sottoporre Lopes da Silva anche a una valutazione psichiatrica. Il suo racconto, tuttavia, viene considerato dagli investigatori un elemento tutt’altro che trascurabile. «È un dato molto significativo. Riteniamo che, anche se il numero esatto non fosse quello, ci si vada molto vicino», ha dichiarato il capo della polizia locale Douglas Garcia.

Nel frattempo emergono i dettagli della fuga rocambolesca. Per tentare di sfuggire agli agenti, il 33enne avrebbe cercato di travestirsi da donna: parrucca di capelli lunghi e neri, abito scuro, sandali e occhiali da sole. E non era solo. Aveva infatti con sé una bambina di circa due anni, trovata in buone condizioni di salute al momento del fermo.

A tradirlo sarebbe stato proprio il travestimento. L’abito, piuttosto scollato, lasciava infatti scoperto un vistoso tatuaggio sul petto, un particolare che avrebbe contribuito a insospettire gli uomini della polizia di Mulungu, piccolo centro agricolo dello Stato di Paraíba, nel nord-est del Brasile. Un dettaglio apparentemente banale che si è rivelato decisivo per riconoscere l’uomo.

Arrivare a lui, però, non è stato semplice. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Lopes da Silva si sarebbe mosso soprattutto nelle aree boschive della regione, sfruttando la vegetazione come rifugio dopo i delitti. Per quasi due giorni le forze dell’ordine hanno setacciato il territorio prima di riuscire a restringere il cerchio attorno al sospettato.

Una svolta era arrivata circa 20 giorni fa, quando un’operazione di polizia a Rio Tinto era sfociata in uno scontro a fuoco tra gli agenti e Lopes da Silva, insieme ad altri sospettati. In quell’occasione l’uomo era riuscito a scappare, facendo scattare una vera e propria caccia all’uomo.

Dopo la fuga, il 33enne avrebbe trovato rifugio in una comunità di Cabadelo, nell’area metropolitana di João Pessoa, in un luogo ritenuto collegato a un’organizzazione criminale originaria di Rio de Janeiro, che negli ultimi tempi avrebbe esteso la propria presenza anche nello Stato di Paraíba. Una circostanza che gli investigatori stanno valutando per chiarire eventuali legami tra il sospettato e il gruppo.

Il passato giudiziario di Lopes da Silva è altrettanto pesante. Secondo la stampa locale, avrebbe avuto precedenti penali fin dall’adolescenza e sarebbe entrato e uscito dal carcere più volte, totalizzando circa sei anni di detenzione. Dopo aver scontato l’ultima pena, era stato scarcerato nel maggio 2026.

Al momento, formalmente, il 33enne è indagato per l’omicidio di due commercianti, uccisi ad agosto insieme ad altre quattro persone, e per la morte di un giovane il cui corpo è stato ritrovato in un luogo indicato dallo stesso Lopes da Silva alla polizia. Ma l’inchiesta è tutt’altro che conclusa: gli investigatori stanno ora incrociando la sua confessione con i numerosi casi di omicidio rimasti irrisolti nella zona. Saranno le verifiche investigative e gli eventuali riscontri giudiziari a stabilire quanto ci sia di vero dietro quel numero agghiacciante: 80 vittime.

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