
Il taglio del canone Rai torna al centro del dibattito politico. Dopo la riduzione temporanea a 70 euro introdotta nel 2024 e il successivo ritorno a 90 euro, la possibilità di abbassare nuovamente l’imposta è entrata nella discussione sulla riforma della Rai, ancora all’esame del Senato. L’iter parlamentare risulta infatti tuttora in corso.
Non significa, però, che il canone sia già destinato a diminuire. La modifica approvata in commissione stabilisce piuttosto le condizioni alle quali un futuro governo potrebbe ridurlo, imponendo che le minori entrate vengano compensate con altre risorse pubbliche. La Lega ha interpretato la novità come un’apertura politica al taglio, mentre uno dei relatori, Roberto Rosso di Forza Italia, ha precisato che la norma punta soprattutto a garantire stabilità alle risorse destinate al servizio pubblico.
Quanto costa oggi il canone Rai
Attualmente il canone Rai è pari a 90 euro all’anno. Per chi lo versa attraverso la bolletta dell’energia elettrica, il pagamento viene normalmente suddiviso in dieci rate da 9 euro, da gennaio a ottobre.
Nel 2024 il governo aveva ridotto eccezionalmente l’importo a 70 euro, misura sostenuta in particolare dalla Lega. La riduzione non è stata però resa strutturale e il canone è successivamente tornato a 90 euro.
Proprio la Lega continua a sostenere politicamente una nuova diminuzione dell’importo.
Cosa prevede la riforma Rai
La novità arriva nell’ambito della riforma del servizio pubblico radiotelevisivo, sulla quale stanno lavorando i relatori Claudio Fazzone e Roberto Rosso, entrambi di Forza Italia. Il provvedimento è all’esame dell’ottava Commissione del Senato, competente anche in materia di comunicazioni.
Il principio introdotto è che un’eventuale riduzione del canone debba essere accompagnata dal reperimento di risorse pubbliche compensative, così da non diminuire automaticamente i finanziamenti complessivi della Rai. La previsione punta a garantire adeguatezza, sostenibilità e prevedibilità delle risorse destinate al servizio pubblico.
In sostanza, un futuro governo potrebbe decidere di far pagare meno il canone ai cittadini, ma dovrebbe contemporaneamente indicare da dove arrivano i soldi necessari a compensare la Rai.
La Lega: «Ora si può tagliare il canone»
La Lega ha accolto la modifica come un passo avanti verso la riduzione dell’imposta, parlando di un risultato politico che consentirebbe di intervenire sul canone.
Il partito di Matteo Salvini ha inoltre chiamato in causa il consiglio di amministrazione della Rai, chiedendo un piano di valorizzazione dell’azienda basato maggiormente sulle risorse interne e sui prodotti editoriali realizzati dalla stessa televisione pubblica, così da creare le condizioni per ridurre quanto pagato dagli utenti.
È però un’interpretazione politica della norma: la disposizione non stabilisce automaticamente alcun taglio.
Forza Italia frena: «Non è un taglio del canone»
A chiarire la portata della modifica è intervenuto il relatore Roberto Rosso. Il senatore di Forza Italia ha spiegato che la norma non rappresenta di per sé una riduzione dell’imposta, ma serve a stabilizzare le risorse della Rai in linea con le richieste europee.
Il principio, in sostanza, è che qualsiasi governo decida di diminuire l’importo debba contemporaneamente reperire i finanziamenti necessari a coprire la differenza.
Rosso ha inoltre affermato che, per quanto gli risulta, al momento non esiste una decisione del governo di abbassare il canone. Il provvedimento, quindi, crea una possibilità e ne disciplina le condizioni, ma non determina automaticamente una riduzione.
Il M5S: «È una clausola precauzionale»
Una lettura differente arriva dal Movimento 5 Stelle. La senatrice Barbara Floridia ha definito la modifica sostanzialmente una «clausola precauzionale»: se si diminuiscono le entrate provenienti dal canone, secondo questa impostazione, bisogna semplicemente assicurare alla Rai le risorse mancanti attraverso un altro canale.
Il M5S sostiene invece un modello diverso, nel quale il finanziamento del servizio pubblico venga garantito attraverso la fiscalità generale con un meccanismo progressivo.
Quanto potrebbe diminuire: da 90 a 85,50 euro
C’è poi un altro elemento che ridimensiona, almeno per ora, la portata di un possibile intervento. Nella formulazione attualmente in discussione, la riduzione non potrebbe superare il 5% rispetto all’importo dell’anno precedente.
Partendo dagli attuali 90 euro, il calcolo porta a una riduzione massima di 4,50 euro all’anno. Il canone potrebbe quindi scendere, nel primo anno di applicazione, fino a 85,50 euro.
Per arrivarci, tuttavia, servirebbero diversi passaggi: la riforma deve completare il proprio iter parlamentare e un eventuale taglio dovrebbe poi essere concretamente deciso, individuando allo stesso tempo le risorse pubbliche con cui compensare le minori entrate.
Per il momento, dunque, nel 2026 il canone resta a 90 euro. La novità è soprattutto politica e normativa: nella riforma Rai prende forma un meccanismo che potrebbe consentire in futuro di ridurre l’importo pagato dai cittadini, ma a condizione che i finanziamenti destinati al servizio pubblico vengano garantiti attraverso altre risorse.


