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Chiedono a Zelensky quando andrà a Mosca per i colloqui con Putin, lui risponde: “Verrò a bordo di un missile”

Pubblicato: 24/09/2026 19:55

Quando la diplomazia internazionale abbandona la rigidità dei vertici istituzionali e si sposta nei corridoi affollati del potere globale, il confine tra la provocazione verbale e il messaggio politico si assottiglia fino a scomparire del tutto. Tra flash dei fotografi, taccuini spianati e microfoni spinti a forza verso i protagonisti, basta una frazione di secondo e una singola battuta fulminante per infiammare la comunicazione geopolitica e far fare il giro del mondo a una clip registrata quasi per caso. Le parole lanciate al volo nei momenti d’attesa svelano spesso la vera temperatura delle tensioni in corso molto più dei discorsi ufficiali pronunciati sul podio.

Proprio durante uno di questi febbrili e caotici momenti di passaggio a margine dei lavori dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, si è formato un fitto capannello di giornalisti intorno al presidente ucraino Volodymyr Zelensky. L’atmosfera si è subito scaldata quando il leader di Kiev è stato incalzato con insistenza da alcuni cronisti russi, che gli hanno rivolto una domanda provocatoria chiedendogli direttamente quando avrebbe finalmente avuto intenzione di recarsi in visita a Mosca.

Il botta e risposta gelato nei corridoi del Palazzo di Vetro

Di fronte all’incalzare della stampa inviata da oltreconfine, la reazione di Volodymyr Zelensky è stata immediata, fulminea e senza alcun tipo di esitazione diplomatica. Verrò «su un missile» è stata infatti la risposta gelida e sferzante scandita dal leader di Kiev, che ha lasciato spiazzati i presenti prima di allontanarsi scortato dalla sua sicurezza.

Il breve video che documenta lo scambio di battute è stato prontamente ripreso e diffuso dai media ucraini, diventando in pochi minuti un contenuto virale su tutte le piattaforme social e un caso di studio sulla guerriglia mediatica che corre parallela al conflitto bellico. La replica al veleno rappresenta l’ennesima dimostrazione di come la guerra di nervi e la retorica dell’orgoglio ucraino vengano combattute palmo a palmo anche e soprattutto davanti ai microfoni della stampa estera nei contesti internazionali più prestigiosi.

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