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Morta Silvia Bernardocchi, moglie dello chef Giancarlo Perbellini: aveva combattuto contro un raro tumore

Pubblicato: 30/09/2026 14:51

È morta nella mattinata di mercoledì 30 settembre Silvia Bernardocchi, moglie dello chef veronese Giancarlo Perbellini, premiato con tre stelle Michelin. Da tempo combatteva contro una grave malattia, un colangiocarcinoma, raro tumore delle vie biliari che l’aveva portata ad affrontare anche un delicatissimo intervento chirurgico.

Commercialista di professione, Silvia Bernardocchi non era stata soltanto la compagna di vita dello chef: negli anni aveva avuto un ruolo importante anche nella crescita imprenditoriale del gruppo Perbellini, seguendone gli aspetti economici e affiancando il marito nelle decisioni più importanti.

Un legame personale e professionale che lo stesso chef aveva voluto ricordare pubblicamente nel novembre 2024, quando Casa Perbellini 12 Apostoli aveva conquistato la terza stella Michelin. Sul palco Perbellini aveva dedicato il prestigioso riconoscimento proprio alla moglie. A Silvia aveva inoltre intitolato uno dei menu degustazione del ristorante tristellato.

La scoperta del tumore e l’intervento di 12 ore

La malattia era entrata nella loro vita proprio nel periodo in cui arrivava uno dei riconoscimenti più importanti della carriera dello chef. A Silvia era stato diagnosticato un colangiocarcinoma, una neoplasia rara che interessa le vie biliari.

«È una montagna ripidissima che saliremo assieme», aveva raccontato nel dicembre 2025 parlando della battaglia affrontata insieme al marito.

Dopo la diagnosi, da Verona era stata indirizzata a Padova, dove aveva affrontato un intervento chirurgico particolarmente complesso, durato 12 ore. Durante l’operazione le era stato asportato circa il 60 per cento del fegato.

Quell’esperienza aveva profondamente segnato Silvia, ma l’aveva anche spinta a trasformare la propria storia personale in un impegno concreto per altre persone costrette ad affrontare la stessa malattia.

L’impegno nella Fondazione Colangiocarcinoma

Dal percorso di cura era infatti maturata la consapevolezza di quanto fosse difficile, davanti a una diagnosi di una patologia rara, riuscire a trovare rapidamente informazioni affidabili, individuare i centri specializzati e comprendere quali passi compiere.

Silvia Bernardocchi era diventata vicepresidente della Fondazione Colangiocarcinoma Ets, nata a Padova nel 2025 con l’obiettivo di sostenere la ricerca sulle patologie delle vie biliari e offrire assistenza e informazioni ai pazienti e alle loro famiglie.

La Fondazione era nata da un’idea del professor Enrico Gringeri, chirurgo dell’Azienda Ospedale Università di Padova, insieme alla manager Giorgia Scognamiglio.

«È fondamentale sapere dove andare subito, appena qualcosa non torna. Arrivare nei centri giusti fa la differenza. La prevenzione, per me, è soprattutto informazione», aveva spiegato Silvia.

«Capire da dove partire è difficile»

La propria esperienza le aveva mostrato direttamente quanto potesse essere complicato orientarsi dopo una diagnosi.

«Quando ho realizzato quanto poco si sappia di questo tumore e quanto sia difficile capire da dove partire», aveva raccontato, era maturata la decisione di impegnarsi nella Fondazione.

L’obiettivo non era soltanto quello di sostenere la ricerca, ma anche di fornire risposte alle esigenze più concrete di pazienti e familiari: «Sapere quali passi fare, come organizzare anche le cose pratiche: un alloggio, un viaggio. La Fondazione vuole dare risposte a tutto questo».

Anche i ristoranti del gruppo Perbellini erano stati coinvolti nell’attività di sensibilizzazione e raccolta fondi. In occasione di un evento organizzato a dicembre, una parte del ricavato era stata destinata proprio alla Fondazione.

Silvia aveva riassunto così il senso di quell’impegno: «Se anche cinque persone in più sapranno dove rivolgersi, avremo portato luce».

Un’attività portata avanti mentre continuava ad affrontare personalmente la malattia, sempre accanto al marito e alla famiglia. E proprio il legame con Silvia era stato più volte indicato da Giancarlo Perbellini come una presenza fondamentale non soltanto nella propria vita privata, ma anche nel percorso professionale che lo ha portato ai massimi riconoscimenti della cucina italiana.

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