
Quando i sottili equilibri del consenso elettorale e il gradimento dei leader vengono passati al setaccio delle rilevazioni demoscopiche, la mappa del potere politico nazionale rivela scostamenti tutt’altro che trascurabili. Tra strategie d’alleanza ancora in fieri, strappi ideologici ad altissima tensione di piazza e manovre d’impatto sul portafoglio dei cittadini, gli umori dell’elettorato disegnano geometrie in continua ed entusiasmante evoluzione. Una complessa fotografia del momento che premia la tenuta di alcuni storici pilastri di governo, mentre evidenzia il crollo verticale di altre sigle di maggioranza e una fiducia nelle istituzioni ancora fortemente spaccata a metà.
Le ultime rilevazioni dell’istituto demoscopico mostrano una situazione globale stabile, ma con dinamiche interne che meritano massima attenzione. Fratelli d’Italia guadagna ancora terreno e arriva al 27,1%, aumentando di un decimo dopo il lancio del provvedimento sull’abolizione del bollo auto dal 2027 per vetture medie e piccole. Alle sue spalle il Partito Democratico resta al 21,4%, confermandosi prima forza d’opposizione in vista della costruzione del campo largo, mentre il Movimento 5 Stelle perde 0,2 punti attestandosi al 12,4%.
Tuttavia, il dato di maggior rottura riguarda l’alleanza di governo: la Lega perde un altro decimo e scivola al 5,3%, toccando il nuovo minimo storico.
L’ascesa di Futuro Nazionale, i disordini a Torino e la fiducia nella premier
A marcare il solco nel centrodestra è Futuro Nazionale, che si conferma stabile al 7,3%, staccando il Carroccio di ben due punti. Il dato coincide con la movimentata giornata vissuta da Roberto Vannacci: il generale e leader del partito era a Torino per una tavola rotonda sull’insicurezza organizzata dal sindacato Fsp Polizia, finita al centro di accese polemiche per i blocchi stradali del centro causati dal presidio di Askatasuna e per una dura contestazione in platea. Parallelamente Forza Italia sale al 7,6%, mentre Alleanza Verdi e Sinistra resta al 6,2%, con Azione (2,8%), Italia Viva (2,4%) e Più Europa (1,7%) tutte in lieve calo.
Sul fronte dei leader, il dato più rilevante interessa Giorgia Meloni: la fiducia nella presidente del Consiglio registra un netto balzo in avanti salendo al 39,3% (con un incremento di 2,8 punti), sommando il 23,7% di chi ha “molta” fiducia e il 15,6% di chi ne dichiara “abbastanza”. Nonostante il forte recupero, la sfiducia complessiva nell’operato della premier rimane comunque sopra la soglia del 60%, con il 51,1% degli intervistati che dichiara di non riporre alcuna fiducia nell’azione di governo.


