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Caso Regeni, Tajani difende il Cairo ma ora si apre il nodo dei risarcimenti

Pubblicato: 29/09/2026 07:08

La sentenza sul caso Regeni cambia il quadro dei rapporti tra Italia ed Egitto e mette il governo davanti a una questione politica e diplomatica che per anni era rimasta sospesa. Dopo la condanna di tre uomini degli apparati di sicurezza egiziani, il ministro degli Esteri Antonio Tajani prova però a circoscrivere immediatamente la portata del verdetto: «Non è stato condannato l’Egitto ma sono state condannate tre persone. Vedremo poi quello che succederà in secondo e terzo grado».

Una posizione prudente, che punta a separare le responsabilità individuali degli imputati da quelle dello Stato egiziano. Ma il problema per Palazzo Chigi è proprio questo: la giustizia italiana ha accertato il coinvolgimento di uomini della National Security egiziana nel sequestro di Giulio Regeni, aprendo inevitabilmente una nuova fase anche nei rapporti con il Cairo.

Il nodo dei condannati e la collaborazione dell’Egitto

La prima questione riguarda l’esecuzione delle condanne. Qualora il verdetto diventasse definitivo, l’Italia dovrebbe chiedere all’Egitto di collaborare per rendere effettive le decisioni dei giudici. È lo stesso Egitto che per anni non ha fornito gli indirizzi degli imputati e non ha consentito la regolare notifica degli atti, contribuendo a bloccare a lungo il procedimento.

Resta inoltre ancora aperto il capitolo delle responsabilità per le torture e l’omicidio di Regeni. Il processo ha ricostruito responsabilità precise sul sequestro, ma non ha individuato tutti coloro che parteciparono agli interrogatori, alle violenze e alla morte del ricercatore italiano. Restano quindi documenti, informazioni e nomi che Roma potrebbe tornare a chiedere formalmente alle autorità egiziane.

Anche l’eventuale appello dei tre condannati rischia di trasformarsi in un problema diplomatico. Per impugnare la sentenza gli imputati dovrebbero, in qualche modo, entrare nel procedimento italiano e rendersi raggiungibili dopo essere rimasti per anni sostanzialmente irreperibili agli occhi della giustizia italiana.

Se invece non venisse presentato ricorso e le condanne diventassero definitive, potrebbe aprirsi la strada a strumenti internazionali di ricerca e cattura, limitando drasticamente la possibilità dei tre uomini di lasciare l’Egitto.

La richiesta di risarcimento mette in difficoltà Roma e il Cairo

C’è poi una questione ancora più delicata: quella economica. Palazzo Chigi si è costituito parte civile nel processo e l’Avvocatura dello Stato ha chiesto un risarcimento di due milioni di euro, oltre a una provvisionale immediatamente esecutiva di almeno 500 mila euro.

La posizione italiana è fondata sul danno subito dallo Stato per la violazione del proprio diritto-dovere di tutelare la sicurezza dei cittadini italiani all’estero e per il danno arrecato al prestigio della Repubblica.

La condanna di uomini appartenenti agli apparati di sicurezza egiziani rende quindi inevitabile anche una discussione sulla possibile responsabilità dell’Egitto per il comportamento dei propri funzionari. Ed è proprio su questo terreno che la linea prudente di Tajani rischia di diventare più difficile da sostenere.

Negli ultimi anni, infatti, i rapporti tra Roma e il governo del presidente Abdel Fattah Al-Sisi si sono nuovamente rafforzati. Energia, immigrazione, sicurezza e Mediterraneo hanno riportato l’Egitto tra gli interlocutori strategici dell’Italia. Lo stesso Tajani è stato ricevuto recentemente dal presidente egiziano.

Per molto tempo la mancata collaborazione del Cairo aveva consentito di lasciare il caso Regeni in una sorta di limbo giudiziario e diplomatico. Ora una sentenza italiana ha stabilito responsabilità precise all’interno degli apparati egiziani. E per il governo italiano diventa molto più complicato separare completamente il processo dalle relazioni politiche con il Cairo.

Il vero banco di prova sarà capire se Roma continuerà a chiedere collaborazione giudiziaria, informazioni e risarcimenti con la stessa determinazione con cui li ha rivendicati davanti ai giudici. Perché dopo la sentenza, il caso Regeni non riguarda più soltanto il passato: torna direttamente al centro dei rapporti tra Italia ed Egitto.

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