
Si terranno oggi, lunedì 28 settembre, i nuovi colloqui indiretti tra Iran e Stati Uniti, con il Qatar impegnato nel ruolo di mediatore. Secondo quanto riferito da Axios, i rappresentanti di Doha dovrebbero incontrare separatamente il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e l’inviato del presidente americano Donald Trump, Steve Witkoff, nell’ambito degli sforzi diplomatici per riaprire il dialogo tra Washington e Teheran.
Il nuovo tentativo negoziale arriva dopo i colloqui avvenuti nei giorni scorsi a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Witkoff e Jared Kushner avevano incontrato indirettamente Araghchi, con i funzionari qatarioti incaricati di trasmettere i messaggi tra le due delegazioni. Nel frattempo, Trump ha respinto l’ultima proposta iraniana, ma ha confermato di aspettarsi nuovi colloqui nel corso di questa settimana.
Trump: «Sto sempre pensando» alla ripresa degli attacchi
Il clima resta però fortemente segnato dalla minaccia di una nuova escalation militare. Interpellato sulla possibilità di riprendere gli attacchi contro l’Iran, Trump ha dichiarato di essere «sempre» al lavoro su questa eventualità, mantenendo quindi aperta l’opzione militare nel caso in cui i negoziati non dovessero portare ai risultati richiesti da Washington.
Il presidente americano ha inoltre ribadito di ritenere che Teheran voglia arrivare a un accordo, ma ha giudicato le condizioni iraniane ancora lontane da quelle che gli Stati Uniti sarebbero disposti ad accettare. Trump ha affermato che la proposta avanzata dall’Iran sarebbe simile a quella che Washington avrebbe potuto accettare un anno fa, sostenendo che nel frattempo Teheran avrebbe assunto una posizione troppo rigida.
Araghchi: «Preferiamo la pace, ma siamo pronti alla guerra»
Da parte iraniana, Araghchi ha ribadito la volontà di mantenere aperta la strada diplomatica, nonostante il rifiuto americano dell’ultima proposta. Il ministro ha spiegato che Teheran continua ad attendere attraverso i mediatori una risposta ufficiale di Washington e che l’Iran resta disponibile a negoziare per arrivare a una soluzione.
Tra le condizioni avanzate da Teheran figura anche il ripristino della libera navigazione nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale del petrolio. L’Iran ha proposto di riaprire lo stretto e riprendere i negoziati sul nucleare entro una settimana nel caso in cui gli Stati Uniti revocassero il blocco navale, eliminassero le sanzioni sulle vendite di petrolio iraniano e venisse ripristinato un cessate il fuoco nella regione.
Araghchi aveva inoltre indicato la possibilità di sbloccare parte degli asset iraniani congelati, quantificati in circa 12 miliardi di dollari, nell’ambito del piano presentato attraverso la mediazione del Qatar. Washington ha però respinto la proposta, mentre i mediatori qatarioti hanno continuato a lavorare separatamente con le due parti per cercare modifiche al testo e ridurre le distanze.
L’esercito iraniano minaccia Trump e Netanyahu
A rendere ancora più teso il quadro sono anche le dichiarazioni delle forze armate iraniane, che hanno rivolto minacce dirette a Trump e al premier israeliano Benjamin Netanyahu. Il portavoce militare, generale di brigata Abolfazl Shekarchi, ha sostenuto che entrambi dovranno rispondere delle loro azioni anche dopo la fine della guerra e quando non ricopriranno più incarichi ufficiali.
Secondo Shekarchi, Teheran non intende dimenticare l’uccisione della Guida suprema iraniana e le vittime civili del conflitto. Il generale ha definito Trump e Netanyahu «assassini e criminali di guerra», sostenendo che il momento della loro punizione arriverà «prima o poi». La dichiarazione si inserisce in un quadro già caratterizzato da forti minacce reciproche e dalla possibilità, ancora esplicitamente mantenuta da Washington, di una ripresa delle operazioni militari.


