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“Questi sono i bambini che avete ucciso”. Onu, alta tensione: la delegazione Usa se ne va

Pubblicato: 23/09/2026 17:15

I centri nevralgici della diplomazia mondiale tornano a infiammarsi sulle sponde dell’East River. Nel corso dell’81ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha pronunciato un discorso infuocato, accusando apertamente le potenze occidentali e scatenando una durissima reazione istituzionale sfociata nell’abbandono dell’aula da parte degli diplomatici americani.

Il palcoscenico dell’ONU ha visto il leader di Teheran stravolgere la scaletta originaria per replicare con impeto alle recenti dichiarazioni della Casa Bianca. Pezeshkian ha respinto con fermezza le etichette di violenza affibbiate al suo Paese, rivendicando per la propria nazione lo status di reale vittima del terrorismo promosso direttamente dalle azioni congiunte di Stati Uniti e Israele.

Un momento di altissima tensione emotiva e diplomatica si è consumato quando il capo di Stato ha mostrato alla platea la fotografia di un istituto scolastico distrutto nei primi momenti del conflitto. L’esibizione dell’immagine della scuola bombardata è servita a simbolizzare visivamente l’impatto devastante che le incursioni armate hanno avuto sulla popolazione civile iraniana.

Nel prosieguo del suo veemente intervento, il presidente si è scagliato contro gli raid mirati che hanno portato all’eliminazione di figure apicali del Paese. Pezeshkian ha denunciato con forza l’uccisione del leader supremo, descrivendo l’operazione come un atto arbitrario e del tutto privo di qualsiasi fondamento giuridico internazionale o giustificazione strategica.

Di fronte alle accuse di aggressività militare sollevate dal blocco occidentale, la presidenza iraniana ha ribadito la piena legittimità delle azioni intraprese da Teheran. Il leader ha rimarcato che tutte le risposte armate rientravano nel perimetro del diritto alla difesa, configurandosi come reazioni obbligate dinanzi ad attacchi codardi subiti entro i propri confini nazionali.

La drammaticità della narrazione di Pezeshkian ha toccato l’apice quando ha accusato le nazioni rivali di manipolare il linguaggio politico globale. Secondo il presidente, le potenze che compiono incursioni devastanti adottano una paradossale inversione dei ruoli, additando come aggressori coloro che si limitano a proteggere la propria sovranità territoriale.

L’affondo frontale contro la politica estera di Washington ha provocato un’immediata e coordinata risposta diplomatica da parte della delegazione d’oltreoceano. In segno di totale protesta contro le invettive del presidente iraniano, i rappresentanti diplomatici hanno attuato la fuga dall’aula, lasciando vuoti i propri seggi durante il proseguo del discorso.

L’episodio ha visibilmente irrigidito i rapporti già estremamente compromessi tra la Repubblica Islamica e l’amministrazione americana. Questo scontro ad altissima quota conferma il profondo stallo nei negoziati e la quasi totale assenza di canali di dialogo costruttivi sul piano della sicurezza globale.

L’81ª Assemblea Generale si conferma così un’arena attraversata da profonde fratture geopolitiche e da una crescente polarizzazione. Le immagini della protesta diplomatica a Palazzo di Vetro testimoniano quanto la stabilità in Medio Oriente rimanga un nodo diplomatico irrisolto e ad alto rischio di ulteriore escalation.

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