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La grande città italiana in ginocchio: in migliaia senz’acqua, situazione gravissima

Pubblicato: 08/10/2026 17:09

Un’offensiva legale e istituzionale senza precedenti punta dritta ai vertici del Campidoglio per denunciare una crisi che sta sfinendo la popolazione della Capitale. Cittadinanzattiva Lazio ha formalmente inoltrato un atto di diffida indirizzato al primo cittadino Roberto Gualtieri, chiamando in causa per le rispettive competenze i componenti della giunta, i presidenti dei vari municipi, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera), l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) e i vertici di Acea Ato 2, la società incaricata della gestione dell’infrastruttura capitolina.

Al centro della dura contestazione c’è una «grave e persistente discontinuità nell’erogazione del servizio idrico» che penalizza pesantemente migliaia di residenti. Come sottolineato da Elio Rosati, segretario di Cittadinanzattiva Lazio, si tratta di «migliaia di famiglie in varie zone di Roma con grave e reiterata carenza e discontinuità nell’approvvigionamento idrico». Il quadro delineato dal documento appare drammatico: le erogazioni giornaliere sono talvolta limitate a sole due o tre ore, con rubinetti completamente a secco per intere giornate, provocando disagi enormi a fasce fragili come anziani, disabili e famiglie con minori. Un quadro che presenta evidenti profili di rischio sanitario, come ricordato anche dalla Asl Roma 2 che, richiamando le norme comunali, specifica come l’assenza di acqua potabile faccia decadere le condizioni di abitabilità.

Il nodo del regolamento e la posizione dell’azienda

Stando a quanto ricostruito nell’atto dall’associazione — che ha già promosso esposti e segnalazioni giudiziarie e all’Agcm — la radice della problematica risiederebbe in una revisione del regolamento d’utenza varata a novembre 2022. Secondo la denuncia, la società di gestione avrebbe sostituito i parametri nazionali, che impongono una spinta idraulica non inferiore a cinque metri dal solaio di copertura del piano più alto, con valori di piezometrica minima misurati direttamente al contatore situato al livello stradale.

Una scelta che, secondo quanto espresso dal capogruppo della Lega all’assemblea capitolina Fabrizio Santori tramite un’interrogazione, sfrutterebbe deroghe straordinarie trasformandole in regola, col risultato che «misurare la pressione al contatore a livello stradale azzera la spinta idraulica per i piani alti». A supporto di questa tesi si cita anche una pronuncia della Corte di Appello di Roma che ha riscontrato «il mancato rispetto dei parametri di pressione previsti dalla normativa nazionale vigente e quindi l’inesatto adempimento contrattuale di Acea Ato 2».

I vertici di Acea Ato 2 ribattono però con decisione fermando ogni addebito e sostenendo che «il servizio idrico nella Capitale, che serve oltre tre milioni di abitanti nel territorio della Città Metropolitana di Roma, è gestito nel pieno rispetto del vigente Regolamento di Utenza e delle previsioni contrattuali». Dal punto di vista dell’azienda, la conformità tecnica viene garantita rigorosamente al punto di consegna e le difficoltà di erogazione ai piani superiori dipenderebbero dalle condizioni degli impianti privati degli edifici più vecchi. La società sottolinea inoltre che la piezometrica minima «è stabilita e prevista dal Regolamento di Utenza, documento approvato da un organo di regolazione e controllo esterno al gestore», confermando comunque la massima operatività per supportare i condomìni e migliorare l’efficienza dei singoli distretti.

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