
Un’operazione del nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza ha portato all’arresto e alla traduzione in carcere di un imprenditore del settore delle telecomunicazioni. Il provvedimento è stato disposto dalla gip del Tribunale di Milano con accuse pesantissime che vanno dalla manipolazione del mercato al falso in bilancio. L’inchiesta, coordinata dal pm Nicola Rossato e dal procuratore capo Marcello Viola, coinvolge complessivamente 35 persone e tre società e ruota attorno a presunte frodi per oltre 30 milioni di euro realizzate attraverso società del Gruppo Ops. L’arresto è stato eseguito nella giornata di oggi, 22 settembre 2026.
L’identità dell’arrestato e le accuse contestate
La persona finita in manette è Luca Carleo, 45 anni, ex direttore generale di società del gruppo di telecomunicazioni Ops ed ex referente di Futuro Nazionale in Lombardia. Insieme a lui è stato arrestato anche Ciro Di Meglio, ex amministratore delegato delle società coinvolte. A Carleo vengono contestati i reati di manipolazione del mercato, ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità di vigilanza, false comunicazioni sociali per le società quotate, formazione fittizia di capitale e malversazione di erogazioni pubbliche. Secondo l’ordinanza firmata dalla giudice Giulia D’Antoni, i due avrebbero agito per ottenere profitti personali ai danni degli investitori e del mercato.
Nel mirino degli investigatori ci sarebbero quelle che nell’ordinanza vengono definite strategie delinquenziali. Luca Carleo e Di Meglio avrebbero approfittato della situazione di crisi in cui si trovavano le società del gruppo per drenarne la liquidità, mentre l’intento dichiarato pubblicamente era quello di risanarle. Secondo l’accusa, i due avrebbero sottoscritto fittizi aumenti di capitale, raccolto fondi attraverso finanziamenti garantiti dallo Stato per poi destinarli a fini diversi da quelli indicati nei contratti e avrebbero frodato il mercato attraverso l’utilizzo distorto dello strumento dei Prestiti Obbligazionari Convertibili non standard, i cosiddetti Poc, per un valore di oltre 30 milioni di euro.
A sostegno della tesi accusatoria ci sarebbero anche alcune conversazioni intercettate in cui Luca Carleo avrebbe illustrato nel dettaglio le modalità con cui era riuscito ad aggirare la prova dell’avvenuto pagamento di una somma stabilita da una delibera del consiglio di amministrazione. Agli atti ci sarebbero anche operazioni inesistenti simulate, verbali falsificati e l’accusa di aver retrodatato l’accollo di debiti della società per far apparire in regola bilanci che in realtà non lo erano. Un impianto accusatorio che ha portato già lo scorso 29 luglio al sequestro preventivo da oltre 100 mila euro di azioni e quote di società del Gruppo Ops nella disponibilità di Carleo, di Di Meglio e di un terzo indagato, Angelo Di Lorenzo.
Il legame con Futuro Nazionale e la nomina lampo
Un aspetto che ha fatto molto discutere è il legame politico di Luca Carleo. Appena due giorni prima del sequestro di luglio, il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci lo aveva nominato responsabile vicario per la Lombardia con delega per la città di Milano. Un incarico durato pochissimo, appena due giorni, lasciato dallo stesso Carleo proprio a seguito dell’esplodere dell’inchiesta giudiziaria. La sua figura di ex referente del partito in Lombardia è ora al centro del dibattito politico, anche se le contestazioni riguardano esclusivamente la sua attività imprenditoriale nel settore delle telecomunicazioni e non la sua breve militanza politica.
Le misure cautelari e il ricorso della difesa
L’ordinanza eseguita oggi arriva dopo gli interrogatori preventivi dello scorso 11 settembre, ai quali la maggior parte degli indagati, tra cui lo stesso Luca Carleo, non aveva risposto. Oltre ai due arresti in carcere, il gip ha disposto altre otto misure cautelari: per una commercialista è scattata l’interdittiva professionale mentre per altri sette indagati è stato disposto il divieto di esercitare incarichi in uffici direttivi di imprese. L’avvocato Federico Cecconi, legale di Carleo e Di Meglio, ha già annunciato battaglia: «Prendiamo atto di un provvedimento che evidentemente non condividiamo, ne faremo oggetto di immediato ricorso al Tribunale del Riesame». Le indagini proseguono per chiarire le posizioni di tutti gli altri 35 indagati tra consiglieri, sindaci e professionisti.


